di Prisca Sacchetti 26 Luglio 2012
aragosta

Cresce la coscienza ambientalista, e quest’estate abbonda di clienti di ristoranti che salvano crostacei, specie le aragoste, dalla lessatura degli chef.

Erano i primi caldissimi giorni di luglio quando una coppia di turisti tedeschi a cena al ristorante Mama Latina di Cala di Volpe, in Costa Smeralda, chiedeva al titolare di mettere in un contenitore aragoste ed astici esposti nell’acquario, costi quel che costi (500 euro). Obiettivo: liberarli in mare.

La scena si è ripetuta l’altro giorno a Waterford, nel Connecticut, dove il ristorante The Dock si era assicurato un vistoso esemplare da 17 libbre (poco meno di 8 chili) confidenzialmente battezzato Larry. Lo ha comprato un uomo, Don MacKenzie, per il solito motivo: riconsegnarlo al mare.

“Sapevo che Larry aveva almeno 80 anni, e si meritava di vivere, ha visto la I Guerra Mondiale, la II Guerra Mondiale, l’uomo sulla luna. Non doveva finire in pentola”.

Il gesto di liberare “Lucky Larry” è indubbiamente nobile, resta da capire, come nel caso dei turisti tedeschi in costa Smeralda, se nel passaggio dall’acquario al mare i crostacei riescono a sopravvivere allo sbalzo termico.
[Corriere.it]