di Giorgia Cannarella 10 Aprile 2013
marchio Restaurant de qualitè, ducasse

“Troppo spesso in Francia si mangia male, l’industria sta togliendo spazio all’artigianato alimentare”. A sorpresa, questo indignato j’accuse sulla cucina d’oltralpe proviene da Alain Ducasse, il più stellato (e ricco) chef transalpino. Sul banco degli imputati salgono i ristoranti francesi, colpevoli di limitarsi a decongelare piatti pronti, spacciando le tarte tatin per appena sfornate o i boeuf borguignon come stufati con meritoria pazienza. Una ristorazione fast-food, argomenta Ducasse, che rappresenta ormai il 75% dei 150mila ristoranti francesi.

Così lo chef ha deciso di creare, insieme ad altri colleghi del College Culinaire de France, tra i quali mostri sacri come Joël Robuchon o Paul Bocuse, la denominazione Restaurant de qualitè, e una placca in smalto da affiggere all’ingresso dei ristoranti che osservano due criteri di selezione: niente piatti preconfezionati e accoglienza ospitale. Tutto per salvare i gloriosi ristoranti francesi, dove è nata la Nouvelle Cuisine, dalla decadenza cui troppi piatti congelati e operatori scortesi l’hanno condannata.

Rigide le regole per i 10mila locali che nei calcoli di Ducasse potrebbero ottenere la denominazione. Si è Restaurant de qualitè se si paga un euro al giorno, se ci si sottopone senza risentimenti al giudizio dei clienti che saranno invitati a pubblicare le loro recensioni sul sito dell’associazione. Quando il gradimento scende sotto il 75%, via la targa. Un esempio da importare in Italia?
[TMNews]