di Caterina Vianello 28 Maggio 2018

A Venezia, questa è la settimana della Biennale di Architettura numero 16. Al centro dell’attenzione dovrebbero esserci padiglioni, architetti e feste esclusive.

Invece si parla ancora di turisti che pagano cifre indecenti.

Questa volta non per aver mangiato spaghetti precotti, pesce surgelato o pizze gommose, ma per una colazione consumata al bar “Da Gino” in zona Accademia, costata 33 euro. La denuncia arriva da un cliente, che ha pubblicato su Facebook lo scontrino incriminato.

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Se 33 euro per una colazione farebbero immaginare un gruppetto di avventori, il dettaglio chiarisce meglio la vicenda: tre persone hanno ordinato altrettante brioche, 2 cappuccini e 3 caffè macchiati.

A essere contestati, ovviamente, sono i prezzi: 3 euro a caffè, 5 euro a cappuccino, 2,80 euro a brioche.

Il protagonista dell’episodio, che risale a venerdì scorso, intervistato da la Nuova Venezia si chiede come possa costare un cappuccino 5 euro: “Tra l’altro per ordinarlo sono dovuto andare al banco poiché non arrivavano a prendere l’ordine! Il cameriere mi ha detto che non ho letto il menù. Beh, non è che per bere un cappuccino di solito si legge il menù”.

Stringente la logica del proprietario del bar “Da Gino”, che ha risposto così: “C’è il listino prezzi e non obblighiamo nessuno a sedersi. Al banco l’espresso costa 1,10. I prezzi più alti per il plateatico e il servizio ‘da seduti’ sono necessari per stare aperti e dare un servizio di qualità. Ci sono le materie prime scelte, c’è il costo del plateatico, ci sono i camerieri da pagare, tutto personale competente”.

A scorrere le recensioni su Tripadvisor, le lamentele dei clienti per i prezzi elevati sono piuttosto frequenti. Cifre che tuttavia non raggiungono quelle dell’Osteria “Da Luca”, dove a gennaio scorso 4 turisti giapponesi hanno pagato 1.143 euro per quattro fiorentine, due bicchieri di vino e una frittura mista.

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Sul bar “Da Gino” l’utente di TripAdvisor Silvia G ha scritto:

“Mai più. Pensavo di avere trovato un posto per la pausa pranzo e invece non ci andrò mai più! Variano i prezzi in base alla clientela, se gli parli in dialetto veneziano allora prezzi normali, al contrario ti fanno pagare cifre assurde, anche il doppio!!!

Più articolato il commento di Pasquale C:

”Per fortuna che eravamo con un amico del proprietario!! Unico locale della zona aperto dopo le 22:00, per far mangiare gli ospiti arrivati tardi siamo entrati.. Il menu riportava chiari i prezzi, pertanto siamo andati sui taglieri, costo 20 euro per un etto di Parma (valore di mercato 2,5€ circa) 200 g di mozzarella di bufala (a Venezia consideriamo 5€). Due carciofi sott’olio (1€ perché siamo a Venezia ). Totale valore del tagliere 8,5€ (ricarico di oltre il 100%). Coperto 3 euro a testa per un etto di pane e qualche grissino. Giudizio sul cibo. Prosciutto: buono. Mozzarella: discreta considerato che quella di bufala dopo 48 ore perde tutto il suo sapore .. Carciofi: mangiabili. Giudizio complessivo: troppo caro!!!!! Non si può lavorare così… ma comunque c’è sempre la libertà di non entrare .. “

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Insomma, sul web e sui giornali si continua a scrivere dei locali Venezia solo per i prezzi alti e le tariffe spennaturisti. Possibile che girare al largo da certi locali, o almeno provarci, sia l’unica difesa a disposizione di turisti e non residenti?

[Crediti: Nuova Venezia]