Ma che bello il cartello che il gestore di un bar di Chioggia ha scritto ai ladri, che gli sono entrati la quarta volta nel locale rubandogli questa volta l’affettatrice.
Noi non lo sappiamo se sia ironia o gentilezza, se sia bontà d’animo o disperazione. Noi sappiamo che vorremmo più cartelli così, in ogni caso. Pacati, speranzosi, educati. Perfino di fronte all’ennesimo furto. Perché di reazioni – più o meno giustificate – dopo un furto in negozio ne abbiamo viste tante, negli anni. Ahimé, questo significa anche che le spaccate, o le rapine, sono tante (pure per i super chef come Massimo Bottura, per dire), e sono un danno enorme, non solo economico ma anche emotivo, per chi le riceve. E non lo mettiamo in dubbio. Quindi ci sta che la prima reazione sia quella della rabbia, e pure che continui a esserlo anche in un secondo momento. Ci sta meno, giusto per dirne una, pubblicare sui social i video o le foto delle telecamere di sorveglianza, come abbiamo visto fare troppe volte: quello no che non si può fare, e lo dice la legge, mica noi.
Ed è proprio perché le reazioni di rabbia sono comprensibilissime che il cartello del bar di Chioggia assume un significato ancor più bello, che ci fa sperare in un mondo migliore, in cui magari ci si arrabbia pure, ma poi si fa un passo indietro.
E sì, se anche il ladro non si facesse vivo dopo aver letto il messaggio del gestore del bar Mora, Matteo Boscolo Bragadin, ci piacerebbe moltissimo che a premiarlo per la sua pacatezza arrivasse una gara di solidarietà, come era successo per la macchina del gelato di Giovanna Musumeci.
Cosa dice il cartello del bar di Chioggia?
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Intanto, un po’ di contesto: nella notte tra il 30 e il 31 agosto, i ladri entrano per la quarta volta in un anno al Bar Mora di Sottomarina, a Chioggia, e rubano per la seconda volta l’affettatrice, che già il gestore aveva dovuto ricomprare dopo un furto. Rubano anche dei gelati e delle caramelle, e pure una bottiglia di whisky, e manco la più buona che c’era nel locale.
Fatta la conta dei danni e della refurtiva, Matteo Boscolo Bragadin cosa fa? Scrive un cartello rivolto ai ladri.
“Questa notte mi hai rubato l’affettatrice”, scrive. “Te la ricompro, stesso prezzo come nuova. Fammi sapere come posso fare. Se io non lavoro, tu non troverai più nulla da portare via. Se ti servono soldi, posso offrirti un lavoro”. Il tutto viene postato anche sui social del locale, accompagnato da una “letterina” virtuale. “Caro amico ti scrivo. Oltre ad avermi rubato l’affettatrice (provvista di matricola e perfettamente rintracciabile), hai pensato bene di svuotare anche il frigo dei gelati e tutto l’espositore delle caramelle.
Se mangerai tutta sta roba penso avrai qualche problema di peso e di diabete. Anche in questo caso posso aiutarti con ottimi medici per curarti la glicemia. La cura te la posso suggerire io, a casa siamo ormai degli esperti.
Probabilmente ti servirà anche un buon dentista. Il mio è molto bravo, anche se un po caro, ma te lo consiglio
Penso che per la fretta non ti sei accorto di aver preso la bottiglia di Glen Grant 5 anni, invece di quello invecchiato 10 anni proprio accanto (forse per il buio).
Se passi ti offro un caffè, e molti dicono essere molto buono, così ti faccio assaggiare il Glen Grant 10 anni che è molto gustoso e mi spieghi che problemi hai dalla vita.
Con stima
Il tuo datore di lavoro
Nonché benefattore”.
Ora. Non siamo stupidi, l’ironia è chiara. Ma i toni sono quelli che leggete, e sotto sotto siamo certi che se il ladro si pentisse, e tornasse con la coda tra le gambe riportando l’affettatrice e chiedendo scusa, Matteo Boscolo Bragadin gli offrirrebbe davvero un lavoro, o quantomeno un caffè.
Almeno, ci piace pensare così.