Visto che non facciamo più figli, Tetrapak punta a cani e gatti

L'industria del packaging prende atto dei cambiamenti demografici, e agisce di conseguenza.

Visto che non facciamo più figli, Tetrapak punta a cani e gatti

I carrelli della spesa stanno cambiando: in Italia si vedono sempre meno prodotti per l’infanzia e sempre più buste di croccantini e scatolette per cani e gatti, e se pensate che si tratti solo di un’impressione, sappiate che giganti del packaging come Tetra Pak ci stanno facendo i conti, strutturando di conseguenza le loro strategie aziendali.

Paolo Maggi, managing director e president Tetra Pak South Europe, ha spiegato ai microfoni del Sole 24 Ore che il 2025 è stato “un anno abbastanza complicato, soprattutto per le difficoltà dovute al calo dei consumi”, ma l’azienda punta comunque a chiudere con “risultati in linea con l’anno precedente”. Il vero nodo della questione è però il calo demografico che sta colpendo duramente il nostro Paese, e Maggi ha analizzato la situazione con molta chiarezza, sottolineando come le aziende debbano adattarsi a una popolazione che cambia.

Più pet food e meno prodotti per l’infanzia

pet food

Secondo il manager, “Come i nostri clienti, anche noi siamo abbastanza esposti alle dinamiche dei consumi, trasversalmente alle categorie merceologiche. Per esempio, nel 2025 abbiamo risentito molto del calo demografico: alla fine dell’anno si è arrivati con circa 320.000 nascite in meno rispetto al 2024, quindi è chiaro che molti dei nostri partner cercano crescita in categorie alternative e il pet food è una di queste”.

In pratica, dove mancano i neonati, arrivano gli animali domestici: in Italia se ne contano circa 25,5 milioni, un numero che rappresenta una prateria di opportunità per chi si occupa di confezionamento. Per intercettare questo mercato, il gruppo ha puntato su Tetra Recart, un contenitore a base carta pensato per i cibi solidi che ha permesso all’azienda “di entrare in alcune categorie nelle quali prima non eravamo presenti: dal pomodoro alla frutta, dalla carne al pesce, fino al cibo per animali”.

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Questa strategia non è solo una questione di numeri, ma anche di logistica e ambiente. Prosegue Maggi: ”A fronte di un calo delle nascite c’è un aumento molto interessante di animali domestici, credo che in Italia ce ne siano circa 25,5 milioni, per cui è chiaro che avere una soluzione di packaging che offra caratteristiche di sostenibilità e di innovazione, oltre ad essere estremamente competitiva per il trasporto, la logistica e lo stoccaggio, apre delle porte molto importanti”.

Un piano ambizioso, che richiede innovazione. L’azienda investe tra i 400 e i 500 milioni di euro in ricerca e sviluppo a livello globale, di cui “100 milioni sono destinati all’innovazione sostenibile e 40 milioni alle attività di sviluppo nell’area della raccolta, selezione e riciclo dei materiali. Cifre confermate anche per l’anno in corso”. L’obiettivo per il futuro è arrivare al 2030 con confezioni fatte al 90% di carta.

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In Italia, che è già un esempio virtuoso per il riciclo, la prossima novità arriverà nel 2026, quando verrà introdotto un nuovo contenitore dove l’alluminio sarà sostituito da una barriera a base carta. L’idea, come spiega Maggi, è quella di «arrivare a una percentuale di raccolta superiore al 55% dei materiali investiti sul mercato, mentre per l’innovazione l’ambizione è quella di arrivare al 2030 con dei contenitori che siano il più sostenibili possibile, con una percentuale di carta all’interno intorno al 90%».

Insomma, il futuro del packaging in Italia sembra essere sempre più votato all’ambiente, e a misura di animali domestici.