Il Campionato della Pizza 2017 è una produzione Dissapore con Clai Salumi e Molino Dallagiovanna.
Pizzeria Gourmet Lievità
Via Ravizza 11 e Via P. Sottocorn 17, Milano – Pagina Facebook
Qualche tavolo in meno non guasterebbe a Lievità –piccola e rumorosa pizzeria dove si prenota solo a pranzo– che grazie agli impasti misti, integrali e semi e integrali del casertano Giorgio Caruso, oltre alle lievitazioni di 24/48 ore, ha fatto gridare i milanesi al (mezzo) miracolo per le pizze soffici e consolatorie, esasperatamente coreografiche e sofisticate.
Prendendosi allo stesso tempo il primo posto nella classifica 2017 di Dissapore delle migliori pizzerie meneghine.
La città si è arresa docilmente al suo demone, quello dell’amore (ritrovato) per la pizza, anche grazie all’intrattenimento gastronomico assicurato da Lievità, che non a caso pochi mesi dopo la prima apertura di via Ravizza ha inaugurato un secondo locale in via Sottocorno, in particolare con la scelta degli ingredienti per le farciture.
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Pomodoro giallo del Vesuvio e del Piennolo, San Marzano Dop, mozzarella campana e ricotta di bufala Dop, le alici della pizza “Miracolo”: nomen omen.
Provate quella con la crema di cozze o lasciatevi tentare dalle nove versioni diverse della Margherita gourmet, con la Pomo d’oro in evidenza.
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Se la pizza è un desiderio indotto a cui da Lievità è difficile sottrarsi è anche grazie al servizio frenetico ma comunque aggraziato, mentre i prezzi gravitano nella media milanese con la Margherita Dop che costa 8,50 euro, quella con i filetti di San Marzano 11 euro, e la pizza più costosa che arriva a 18 euro.
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Può venire anche la voglia di fare il bis, non fosse altro che per la leggerezza delle pizze, sempre portate al tavolo nel tagliere di legno, a volte in difetto di sale, più incisive nelle versioni personalizzate dal pizzaiolo che nel classici della tradizione.
AMBIENTE: 7,5/10
IMPASTO E CONDIMENTI: 8,5/10
PREZZI: 7,5/10
TOTALE: 23,5
In precedenza: Taverna Gourmet vs. Lievità
Santarpia
Largo Pietro Annigoni nr. 9/C Firenze – Pagina Facebook
L’avamposto della pizza napoletana a Firenze è fuor di discussione Santarpia, di Giovanni Santarpia, pizzaiolo di Castellammare di Stabia che si è preso il cuore dei fiorentini nel 2006 sulle colline del Chianti prima di approdare, con corale successo di pubblico e critica, in Largo Annigoni, nel quartiere di S Ambrogio, in centro a Firenze.
Quali sono le ragioni di tanto consenso?
Farine biologiche macinate a pietra, doppia lievitazione che va dalle 36 alle 48 ore con quantità minime di lievito di birra –come vuole l’usanza dei panettieri partenopei– ingredienti campani Doc e la presenza nel menu di classici napoletani introvabili altrove a Firenze come Mastunicola e Panuozzo.
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Sono più o meno 12 i gusti proposti da Santarpia a rotazione, con proposte originali accanto alle classiche marinara e margherita, specie la pizza crema di zucca e guanciale, con la mozzarella che protegge il salume dalle alte temperature per preservarne aroma e morbidezza originali.
Da provare le pizze fritte, per gli amanti di frattaglie anche con il lampredotto.
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Prezzi leggermente più alti della media fiorentina, si parte dagli 8,50 euro della margherita per arrivare ai 13 euro della Radicchio Rosso Speck e Taleggio.
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Ambiente morbido con sfumature azzurre e testa di moro che si rincorrono dappertutto, lunghi tavoli in legno chiaro, illuminati da una luce calda e uno scenico bancone all’ingresso, decorato da piastrelle di Vietri, con gli sgabelli che permettono di osservare il lavoro di Santarpia e dei suoi collaboratori.
AMBIENTE: 8/10
IMPASTO E CONDIMENTI: 8/10
PREZZI: 7/10
TOTALE: 23
In precedenza: Santarpia vs. Palazzo Pretorio
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Passa il turno: Pizzeria Gourmet Lievità
Se non siete d’accordo o volete dire la vostra, fatevi sotto con i commenti. E ricordate che alle 19 ci sarà la votazione dei lettori sulla pagina Facebook di Dissapore.
[Testo: Elisa Cappelletti, Antonio Fucito | Link: Dissapore | Immagini: Antonio Fucito, Elisa Cappelletti]