di Manuela 26 Agosto 2020
Enoteca Pinchiorri

Torniamo a parlare di vino: l’Enoteca Pinchiorri di Firenze ha ritenuto opportuno chiarire il perché dell’asta di parte della sua cantina. Nonostante Giorgio Pinchiorri avesse già ribadito a Il Messaggero che la crisi economica legata all’epidemia da Coronavirus non c’entrasse nulla con l’asta, oggi è stato necessario diramare un nuovo comunicato stampa per ribadire il concetto.

In realtà Pinchiorri aveva specificato che Zachy’s (la casa d’aste che si occuperà della vendita delle 2.500 bottiglie di vino della sua collezione) li aveva contatati prima dell’esplosione della pandemia e che il motivo per cui avevano accettato era esclusivamente di “immagine”. Solo che la maggior parte della stampa italiana continua a insistere che il motivo sia la crisi economica legata alla pandemia, per cui Pinchiorri ha dovuto chiarire ancora di più il concetto.

Il comunicato esordisce spiegando che la notizia della prestigiosa asta di Zachy’s con una selezione di vini della cantina di Enoteca Pinchiorri ha suscitato non solo parecchio interesse fra i collezionisti di tutto il mondo, ma ha anche creato qualche prevedibile equivoco con la stampa.

Giorgio Pinchiorri ha ricordato di aver cominciato a vendere vini nel 1972, mentre l’Enoteca Pinchiorri è stata aperta poi nel 1979 insieme alla sua Annie. Ovviamente durante tutto questo periodo di tempo ci sono stati alti e bassi: nel 1992 la cantina subì un incendio, nel 2004 perse la terza stella Michelin (salvo poi riconquistarla nel 2008, caso unico nella storia della Guida), nel 2008 ci fu la crisi finanziaria e adesso la crisi da Covid-19.

Nonostante tutto, però, l’Enoteca continua ad esserci e si distingue per tre cose: la cucina nelle mani di Riccardo, il servizio con Alessandro e i vini dove con Ivano continua a fare quello che sta facendo dal 1972, cioè li compra e li vende.

Giorgio ammette che il Covid-19 ha delle colpe, ma non bisogna attribuirgli anche quelle che non gli competono: alcuni giornali hanno titolato che l’asta è legata alla crisi economica da Coronavirus, ma nel caso dell’Enoteca non è così. Con garbata ironia, Giorgio spiega che anche un astemio potrebbe immaginare che per organizzare un’asta di tale portata ci vadano mesi e mesi di preparazione, anche solo per scegliere i vini, quanti e a quanto metterli.

E’ dall’inizio del 2019, uno degli anni migliori per l’Enoteca, che tanno organizzando due grandi eventi destinati a rimanere nella storia del vino e l’asta è proprio uno di questi. Era stata organizzata prima della pandemia, il Covid-19 in questo caso non c’entra nulla.