di Dario De Marco 16 Febbraio 2020
pizzeria Da Ciro a TORINO

Siamo “Da Ciro” a Torino, pizzeria napoletana di Corso Vinzaglio, in centro città, forse più nota per la sua proprietà (l’allenatore di calcio ed ex difensore del Napoli Ciro Ferrara) che per margherite e cornicioni. Nel nostro peregrinare per recensioni di pizze torinesi, però, ci siamo imbattuti in un posto che merita più di quanto sospettassimo. 

Al napoletano e napolista il nome di Ciro Ferrara evoca sensazioni contrastanti. Partenopeo di nascita, difensore alto e ossuto, enfant prodige del Napoli di Maradona e perciò legato nel ricordo all’irripetibile stagione degli scudetti, passò poi alla Juventus, l’eterna rivale, la squadra agli antipodi per geografia, cultura, tutto. Per carità, fece bene Ferrara a non immolarsi nell’era più oscura per gli azzurri, e a vestire la maglia bianconera con la quale avrebbe vinto altri 5 scudetti, una Coppa dei Campioni, eccetera. Anche per questo, non mi pare che nessuno gli abbia mai dato del traditore, nella mia città. Finita la carriera, e rimasto a Torino, Ciro ha fatto una serie di cose, come tutti, sia nel mondo del pallone che fuori.

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Tra quelle fuori (no, oggi non parleremo di Amici Celebrities), c’è l’essere entrato in società col titolare del marchio Gennaro Esposito, pizzeria di Torino: per qualche anno sono stati insieme nella gestione del locale di corso Vinzaglio – c’era anche, sul menu, una foto in cui i due replicavano l’abbraccio tra Eduardo De Filippo e Totò, appoggiandosi a una vaghissima somiglianza. Dopo qualche anno, ognuno per la sua strada, e la pizzeria è rimasta a Ferrara, cambiando il nome in Da Ciro. Come ho già detto parlando di Gennaro Esposito, in quel posto ci ero andato per anni quasi tutti i giorni, ma non ci ero mai tornato dal cambio nome, fino ad ora.

“Veraci a Torino”, è lo slogan sul sito. Napoletana classica senza dar spazio a dubbi: tale era col marchio Gennaro Esposito, tale rimane. Il menu ha avuto ovviamente qualche rimaneggiamento, ma lo stile e i fondamentali rimangono quelli.

L’ambiente

Il locale soprattutto è stato rinnovato, passando da un’ambientazione folcloristica a una più rustico-moderna: ci sono ancora le pale da pizza appese al muro come quadri, ma sono sparite le immagini dei vicoli e dei panorami, le icone obbligatorie e tutta la chincaglieria parteno-kitsch.

L’ingresso è d’impatto: subito dietro la cassa il forno a legna, bello, grande e incassato nel muro, non il tipico igloo napoletano. Sia aspettando per sedersi, sia facendo la fila alla cassa, la zona pizzeria è in bella vista; e così anche dalla più grande delle sale. Due sale laterali e una specie di privé seminterrato, 100 coperti tondi tondi.

Il servizio

Cortese e veloce, senza tanti salamelecchi, ma bello sbrigativo, ed è giusto così. Le pizze arrivano abbastanza in fretta, anche se il locale è a pieno regime; di giovedì a pranzo, tra l’altro, e c’è gente che aspetta fuori, non oso immaginare l’assalto del sabato sera. Con tutto questo, nella trincea un solo pizzaiolo, che stende condisce inforna cuoce impiatta: standing ovation per lui.

Il menu e i prezzi 

Mega traditional la proposta: le pizze subito in prima pagina, e sono ben 24. Qualche curiosità ma nessun azzardo, qualche tamarrata come la pizza col cornicione ripieno di ricotta, ma manco tanto. Poi 3 pizze fritte, e una cucina – sempre napoletana con qualche escursione piemontese – che tra antipasti, primi, secondi, contorni, insalate e piatti di pesce del giorno (in lavagna) ha un’offerta troppo ampia per essere solo di facciata: e in effetti la ricordo discreta, anche se stavolta non abbiamo modo di testarla. 

La margherita a 6,50 euro, il primo prezzo è la marinara a 5 euro e tutto il resto tra i 7 e i 10 (cornicione ripieno a 11 euro). Piatti tra i 9 e i 13 euro, un po’ di più il pesce.

Carta del bere di bandiera per una pizzeria, quindi nessuna particolare attenzione alle bevande.

Il fritto e le pizze Da Ciro

Del vecchio Gennaro mi ricordavo le pizzelle di fiorilli, e anche se non è stagione, non so resistere e le prendiamo come antipasto. Sono ripiene di ricotta (buona), il sapore del fiore si sente, la copertura delude un po’, a metà tra la pastella e la pasta lievitata, risulta poco croccante. L’insieme comunque è gustoso.

Ma la pizza, com’è? No ruota di carretto, no canotto, napoletana classica: addirittura un po’ più piccola del piatto, ma questo potrebbe essere contingente: a causa delle palline un po’ indietro di lievitazione – visto che è inizio giornata – che quindi non hanno raggiunto ancora l’estensibilità ideale. Il che sembrerebbe confermato dallo spessore della parte centrale, sottile ma non sottilissima. Impasto comunque morbido, gradevole, un filo salato; il cornicione spesso ma denso, non cavo. Cottura perfetta, molto bene sotto, né pallida né bruciata, e le classiche macchie di leopardo sono comunque su un fondo ben brunito; da un lato un po’ più scure, dall’altro meno, ma comunque nel range del ben cotto, sono le tipiche irregolarità che caratterizzano la pizza napoletana in quanto prodotto artigianale e popolare.

Come sempre, prendiamo una rossa e una bianca per avere un’idea. L’estetica è quella che è, e nessuno pretendeva qualcosa di diverso. Napul’è, una bufala evoluta: salsa di pomodorini già cotta, un po’ sugo e un po’ frutti interi, molto buona; bufala a bocconcini, con l’inevitabile fuoriuscita d’acqua ma neanche tanta; scaglie di parmigiano ben presenti, di spessore giusto e consistenza perfetta, fuse al punto giusto, non secche o bruciate. Promossissima. 

La vera porcata è la Ricotta mozzarella e ciccioli: con il pepe nero, è il tradizionale ripieno della pizza fritta. La scelgo sia perché è un classico della tradizione revisited, sia perché in un’altra pizzeria Napoli style, Cammafà, l’avevo provata con esiti drammatici. Bene, questa è condita in maniera eccellente: il fiordilatte fa bene da base, la ricotta è saporita e non sembra appassita dalla cottura, i cicoli vivaddio sono veri cicoli. Insomma, una bomba.

Per dovere di cronaca proviamo una zeppola: dimenticabile, con l’impasto un po’ secco, come spesso capita in pizzeria. 

Digestione, giudizio

Paghiamo 38,50 in due, quasi 20 a testa che non è poco ma è in linea con locali di fascia simile a Torino: prezzo alzato dall’antipasto, che costa quanto una pizza, e dal dolce; questo per dire che ce la potevamo anche cavare con la metà, senza rimanere con la fame.

Digestione un po’ lenta ma tranquilla.

In definitiva, un’ottima pizza napoletana, senza fronzoli e senza ambizioni. Consigliatissimo per pizza e basta. Un bel sette tondo tondo Ciro se lo merita tutto. A proposito, eh: forza Napoli, sempre.

pizzeria da ciro torino

Informazioni

Da Ciro

Numero di telefono: 011 531925

Indirizzo: Corso Vinzaglio 17

Orari di apertura: tutti i giorni, 12:00 – 15:00 e 19:00 – 23:30, chiuso domenica a pranzo

Sito Web: www.daciro.it

Tipo di pizza: napoletana classica

Servizio: sbrigativo

Ambiente: semplice moderno

Voto: 3,5/5