An economist gets lunch, tyler cowen, libro

An economist gets lunch, tyler cowen, libro, ristoranti, ricarico vinoCome conciliare palato e portafoglio applicando alcuni semplici principi economoci. Lo spiega persino meglio della guida Michelin il libro di un economista, Tyler Cowen, americano pragmatico, a suo modo patito di cucina, poco incline alle sofisticherie del buono pulito e giusto. A Slow Food preferisce gli Ogm.

Considerato uno dei 100 economisti più influenti del mondo, nel libro “An economist gets lunch” si sofferma sui profitti dei ristoratori provenienti in gran parte dal vino.

“Chi ordina vino permette al ristorante di servire buon cibo a buon mercato: se pranzi da astemio è come se tu ricevessi un sussidio da chi beve. E’ il principio economico dei sussidi incrociati: chi paga di più consente agli altri di pagare di meno e al venditore di continuare l’attività”.

Cowen propone anche la formula utilizzata dai ristoranti per stabilire il prezzo dei loro vini spesso venduti a prezzi altissimi.

E’ il ricarico progressivo: i ristoranti vendono il vino al doppio o al triplo del prezzo all’ingorsso: i vini meno costosi possono salire di prezzo fino a quattro volte, quelli più pregiati in media solo 1,5 volte. Si fa così per incentivare il consumo di quelli più costosi.

Pertanto ecco il suo consiglio:

“Evitate il secondo vino meno costoso del menu: i ristoratori sanno che, per evitare di apparire tirchi, non scegliamo mai il vino meno caro in assoluto, ma appunto il secondo”.

[New York Times]

commenti (6)

Accedi / Registrati e lascia un commento

  1. Avatar Mauro ha detto:

    Altro che Osterie d’Italia con i suoi locali sotto la fatidica asticella dei 35-40€ o la Michelin col suo Bib,
    qui siamo di fronte ad un genio, rileggete la frase

    E’ il ricarico progressivo: i ristoranti vendono il vino al doppio o al triplo del prezzo all’ingrosso: i vini meno costosi possono salire di prezzo fino a quattro volte, quelli più pregiati in media solo 1,5 volte. Si fa così per incentivare il consumo di quelli più costosi.

    1. Mauro,prima che arrivi l’ennesimo libro dagli Stati Uniti,dovremmo spingere i nostri Critici Gastronomici Italiani (CGI),ad alzare il culo
      dai tavoli dove ci”raccontano” che cosa hanno “visto” dopo aver sorseggiato
      la bottiglia. . .(la cosiddetta critica “celebrativa” o “autocelebrativa”)
      E fare finalmente delle “inchieste ” serie sul vino.
      Su tutti i suoi aspetti.
      Ed anche il costo di produzione in cantina.
      Ne scopriremmo delle belle.
      E smascheremmo ,finalmente,tutti “quelli” che lo mantengono alto.

  2. Continuando con il ragionamento dell’economista,il più alto ricarico lo troviamo nel vino sfuso servito nel classico quartino in vetro.In media i vini sfusi vengono venduti da un mnimo di 1,20 a un max. di 2.
    Un quartino costa da 30 a 50 cent.
    Un quartino al tavolo può costare da 2 a 3 a 4 euro.
    Il ricarico è da sei a dieci.(uno dei più alti ricarichi se non il piú alto in assoluto).
    E poi ,quando raccontavi la cena agli amici ” da bere? per risparmiare(!) il solito quartino…”.

  3. anche chi compra un libro come questo (che sono convinto in una civilta’ come quella yankee andra’ alla grande) finanzia gli altri libri, quelli buoni (che nella cosiddetta civilta’ di cui sopra saranno comprati da meno persone)

    personalmente non sono contrario a una tassa sulla stupidita’, (anche se magari dovrei contribuire 😉

  4. personalmente non amo il vino, posso dirlo?
    Mi piace mangiar bene, ma non amo il vino. Odio quando ti siedi in ristoranti interessanti e quando non ordini il vino ti guardano come se fossi un alieno. Davvero una sensazione fastidiosa.

    1. Non pensare che tu sia l’unico a provarla.
      Da quando il vino ,negli ultimi anni,grazie ad
      una strategia di marketing sofisticata(sic) e massiccia
      su tutti i media,è diventato il “protagonista” della tavola,come dice il grande Gualtiero Marchesi,criticando questa tendenza ed assegnando al vino un
      ruolo,invece, di complemento in un pranzo.
      Parallelamente è stata potenziata la figura del sommelier ,nuovo sacerdote
      gastronomico,che a tavola deve compiere “i riti della settimana santa”.
      E deve «consigliarti».
      Quando faremo a meno dei sommelier,il mondo avrà fatto
      un altro passo in avanti.