Che Donald Trump usasse i dazi non tanto come strumenti alla luce di una strategia internazionale ben definita ma più come premi e castighi a seconda delle simpatie e degli umori del momento, lo avevamo capito da tempo. E la visita di Re Carlo e della Regina Camilla deve aver proprio colpito il tycoon che, con la sua solita, personalissima etichetta, agli antipodi dell’affettazione della corte britannica, ha deciso di premiare la corona eliminando le tariffe sul whisky scozzese.
Un entusiasmo davvero incontenibile, quello dell’Hall of Famer WWE, tanto da non aver nemmeno aspettato che i reali inglesi fossero rientrati nei loro palazzi, comunicando la decisione attraverso i social, da cui anche le stesse teste coronate devono averlo scoperto, nemmeno rientrati dai quattro intensi giorni trascorsi tra Washington, New York e la Virginia.
“In onore del re e della regina”

“In onore del Re e della Regina del Regno Unito, che hanno appena lasciato la Casa Bianca, presto diretti verso il loro meraviglioso Paese, rimuoverò i dazi e le restrizioni sul whisky riguardanti la capacità della Scozia di collaborare con il Commonwealth del Kentucky su whisky e bourbon”. Così Trump ha annunciato una notizia enorme per l’industria scozzese, che nell’ultimo anno ha arrancato parecchio, perdendo circa 4 milioni di sterline a settimana a causa di queste tasse sulle esportazioni verso il suo mercato principale.
Il presidente sembra essere rimasto sinceramente colpito dalla visita reale, tanto da ammettere che “Il Re e la Regina mi hanno spinto a fare qualcosa che nessun altro è stato in grado di fare, senza quasi nemmeno chiedere!”. Più tardi, parlando con i giornalisti nello Studio Ovale, ha ribadito: “Ho appena tolto tutte le restrizioni, così la Scozia e il Kentucky possono ricominciare a fare affari. E l’ho fatto in onore del Re e della Regina che se ne sono appena andati”.
Al di là della cortesia diplomatica, c’è anche un legame produttivo molto stretto tra le due nazioni: Trump ha infatti sottolineato l’importanza del commercio delle botti di legno utilizzate per l’invecchiamento, uno scambio dai numeri importanti, con l’industria dello scotch che importa ogni anno circa 200 milioni di sterline di botti usate proprio dal Kentucky per far maturare i suoi preziosi distillati.
In Scozia, come era lecito supporre, la notizia è stata accolta con un entusiasmo travolgente. Il Primo Ministro John Swinney ha celebrato il risultato: “Come primo ministro, ho fatto della mia missione fare tutto il possibile per eliminare i dazi statunitensi sul nostro whisky”. Ha poi voluto rendere merito al sovrano, aggiungendo: “Esprimo i miei ringraziamenti al presidente per aver ascoltato e agito per revocare i dazi. E la Scozia è grata a Sua Maestà il Re per il ruolo chiave che ha svolto in questo straordinario successo”.
Anche da Buckingham Palace è arrivato un segnale di distensione. Un portavoce ha riferito che “Il Re invia la sua sincera gratitudine al presidente e berrà un bicchierino alla premura del presidente”. Sembra proprio che, laddove i negoziati politici avevano faticato per mesi, sia bastato un tocco di diplomazia reale per sbloccare la situazione e permettere ai produttori di scotch di tirare finalmente un sospiro di sollievo, e che i rappresentanti delle altre nazioni prendano appunti.

