di Sara Mariani 10 Settembre 2012
ristoranti, gusti clienti

Un articolo del New York Times racconta gli espedienti che alcuni ristoratori della Grande Mela usano per personalizzare il più possibile il loro servizio. Peccato che, però, l’ansia da prestazione aumenta con il prestigio del cliente.

Si racconta, per esempio, che molti conoscono la preferenza dell critico Tim Zagat per la minestra in tazza e il succo di mirtillo ghiacciato. C’è chi come la nota Gramercy Tavern di New York compra (da terzi) patatine fritte per soddisfare le voglie, in effetti poco chic, di un importante cliente abituale.

Non solo. Gli avventori spesso sono battezzati con sigle che ne riassumono il carattere (HWC=handle with care=maneggiare con cura), il pregio (NR=never refuse=non dire mai no), il budget (PX= person extraordinaire ).

Trattamenti “su misura” non si negano ai comuni mortali, a patto che siano gentili con i camerieri. Non è uno scherzo.

[New York Times via il Post, illustrazione: Guido Rosa per il Corriere della Sera]