di Prisca Sacchetti 7 Agosto 2012
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La prima cosa da fare, se si è tesorieri di un partito, è praticare sfrenatamente il gastrofanatismo. Lo sapeva bene Luigi Lusi, l’invidiato ex tesoriere della Margherita che riusciva a spendere per un piatto di spaghetti al caviale 180 euro. Del contribuente, va senza dirlo.

Ora che Lusi è rinchiuso nel cacere di Rebibbia, bisogna stabilire l’esatto valore dei suoi beni, inclusa la lussuosa villa di Genzano dove l’ex tesoriere viveva con la moglie. Otto camere, marmi, biliardo, parco di tre ettari, campo di calcetto, ascensore interno e vasca idromassaggio nel terrazzo padronale con affaccio sul lago.

Ma soprattutto, a confermare la fama di peccaminoso gourmet, ci sono due cucine, una laccata di rosso, l’altra attrezzata con frigo, friggitrici e forni come fosse quella del ristorante di un grande chef. E al piano interrato, tra sala biliardo, palestra e sauna, un’immensa cantina: almeno centro metri quadri che prendono umidità dall’enorme vasca sistemata nel parco. Lusi l’aveva divisa in due settori, e ci mancherebbe: quello dei bianchi e quello dei rossi.

Amava fare le cose per bene. Come la festa organizzata per i suoi 50 anni, sintesi sublime dell’ossessione italiana dello scrocco elevato ad arte. Mentre gli invitati parcheggiavano le auto nella grande rotonda di accesso alla villa, in cucina qualcuno cucinava per loro. Un qualcuno molto speciale: Gianfranco Vissani.
[Corriere.it]