di Giovanni Puglisi 22 Ottobre 2020
Pizzeria Magnifica

Si chiama Pizzeria Magnifica, a Roma Nord, e colpisce se non altro il nome spavaldo. Mi sono sempre detto, prima di andarci per questa recensione – cioè per verificare di persona se la spacconeria di fondo poggiasse su basi solide – che non doveva esserci poi tanto da temere da chi ha avuto la faccia tosta di battezzarsi così.

Il locale

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Si trova in una strada tranquilla della nobile collina romana, che sovrastando Prati e il Vaticano, lontana dal trambusto si inerpica verso Monte Mario. Nel semibuio residenziale della via, si apre ad un tratto, tra concessionarie auto, negozi di casalinghi e meccanici, l’ingresso del ristorante.

La sala è minimal e a tratti un po’ kitsch, con curiose modanature in cartongesso alle pareti e un murales termoadesivo con un colossale profilo di donna, accompagnato da una qualche frase motivazionale. Sul resto dei muri, campeggiano gigantografie di papaveri; interrotte da mensole sulle quali sono esposte sparute bottiglie di birre, vini, oli.

In fondo alla sala, dietro un banco ricoperto di piastrelle rosse, fa bella mostra di sé il forno a legna; accanto una finestra funge da passe tra la cucina e lo spazio dedicato ai clienti.

Più che pomposamente “Magnifica”, questa mi sembra una confortevole pizzeria di quartiere, accogliente e a suo modo intima: e mi viene in mente che il nome, forse, sia stato scelto sulla base di una forte e leggera autoironia.

I tavoli sono distanziatissimi – ben oltre le disposizioni minime imposte – e vengono messe in atto tutte le pratiche di sicurezza necessarie a godersi un pasto in serenità: misurazione della temperatura, sanificazione delle sedute, registrazione dei contatti.

Sin dal primo momento si ha l’impressione di un servizio molto curato, di livello straordinario: competente, cortese, veloce e persino simpatico; uno di quei servizi che, anche in una pizzeria, fanno la differenza.

Il menu e i prezzi

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Il menu, essenziale e stampato sulla tovaglietta, si divide in quattro sezioni: “Per cominciare”, con antipasti di credenza, taglieri e simili, con proposte dai 12 ai 14 euro; “Le fritture”, che offre una sostanziosa selezione di fritti (dai 2,5 ai 7 euro) e circa venticinque pizze – la “Collezione Magnifica” – con prezzi che spaziano dai 7 ai 15 euro. Per chiudere, “I dolci e le creme”, tutti a 8 euro.

Sono indicati chiaramente fornitori e produttori di pregio, che non lasciano dubbi sulla ricerca eseguita sulle materie prime.

Da bere, birre industriali in bottiglia (dai 3 ai 6 euro) e una selezione di “birre artigianali” – o presunte tali – che, dopo essere stata adeguatamente esaminata e analizzata, mi ha convinto ad ordinare un chinotto.

I fritti e le pizze

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La cena comincia con un omaggio della cucina, crocchettina di patate con mozzarella e mortadella, che prelude all’ampio assortimento di entrées: molto interessanti i due excursus sui fritti della tradizione romanesca, che esplorano in maniera tematica e spiritosa il “passato, presente e futuro” del supplì (“Variazione di supplì”, 5 euro) e del fiore di zucca ripieno (“Variazione di fiori di zucca”, 6 euro).

Nel primo trittico, il supplì con le rigaglie di pollo straborda della felicità untuosa di un ragù di cortile eseguito a regola d’arte, passa ad un’ottima proposta “al telefono” (umida, profumata, ricca di mozzarella filante) e culmina nel capriccio di una curiosa variante “invertita”, in cui è una sfoglia di mozzarella a racchiudere il riso e il suo ragù. Ingredienti, condimenti, panatura di media grana e sottile sono preparati a livelli da alta cucina; così come è la frittura che non lascia traccia d’olio.

Percorso analogo quello dei fiori di zucca, con il vegetale in evidenza in una parata di dolcezze e verzure, una pastella leggerissima che fa sentire forte e chiaro il suo scrocchiare, ed il ripieno classico (mozzarella e alici) che prelude a una variante pop con scamorza affumicata e (ottimo) prosciutto cotto, e ad una “top” con bufala e una bottarga di muggine.

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Strepitosa infine la crocchetta di patate “base” (2,5 euro ben spesi), in cui la terrosità del tubero è sottolineata da una ricchezza burrosa e dall’umami del Parmigiano senza mai sparire, e si prolunga nel retropalato mentre il cuore di mozzarella dilaga in maniera commovente.

L’impasto delle pizze interpreta la tiritera preferita da certa parte della scena contemporanea capitolina (“pizza né romana, né napoletana”) in una chiave fortemente personale: diametro generoso, panetto di peso intermedio (azzarderei un 220g), stesura dall’altezza omogenea di circa 2-3mm, cornicione appena accennato, alveolatura “micro”, guscio croccantino e interno soffice; con un risultato che ricorda da vicino alcune focacce della sicilianità.

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Su queste premesse abbiamo optato per una Teresina (15 euro) in cui il suolo di mozzarella e la mortadella e le lamelle di scorzone a crudo, eccellenti, valorizzano le doti della base; e per una Diavola con supprissata calabra (10 euro) come variante “rossa”, nella quale una permanenza in forno prolungata di qualche secondo rispetto alla precedente, forse per fare asciugare il pomodoro, ha accentuato le tostature e il crunch a scapito della morbidezza.

Sia chiaro: non si tratta di pizze di ricerca, di pizze ardite, o di ortodossa tradizione. Qui non troverete impasti leggerissimi, impalpabili, o iper-idratati. Ma troverete una pizza buona, godibile, diversa, sans-souci. Una pizza che ha il richiamo della madeleine proustiana, di quando uscire a cena fuori non era un’attività agonistica o campagna social di auto-promozione, ma che contorna quella sensazione di godimento immediato e spensierato pre-anni Duemila con grandi ingredienti, un servizio impeccabile, senso della contemporaneità e straordinari “complementi” che intervengono prima della pizza – e dopo di essa.

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Finito il segmento salato del pasto, infatti, vengono serviti come predessert due cubetti di crostata ricotta e visciole (ottimi il sablé di base, sapido e friabile, e la confettura di amarene, di notevole intensità) che avviano ai dolci, realizzati con perizia e dotati di grande equilibrio: quelli che sono di per sé due cliché della pasticceria, la sfera di cioccolato con mousse e terra al cioccolato e salsa calda di lamponi (8 euro), e il tiramisù al bicchiere (arioso, leggero e limitatissimo negli zuccheri, 8 euro) vengono svecchiati e personalizzati con grande classe.

L’opinione

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Questa pizzeria è Magnifica? No: l’aggettivo suona dissonante, con tutta la prosopopea che si porta dietro, rispetto all’atmosfera e alle proposte di cucina e di pizza offerte dal locale; decisamente improntate al comfort e alla spensieratezza. Forse sarebbe stato meglio chiamarla “Che buona!” ma, nome a parte, la pizzeria di via De Carolis vale bene una visita; anzi più d’una. Qualche attenzione in più al beverage e ai tempi di cottura delle pizze le varrebbero la consacrazione definitiva.

Informazioni

Pizzeria Magnifica

Indirizzo: Via Ugo De Carolis 72/D

Sito web: pizzeriamagnifica.com

Orari di apertura: tutti i giorni 19.30-23.30. Chiuso il Martedì.

Tipo di cucina: pizza sui generis, ottimi fritti e dessert

Ambiente: informale

Servizio: impeccabile

Voto: 4.25/5