di Valentina Dirindin 17 Febbraio 2020
margherita da michele i condurro

SputtaNapoli”, scrive l’accalorata stampa locale, lamentando come i colleghi non abbiano perso occasione di prendersela con un’intera città e additarla come collusa con la criminalità organizzata. La vicenda è quella che ormai conoscete, ma su cui – come noi – attendete con ansia maggiori dettagli: il partner in franchising di Milano dell’Antica Pizzeria da Michele, tempio della pizza napoletana comme il faut, è stato chiuso all’improvviso a seguito di un’interdittiva anti-mafia adottata dal prefetto Renato Saccone.

Una notizia che ha lasciato tutti sconvolti anche se, come è giusto, si attende di saperne di più dagli organi competenti prima di scomodare paroloni che potrebbero nuocere a un’attività storica. Eppure, la notizia era tale, e come tale andava riportata. Non si tratta di macchina del fango, come si affanna a scrivere qualcuno, ma di semplice informazione: c’è un provvedimento che chiama in causa il franchesee di un grande – enorme – nome della ristorazione nazionale, e non si può che prenderne atto. E, ci dispiace dirlo, non si può farlo senza citare l’Antica Pizzeria Da Michele di Napoli, che porta lo stesso nome del locale coinvolto, nonostante la società partenopea si dichiari del tutto estranea alla questione, e c’è da credere che lo sia. Anzi, proprio per questo restiamo in attesa di sapere se e quali iniziative a tutela della sua immagine e del suo buon nome la realtà storica napoletana vorrà prendere nei confronti della società destinataria dell’interdittiva, che ha inevitabilmente trascinato sui giornali e sulla bocca dell’opinione pubblica anche il nome di Da Michele.

Il provvedimento adottato dal settore di competenza del Comune di Milano – scrive subito dopo la chiusura in un comunicato stampa ufficiale l’“Antica Pizzeria Da Michele in The World”, non vede destinataria “L’Antica Pizzeria da Michele”, perché “riguarda la società “Fornace Milano srl”, che gestisce il locale di Milano, legata a L’Antica pizzeria da Michele in the world da un rapporto di franchising”.

Una dichiarazione che, come d’uopo, anche noi abbiamo riportato, e che però non ci esime dal chiamare in causa la più nota pizzeria italiana. O meglio, non rende automaticamente infangatori i giornalisti che lo fanno, se lo fanno nel rispetto di quel che sta accadendo, spiegando che l’una – la pizzeria milanese chiusa – è franchesee, e l’altra – la storica pizzeria napoletana – è franchisor.

Perché se anche giuridicamente le due società sono separate, non lo sono da un punto di vista mediatico.

L’una usa il nome dell’altra, ne sfrutta commercialmente l’immagine, si fa portatrice nei confronti dei clienti della garanzia di qualità di una delle pizze più note del mondo. Se dunque agli occhi del pubblico (e nelle intenzioni di un progetto di franchising) le due realtà sono in qualche modo accomunate, perché non dovrebbero esserlo quando ci sono dei problemi?

Attenzione: con questo non vogliamo intendere che l’Antica Pizzeria da Michele abbia un qualsivoglia coinvolgimento in una vicenda che, ci auguriamo di cuore tutti, si risolverà presto senza nessuna implicazione giudiziaria. Intendiamo semplicemente dire che citare in questa vicenda un franchisor che porta lo stesso nome del franchesee coinvolto, soprattutto quando il franchisor è un nome così noto non è, a nostro parere, “Sputtanapoli”: è semplicemente informazione.

Intanto, anche la Fornace Milano srl, che gestisce la pizzeria chiusa, così come evidenziato da Antica Pizzeria da Michele in The World, si dichiara estranea ai fatti. Come riportato dai colleghi di Scatti di Gusto, la società proprietaria parla di un provvedimento interdittivo “erroneamente confezionato in base a vicende che nulla hanno a che fare con struttura e compagine societaria” e, comunque, ne prende le distanze, assicurando di svolgere “la propria attività in assoluta indipendenza e libera da ogni condizionamento esterno”.