Zverev è stato rimbalzato dal ristorante, ma lo scandalo è in come sono andate le cose

La figuraccia del sushi bar Zuma che rimbalza il tennista Zverev al ristorante, a ben guardare, è quella di una persona soltanto, e non è di certo il personale del locale.

Zverev è stato rimbalzato dal ristorante, ma lo scandalo è in come sono andate le cose

Ce li immaginiamo soltanto, i camerieri di Zuma, ristorante sushi chic di Roma che ieri hanno rimbalzato all’ingresso Alexander Zverev, rei di non aver riconosciuto il tennista numero tre al mondo e non avergli steso il tappeto rosso. Ce li immaginiamo mortificati, oggi che sono finiti su tutti i giornali, fustigati per la loro ingenuità e per la loro scarsa conoscenza del mondo del tennis.

A loro, tutta la stampa dà la colpa di aver fatto fare al ristorante una enorme “figuraccia”, nei casi più blandi una gaffe, lasciando ad aspettare fuori un tavolo d’onore di quelli che indubbiamente tutti i ristoranti vorrebbero avere, con uno dei super sportivi presenti agli Internazionali BNL d’Italia che chiedeva solo di mangiare del sushi per riprendersi dalle fatiche agonistiche.

La “figuraccia Zverev”, rimbalzato dal ristorante

A raccontare l’episodio, che a ben guardare sembrerebbe del tutto ordinario ma che invece, evidentemente, è degno di nota per la sua assurdità, è Andrea Ruggieri, ex deputato di Forza Italia, che interviene al podcast TennisTalker per raccontare una scena “incredibile” vista in prima persona.

Ruggieri racconta di essere andato a cenare in terrazza da Zuma, e di aver trovato Zverev con suo fratello Misha e una terza persona fuori dalla porta, rimbalzati all’ingresso dal personale che (cit.) non aveva capito che stava facendo una “figura demmerda”. Con l’inglese dall’accento romano, racconta Ruggieri, il buttafuori gli spiegava che non poteva farli entrare perché non avevano una prenotazione. Insomma, Dio non voglia, li trattava come clienti comuni. Al che Andrea Ruggieri si fa carico di questi poveri tre rimbalzati come persone qualunque e li porta dentro con sé, forte della sua prenotazione.

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Ce lo immaginiamo proprio, mentre lo racconta, fiero di questo suo gesto impavido e di aver spiegato al buttafuori come ci si deve comportare. Ma all’improvviso, ecco un secondo livello di sbarramento, a cui si presenta “una squinzia” che, poretta, voleva anche lei fare solo il suo lavoro, mica finire sui giornali e in un podcast presa in giro e sostantivata come smorfiosetta di quartiere, tipo chissà cosa ci hanno visto in lei per farla lavorare in un posto così.

Bene, la squinzia, che si merita pure il verso in stile Jessica di Viaggi di Nozze, si permette di mettere in discussione la prenotazione di Ruggieri, che era per due persone, quando invece alla porta si presentano in cinque. Sia mai. D’altra parte “è lunedì sera, chi vuoi che ci sia”. Su, squinzia, fai il tuo lavoro da brava, e fai passare questi cinque uomini di potere, sticazzi per quanti è la prenotazione. E lei niente, insiste a essere professionale, con quella sua vocetta fastidiosa, e a verificare se si possa o no allargare la prenotazione da due a cinque.

Pensa che Zverev (che è “un figo della Madonna”, come vuoi non farlo passare?), racconta Ruggieri, è lì, “gentilissimo, educatissimo, imbarazzatissimo”. E vai a spiegare a Ruggieri che forse è imbarazzato più per il suo tentativo di imbucarlo con insistenza che per il comportamento della squinzia.

I vip entrano prima o no?

Ora. Al di là dell’enorme cattivo gusto con cui tutta questa scenetta viene raccontata, una domanda resta: i Vip al ristorante hanno diritto a un trattamento di favore o no? Perché oggi siamo tutti a deridere lo staff di Zuma che non ha riconosciuto Zverev e la squinzia che si è permessa di verificare se c’era posto per tre persone non prenotate, ma se le cose fossero andate diversamente probabilmente saremmo a indignarci perché un tennista di fama internazionale era passato davanti a un comune mortale nella lista delle prenotazioni al sushi bar con vista su Roma.

Ovviamente, facciamo salvo il fatto che qualunque ristorante sarebbe felice di avere una superstar al tavolo. Un personaggio famoso, famoso vero, dà luce al locale, ed è motivo di vanto. Quindi va da sé che è interesse di tutti fare in modo di accontentarlo, e di farlo sedere anche se non ha una prenotazione. Altra cosa però è pretendere che ciò avvenga, come se fosse cosa dovuta. Se il posto non c’è, e se il sistema prevede che la prenotazione sia obbligatoria, è così assurdo che i dipendenti cerchino di farlo rispettare, facendo quello per cui sono pagati?

Ecco, magari un po’ di elasticità è gradita, ma non si può dare per scontato che un buttafuori riconosca uno Zverev in borghese, e neanche che si arroghi il diritto di decidere di fare con lui un’eccezione rispetto a quanto gli è stato detto di fare da chi gli paga lo stipendio. E ci piace sapere che, prima dell’intervento di Ruggieri, il campione di tennis stava elegantemente e diligentemente attendendo il suo turno, senza sfoderare con arroganza il suo presunto diritto a una corsia preferenziale.

D’altra parte, è una grande verità che l’educazione si vede, e tanto, anche da come ci si comporta al ristorante.