di Giorgia Cannarella 20 Febbraio 2013
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La mensa universitaria di via Mezzocannone 14, a Napoli, ha una storia lunga e complicata. Arrivata a 10mila pasti al giorno a fine anni Novanta, è stata chiusa nel 2003. Tre anni dopo sono iniziati i lavori di ristrutturazione (4 milioni di soldi pubblici), eppure la mensa non ha più riaperto. Lo scorso novembre, stanchi di aspettare, i ragazzi del collettivo Federico II l’hanno occupata: da allora, la mensa ha ripreso a funzionare a pieno ritmo.

Un piatto qui costa un euro, un pasto completo tre. A cucinare sono i ragazzi del collettivo, ma spesso anche personalità note, letterati, studiosi, o studenti di istituti alberghieri della città. Questo lunedì ai fornelli della mensa è arrivato addirittura Pasquale Torrente, chef del Convento di Cetara e della friggitoria di Eataly Roma: lasagne dello chef, fujuta “genovese” (alla mensa c’è sempre un’alternativa vegetariana) e zeppole fritte. Costo? Tre euro, ovvio. Bicchiere di vino compreso.

Anche se ufficialmente la mensa viene dichiarata “non agibile” (ma chiunque vi sia passato, chef compreso, dice che tutto sembra perfettamente a norma) i ragazzi del collettivo servono 100 pasti al giorno, a pranzo tre giorni a settimana, a cena due, non solo agli studenti ma a tutti i napoletani che vogliono godersi un buon pasto a un prezzo molto popolare.
[Repubblica]