di Luca Iaccarino 16 Maggio 2018

Vedi che a volte l’internet serve. Passeggiando per Facebook, mi fisso su una foto postata da un’amica.

Rappresenta una confezione contenente una roba strana. All’inizio mi sembra un attrezzo medico. Poi leggo bene e capisco: è una capsula di acciaio delle esatte dimensioni di una pastiglia della Nespresso. In dotazione c’è poi un imbutino per versarci dentro il caffè. La produce un’azienda austriaca che si chiama EZA (infatti l’amica vive in Austria).

Dai commenti al post, scopro che sono diverse le ditte che producono cose del genere. Finisco così su Amazon e ce n’è assai, tutti con prezzi che vanno dai 10 ai 20/30 euro.

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Ora. Io non ho la macchinetta a casa: come già scrissi, uso con grande soddisfazione la moka. La moka mi piace: è un modo diverso di bere il caffè dall’espresso che, tra l’altro, non è nemmeno il modo migliore di consumarlo.

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Però mi piace quest’idea di trovare un sistema per bypassare il “sistema”: ho sempre considerato le capsule non un modo per offrire l’espresso a casa ma uno straordinario strumento di marketing per vendere il caffè a dieci volte tanto.

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Se con questo imbutino e la capsuletta riutilizzabile si ottenesse lo stesso risultato della cialda, mi sembrerebbe un’ottima idea.

Tuttavia immagino che non avrà nessun successo: chi usa le capsule più di tutto vuole avere il caffè in fretta senza menate, senza mettersi lì a smanettare.

Gente: stiamo andando verso un mondo in cui si comprano le arance già sbucciate.

Non so se mi spiego.