di Alessandro Trezzi 8 Aprile 2019
Da-Michele-Milano-Margherita

Dopo qualche visita a L’Antica Pizzeria Da Michele a Milano abbiamo deciso di esprimere la nostra opinione sulla sede del “tempio della pizza” sotto la Madonnina. Ecco la nostra recensione, completa di pizze provate, servizio, prezzi e opinioni. 

Sono un lievito-dipendente. Da qualche tempo a questa parte respiro farina, parlo con gli impasti e riempio fogli di calcolo di considerazioni per nuovi esperimenti. La pizza è ormai divenuta una fissazione, una malattia, un gioco bellissimo ed entusiasmante.

Eppure fino a qualche settimana fa non ero mai (e dico mai) stato a L’Antica Pizzeria Da Michele.
Inammissibile? Ne prendo atto, ma in realtà da questo punto di vista sono un po’ atipico: la mia fissazione, per quanto enorme, non arriva al punto tale da spingermi a fare pellegrinaggi estremi per mettermi in coda davanti a un locale, per quanto possa meritarlo.
Se capita, se è vicino all’ufficio, ben venga, ma da buon provinciale mi sono sempre accontentato delle ottime alternative meno conosciute.

Una cosa va detta, però, e ne sono ancora più convinto dopo l’assaggio: se la passione per la pizza trascende la fame, se si vuole conoscere da vicino la storia di questo piatto, provare almeno una volta una “rota ‘e carretta” vecchio stile è la scelta migliore.
Certo, vivere l’atmosfera partenopea è sicuramente tutt’altra cosa, ma ce la facciamo andar bene lo stesso.

Piccolo background per chi ancora non conoscesse l’allegra famigliola di Da Michele, che “antica” lo è davvero: l’attività della famiglia Condurro è in piedi dal lontanerrimo 1870, ma fu nel 1906 che Michele, figlio di Salvatore, perfezionò l’arte aprendo la prima pizzeria, spostata più avanti nell’attuale locale di Via Cesare Sersale a Napoli, da molti considerato “Il tempio della pizza“.

Oggi Da Michele è ormai molto più di questo, è un progetto evoluto e in evoluzione, un’azienda, un brand a tutti gli effetti. “Da Michele in the World” nasce nel 2012, con lo scopo di esportare (sotto la guida dei discendenti Daniela e Alessandro Condurro) la storica pizza in tutto il globo, toccando Londra, Barcellona, Tokio e Fukuoka in Giappone, Roma, Firenze e soprattutto Milano.

Da Michele Milano - Locale

Già, Milano. I più attenti al gossip sapranno sicuramente del passaggio dall’ex “Ricci” di Belen e Bastianich, ma a noi frega poco. Vero?
VERO?

Ciò che conta è che la location sia rimasta la stessa: bella, solare, aperta, in pienissima zona Centrale.
Fa davvero la sua porca figura, non c’è che dire.

Per me provare una nuova pizza è come andare a vedere un film: la prima regola è spogliarmi di ogni pregiudizio, voce e feedback, positiva o negativa che sia. E trattandosi di un pezzo da 90 come Da Michele, capirete benissimo come ci sia parecchia roba da far sparire, tutt’altro che rosea per altro: si parla qualità altalenante, fila eterna, servizio sbrigativo e impersonale, ma soprattutto il terrore di ogni media, l’utilizzo di olio di semi e le bruciature troppo marcate alla base e sul cornicione.

Leviamoci dalla testa tutto sto marciume, per carità.
Del resto Da Michele a Napoli arriva a 1000 pizze al giorno, qualche errore può capitare.

A Napoli.

Da Michele Milano - Prezzi

Rispetto al locale originale (che prevede solo Marinara, Margherita e Margherita doppia mozzarella) a Milano la scelta è leggermente più ampia: completano infatti la carta delle pizze Cosacca, Napoletana, Calzone e Pizza fritta. Non si accettano prenotazioni, e tuttavia (data la fama) mi ha stupito il fatto che in nessuna delle tre visite fatte (con un gruppo di 6 persone), in un mese, a pranzo, non abbia mai minimamente faticato a trovare posto.  A dirla tutta, la prima volta era quasi vuoto, nonostante fossero le 13.00.

La margherita

L’assaggio di iniziazione per me è sacro: Margherita, non si discute, l’unico vero metro di paragone per poter dare un primo confronto tra una pizzeria e l’altra.

Ok d’accordo, vada per la doppia mozzarella, ma solo perché è un must del locale.

Il servizio appare cordiale e molto più personale rispetto alle voci, eppure decisamente lento, nonostante i pochi coperti presenti. Per altro, le pizze vengono portate una alla volta, massimo due.

Da Michele Milano - MargheritaDa Michele Milano - Cottura della base

L’impatto all’arrivo è abbastanza scioccante, nel senso positivo del termine: la ruota di carro di Da Michele è come l’avevo sempre vista e immaginata, di taglia L, 40 centimetri di disco che sborda considerevolmente dal piatto, sottile e dal cornicione assente.

La Margherita è preparata con pomodoro, fior di latte di Agerola, basilico, pecorino DOP e olio di semi.
Esatto, olio di semi: una chiara e dichiarata scelta di posizionamento della famiglia Condurro, che da sempre rema contro l’usanza del filo di olio EVO tipica della pizza dei colleghi, asserendo che una napoletana non può costare così poco con un olio da minimo 10 euro al litro.

Puro marketing, niente di più; quel che a noi interessa in sede di giudizio è solo il sapore finale, che non vi nascondo essere davvero ottimo: l’amalgama tra gli ingredienti, il profumo e la perfetta armonia tra i sapori semplici di pomodoro, mozzarella, olio, basilico e pecorino è quanto di più sincero e genuino ci possa essere.

La cosacca

Vale ancora di più per la Cosacca (pomodoro, basilico, pecorino DOP e olio di semi), mentre stona un po’ l’eccesso di farcitura del calzone (e della pizza fritta, che presenta gli stessi ingredienti): cicoli, salame Napoli, fiori di latte di Agerola, ricotta di bufala, pecorino DOP, pepe e olio di semi, decisamente troppo “pieno”, con il rischio di rovinare l’esperienza gustativa.

E dopo il bianco, il nero, la macchia.
Se il topping è oggetto di lode, il grosso problema della pizza di Da Michele sta nella sua pochissima (quasi assente) costanza.
Chiariamoci, non sono assolutamente un fanatico delle tonde “da Instagram”, più belle che buone, nè tantomeno della moda canottiana che spopola da qualche tempo (e che a dire il vero mi aveva già stancato prima ancora di cominciare). Quel che ci si aspetta, però, è un po’ di attenzione in più nella preparazione di un prodotto.

La pizza è un’arte artigianale, non si pretende (nè tantomeno si richiede) la perfezione totale, ma il concetto di asimmetria è qui portato all’estremo, con conseguenti problemi durante la cottura: zone stese meno e altre più sottili e il pomodoro distribuito casualmente lasciano aree più secche e altre cotte meglio, alcune asciutte e altre umide.

Da Michele Milano - Calzone

La cosa peggiore tuttavia è la scarsa cura rivolta alla mozzarella: in una delle tre visite era evidentemente poco asciutta, un fattore che ha matematicamente creato un lago difficilmente gestibile nel mio piatto (specie in caso di dose doppia), e che ha tramutato la pizza in gomma, una volta freddatasi.

Se tali disattenzioni possono essere quantomeno giustificate nella sede di Napoli, dove i numeri sfiorano il migliaio e la fila di affamati riempie Via Sersale, fatico a giustificare la poca cura del prodotto in un locale come quello di Milano, con una gestione molto più blanda, una richiesta inferiore (per lo meno a pranzo) e soprattutto considerando una/due cotture per volta nonostante i 40-50 secondi a 480-500 °C (come affermato nel recente video sul network di Italia Squisita).
L’impressione è che tale imperfezione marcata sia intenzionale, quasi come se si trattasse di un marchio di fabbrica indelebile.

I prezzi

Certo è che se tale marchio di fabbrica rischia di intaccare negativamente l’esperienza, forse è meglio andarci piano, soprattutto considerando che i prezzi non sono poi così bassi: 8 euro la Marinara, 8.50 la Cosacca, 9 la Margherita (10 se doppia mozzarella), 11 la Napoletana (con pomodoro, fior di latte, alici di Cetara, origano, capperi e olio di semi), 13 O’ Cazone e A’ Pizza Fritta, ai quali vanno aggiunti 2 euro per il coperto.
Esatto, Da Michele fa parte della schiera di ristoranti a Milano dove si paga il coperto a pranzo; scelta in certi casi ragionevole, ma solo se meritata e giustificata da un servizio rapido e da un prodotto sempre all’altezza delle aspettative.

E non è questo il caso.

Completano la carta i classici antipasti napoletani (fritti, bufala e misto di maialino nero casertano) tra i 10 e i 20 euro, Nastro Azzurro e Peroni (alla spina e in bottiglia) tra i 3.50 e i 6 euro, e le artigianali d’Janara tra i 6 e i 12 euro, più una piccola selezione di vini e i dolci di Vincenzo Bellavia.

Tra Margherita, acqua, coperto e caffè la spesa è dunque di 15.50 euro, qualche gradino sopra rispetto alla media milanese.

Insomma, L’Antica Pizzeria da Michele è quanto di più tradizionale ci si possa aspettare dalla pizza napoletana; non c’è posto migliore per assaporare il gusto di una Cosacca e di una Margherita che sembrano aver fermato il tempo, facendo tornare l’ospite indietro di più di 100 anni. Ecco, forse però cura e attenzione per i dettagli sono rimasti anch’essi indietro, nonostante il deciso rincaro dei prezzi.

Informazioni

L’Antica Pizzeria Da Michele
Indirizzo: Piazza della Repubblica 27, Milano
Numero di telefono: 02 6671 1538
Orari di apertura: Tutti i giorni dalle 12.00 alle 17.00 e dalle 19.00 a mezzanotte
Sito Web: http://www.damichelemilano.it/
Tipo di cucina: Pizza napoletana a ruota di carro
Ambiente: Curato
Servizio: Lento e impersonale
Voto: 3/5