La sindaca, i vegani e gli agnolotti

Sabato sono stato a pranzo con la sindaca di Torino e la sua famiglia, suo marito e la loro bambina di mesi quattordici.

Il posto l’abbiamo scelto assieme e abbiamo puntato su una nuova apertura pop-posh di cui Dissapore vi ha già parlato: Hafa Storie è un ristorante a un passo dal mastodontico mercato di Porta Palazzo che fa cucina sia marocchina che piemontese e questa seconda è affidata alla sapiente consulenza di Christian Milone (una stella fresca fresca caduta sulla sua Trattoria Zappatori a Pinerolo).

Chiara Appendino e io siamo andati a mangiare assieme non perché siamo vecchi amici o compagni di partito: il fatto è che lei è la prima cittadina di Turìn e io un giornalista che si occupa di cibo (in quel caso, per conto di Repubblica).

E quando Appendino venne eletta, ci fu una notizia che fece il giro dei media del mondo: che Torino sarebbe diventata una città vegetariana (perché nel suo programma, la sindaca auspicava la diffusione del veganesimo e vegetarianesimo per la salvaguardia della salute e dell’ambiente).

Dunque sabato, a nove mesi dall’elezione, volevo capire se Torino fosse effettivamente diventata una città vegetariana, perché a me non pareva, visto che grazie al cielo vitelli tonnati e brasati non mancano.

Lei mi ha risposto che c’è stato un qui pro quo: che non vuole Torino vegetariana ma veg-friendly, cioè un posto dove chi non mangia carne o prodotti animali si senta ben accolto. Che non vuole assolutamente rinunciare alle tradizioni, ma che bisogna mangiare la carne buona, non allevata intensivamente. E me l’ha detto gustandosi una tajine.

Io in fin dei conti sono d’accordo: viva i vegetariani, viva i vegani, venite a Torino che ci son un sacco di bei posti per i vostri gusti.

Vorrà dire che rimarranno più agnolotti per me.

Luca Iaccarino

21 marzo 2017

commenti (14)

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  1. La salvaguardia della salute e dell’ ambiente in questa sporca e inquinata maleolente città avrebbe bisogno di ben altro il vegan friendly.

    1. Ot. Per favore, abbandona la città: continuerà ad essere sporca, inquinata e maleolente, ma forse meno tetra e piagnona.

  2. Il sindaco Appendino dovrebbe ricordare ciò che era contenuto nel «Programma di governo per la Città di Torino 2016-2021» approvato durante la prima seduta del consiglio comunale.
    e cioè:
    «La promozione della dieta vegana e vegetariana sul territorio comunale come atto fondamentale per salvaguardare l’ambiente, la salute e gli animali».

    dove è il vegan-friendly? questa è promozione di una dieta che, come già detto fino alla nausea, è tutto da dimostrare che faccia bene o comunque meglio di una dieta onnivora.

    e meno male che ha già annunciato che non si ricandida.

  3. LA sindacA,i vegani e gli agnolotti.
    Meno male che ci sono almeno gli agnolotti in questo titolo .

  4. Torino sta diventando Sciura friendly. Un buon retiro per anziani ricchi che vogliono poca vita notturna perché vanno a letto presto. In 10 anni ha perso 100 mila abitanti soprattutto giovani.

  5. Al netto di tutte le critiche prettamente politiche, non mie ma di cittadini torinesi, certe aperture mi lasciano molto amaro in bocca. E non è il sapore di un buon digestivo sabaudo.
    Mi chiedo semplicemente come una città, come anche un singolo ristorante o un locale tuttofare dalla-colazione-al-dopocena, possa mettersi la “stelletta” di Vegan-Friendly. Quando buona parte dei Vegan sono tutto meno friendly nei confronti di chi non la pensa come loro. I vegani, purtroppo, sono in buona parte integralisti snob e anche spocchiosi, per nulla disponibili ad ascoltare le opinioni altrui.
    Perché mai dovrei essere “friendly” con qualcuno che mi considera, se va bene, una sottospecie di squallido beota nonpensante?

  6. La salute dei cittadini dovrebbe essere l’impegno primario del Sindaco di Torino come massima autorità sanitaria.
    Se poi la cittadina piu’ importante ritiene di dover promuovere certe linee di condotta voglio sperare che lo faccia sulla base di dati scientifici e non sulla spinta del consenso elettorale del suo partito.

  7. Città veg-friendly mie sembra una buona idea. Sia per noi, perché non si ha sempre voglia di mangiare brasato e stinco e fassona battuta al coltello e fritto e bollito misto e agnolotti e vitello tonnato. 😀
    Sia per i turisti, perché da vegetariani/vegan sapere che troverai un’ampia scelta di cibo per te attira come un’oasi nel deserto!

    1. Per curiosita…. ma se una città non è vegan friendly non trovi roba vegetariana/vegana?

      C’è gente che evita delle mete turistiche perché non sono vegan friendly?

    2. Finché non provi a viaggiare da vegetariano/vegan o insieme a vegetariani/vegan non ti rendi veramente conto di quanta poca scelta ci sia normalmente nei menu “tradizionali”. O quanto atroci siano in media verdure e contorni nei locali del centro-nord. 😀
      Evitare una meta turistica in base al cibo penso che non capiti quasi mai. Però scegliere o preferire una meta turistica o una tappa intermedia principalmente in base al cibo che sai che troverai…assolutamente sì!
      Ed è vero per curiosi e golosi, quanto per vegetariani/vegan (facendo parte della prima categoria e avendo fatto parte delle altre due, parlo prima di tutto per esperienza personale, ma anche di molti altri!)

    3. ma quindi, a parte dirlo, in che modo i ristoratori di torino saranno indotti a offrire un’alternativa vegana nei loro menù?

  8. Lungi da me essere benaltrista, ma tra la miriade di interventi e piani di sviluppo futuri, come ad esempio investire seriamente in cultura e accoglienza, questa è un’altra di quelle cose totalmente inutili, frutto di un movimento inutile e di un sindaco che si sta rivelando capace come il movimento dal quale proviene. In quattro anni torneremo ad essere la Biella del Piemonte pre-2006, però almeno saremo veg friendly.

  9. Nella mia lunga esperienza di cucine da incubo, girate soprattutto per lavoro, ho notato difficoltà a trovare cibo che non fosse a base di carne.
    Il 90% dei menu delle trattorie chiamate tradizionali è a base di tagliatelle, paste ripiene (sempre carne), scaloppine, brasati, arrosti, bolliti, la verdura spesso è limitata ai contorni.
    Tralasciamo la qualità, ma una maggiore sensibilità verso chi sceglie di non mangiare carne, o anche solamente non voglia mangiarla ogni giorno, non mi sembra criticabile.
    Probabilmente serve un po di creatività ed una voglia di cambiare, carente in questi locali.

    Che debba essere il comune di Torino a farlo invece… mi lascia perplesso.

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