di Manuela 22 Giugno 2020
mensa

A Torino i lavoratori delle mense scolastiche sono scesi in piazza per protestare contro i mancati aiuti da parte del Governo. Privi di ammortizzatori sociali, molti di loro hanno ricevuto a marzo l’ultimo stipendio, fra l’altro di soli 2 euro. Ma non solo a Torino: anche a Firenze ci sono state proteste in tal senso.

Mentre a Torino sono scesi in piazza davanti al palazzo della Prefettura di Torino, a Firenze è stata piazza Santa Croce il palcoscenico di tanta rabbia. I lavoratori delle mense lamentano il fatto che il Governo ha dato bonus, biciclette, monopattini, bebè, vacanze… ma chi è che può andare in vacanza? E ribadiscono che i soldi sono stati dati a casaccio, cosa devono fare loro, mangiarsi il monopattino?

Molti di questi lavoratori sono donne con un reddito solo, spesso mamme con figli a carico e che non prendono neanche il FIS (Fondo di Integrazione Salariale). Germana Canali della Filcams Cgil ha spiegato che il problema è diffuso sia fra i lavoratori della ristorazione collettiva scolastica che di quella aziendale. Non hanno sostegni al reddito, gli ammortizzatori sociali spesso e volentieri sono assenti e non sanno neanche quando potranno tornare al lavoro (o se avranno un lavoro visto che si vocifera di eliminare le mense a favore del panino da casa o del panino da mangiare in classe, monoconfezionato). Molti di loro non hanno visto soldi dal FIS e le aziende non hanno anticipato nulla.

Da qui arriva la richiesta della Filcams Cgil: la cassa integrazione in deroga deve essere estesa anche a loro. Inoltre ci va una legge che modifichi il sistema degli ammortizzatori sociali.

Per quanto riguarda Firenze, alla protesta si sono aggiunti anche educatori, conducenti degli scuolabus e personale che solitamente si occupa degli alunni con disabilità. In questo caso sono tutti lavoratori considerati “essenziali”, ma che non vengono assunti dalle amministrazioni comunali, ma gestiti da cooperative che vincono i bandi per la gestione di tali servizi.

Sono tutti lavoratori precari: dinanzi a loro si prospetta il periodo di sospensione estiva, quando già normalmente non hanno retribuzione o copertura previdenziale. E ancora non sanno se a settembre torneranno a lavorare.