di Giorgia Cannarella 11 Marzo 2013
cinghiali, radioattivi

Quante volte abbiamo detto che, rispetto agli animali di allevamento, è preferibile mangiare quelli alimentati in modo naturale e cresciuti liberi tra boschi e pascoli. A quanto pare, tuttavia, anche così potrebbe capitarci una bella forchettata di radiazioni, visto che sono state trovate tracce di Cesio 137 in 27 cinghiali uccisi in Piemonte.

I 27 cinghiali, abbattuti tra il 2012 e il 2013 in Valsesia, in provincia di Vercelli, erano stati sottoposti ad esami di routine per verificare se fossero affetti da trichinellosi, una malattia parassitaria. I veterinari, seguendo una raccomandazione della Commissione Europea, hanno deciso di fare anche un test di controllo per ricercare il Cesio 137. I risultati sono stati sconvolgenti: in un numero consistente di campioni l’isotopo radioattivo raggiungeva livelli spaventosamente alti, fino a 5.621 becquerel per chilo, quandoi l livello di guardia è 600 Bq/Kg.

Il Ministro della Salute Renato Balduzzi ha subito convocato i carabinieri di Nas e Noe. Un laboratorio mobile della sezione inquinamento da sostanze radioattive è già partito verso il vercellese, per cercare di capire esattamente dove i cinghiali sono venuti a contatto con il terreno. Secondo Legambiente la presenza di Cesio 137 “non può essere altro che la ricaduta delle emissioni della centrale di Chernobyl”.
[La Stampa]