di Caterina Vianello 10 Aprile 2018

Ha ceduto anche Francesco “Checco” Zorzetto. Quel pezzo di storia della cucina tipica veneziana che è la Cantina di San Felice a Cannaregio, per tutti l’osteria da Checco –dal nome del suo gestore– ha una nuova proprietà.

Cinese.

Anzi, secondo il Gazzettino, i cinesi hanno comprato l’intera palazzina che, sopra l’osteria famosa per cicchetti e piatti di pesce, ha anche delle camere.

Prima dell’osteria da Checco, un’altra nota trattoria, la Fiaschetteria Toscana, è stata trasformata in un Burger King.

Sono sempre di più i veneziani che, tentati da cospicue offerte straniere, cedono osterie storiche, trattorie e ristoranti. Non è un mistero che il settore attraversi un periodo buio in città e, di sicuro, i conti sanguinosi e le ripetute truffe ai danni dei turisti non aiutano.

L’autocritica arriva sotto forma di intervista anonima (non online) data da un ristoratore veneziano al Gazzettino che rivela particolari interessanti per capire chi sono i veri colpevoli della crisi senza fine dei ristoranti veneziani.

I ristoratori veneziani

L’accusa del ristoratore, seppure in forma anonima, è senza mezzi termini: “I veneziani hanno molto lucrato anni fa, quando sono arrivati i primi turisti, tanto da aver inventato il ‘conto amico’, ovvero il doppio prezzo per veneziani e turisti, cosa che hanno imparato prestissimo i ristoratori stranieri.

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“Tutto funziona come 40 anni fa: si deve sottostare al potere dei portieri d’hotel, che decidono le fortune di un ristorante su percentuali che variano dai 5 euro a coppia in su. I portieri prendono soldi da vetrerie, taxi, gondolieri. Chiedono soldi anche le guide turistiche, gli organizzatori di eventi, i tassisti, i gondolieri…

A loro volta, anche i ristoratori possono chiedere denaro ai tassisti chiamati per i clienti” o agli organizzatori di eventi. La tariffa? Il 10 per cento.

Un sistema disinteressato alla promozione del Dna gastronomico veneziano e difficile da scalfire perché tutti ci guadagnano e vogliono continuare a farlo.

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E chi dovrebbe controllare che le regole igieniche o di conservazione degli alimenti vengano rispettate spesso se ne dimentica.

I compratori cinesi

“Gli stranieri, cinesi o albanesi”, afferma il ristoratore anonimo, “comprano sempre più attività, perché hanno meno costi dei ristoratori seri. E cercano posti dove ci sia molto passaggio per cui lavorano con la massa”.

Le alternative non ci sono perché “mancano italiani che investono, men che meno veneziani”, la sola soluzione è vendere ai cinesi. Dimenticate le leggendarie valigie piene di contante con cui si facevano affari un tempo: ora in laguna sono sbarcati “i cinesi di Prato” che, non guadagnando più come un tempo si spostano a nord, investendo in bar, ristoranti e negozi.

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”Loro sono più ‘tosti’: guardano il locale, valutano e se interessa ti dicono ‘lo vogliamo’. Non vanno per il sottile: i soldi li hanno e comprano passando per intermediari, agenti immobiliari, commercialisti. Alcuni hanno molti contanti, ma la valutazione è legata al numero dei coperti, al plateatico. Arrivano, comprano, mettono avanti camerieri italiani, ma alla cassa c’è sempre un cinese”.

Investimenti accurati e ragionati, con una selezione strategica dei locali, in base a capienza e posizione, che consenta di massimizzare i profitti.

Viene da chiedersi se l’assenza di italiani e veneziani disposti a investire non dipenda dal costo esorbitante degli affitti: e se ci si accontentasse di guadagnare meno, affittando a veneziani che intendano mantenere attività “storiche” in continuità con il passato?

I turisti invasori

Impazza il mordi e fuggi, che scarica in città masse di turisti interessate a vedere le attrazioni principali nel minor tempo possibile, concentrandosi tra Piazza San Marco, Rialto e Riva degli Schiavoni.

“Turisti che lasciano poco o niente, mangiano quello che capita, senza fare caso alla qualità. E hanno paura delle fregature”.

Ecco allora le famigliole attrezzate con schiscette e fornelletti da campo, panini fatti in casa e termos. Ecco l’ondata di kebab e take away dove mangiare —male— cercando di spendere poco.

moeche

Del resto, facciamo due conti. Se il solo il biglietto dei vaporetti costa 7.50 euro (e dura 75 minuti) è facile capire che una giornata in laguna per una coppia con figli al seguito non è certo economica.

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E allora? Dobbiamo rassegnarci a guardare con sospetto la città più bella del mondo? Continuamente assillati dai turisti e costretti a mangiare spaghetti precotti, pesce surgelato e pizze gommose pagando cifre indecenti? A masticare amaro dopo l’ennesima truffa a danno dei clienti?

Ci sono ristoratori onesti in città, che puntano tutto su tradizione vera e ricerca. Gli altri però, categorie economiche comprese, qualche domanda sul futuro di Venezia dovrebbero farsela.

[Crediti: Il Gazzettino]