13 cose che ho imparato sull’insopportabile disputa carta vs internet

(1) Che chiedere a un critico cosa pensa della cena non è mai una buona idea (tanto ve lo dice lo stesso).
(2) Che l’influente risposta potrebbe essere: “disgustosa”, spingendo lo chef, percorso da una crisi di nervi, a picchiare un sottoposto. [Daily Telegraph]
(3) Che certe cose succedono solo quando c’è di mezzo AA Gill, così irraggiungibilmente bravo che a forza di scriverlo ci siam venuti a noia da soli. [Wikipedia]

(4) Che la critica dei ristoranti ancora non ha prodotto niente di paragonabile. Sue recensioni meno che meravigliose non si sono mai lette.

(5) Che le guide di carta nell’era digitale rischiano la retrocessione al ruolo di trascurabili reliquie, la sola Guida Michelin perde qualcosa come 15 milioni di euro all’anno. [Slate]

(6) Che l’altro giorno il New York Times ha sgamato i falsi di TripAdvisor, uno dei primi siti a utilizzare contenuti prodotti dagli utenti (e ci voleva il New York Times?). Buona parte delle recensioni sono pagate da hotel e ristoranti. [New York Times]

(7) Che Repubblica ha in pratica riscritto l’articolo del New York Times, a cosa ti serve allora il corrispondente da New York? [Repubblica]

(8) Che è possibile, evidentemente, sparare contro le guide online senza nemmeno uno straccio di disclaimer (L’Espresso-La Repubblica pubblica tutta una serie di guide di carta).

(9) Che la “salvifica livella” di Internet, o più semplicemente: “la libera voce internettiana che si ostina a esprimere opinioni in allegra anarchia”, non innnervosisce solo gli impresentabili (gustatevi questa spassosa presa per i fondelli del “Parlamento dei gourmet”, termine il cui conio evidenzia un fulgido genio lessicale, visto il momento di profondo amore degli italiani per la loro casta politica) ma pure gli intellettuali. [Mangiare a Milano]

(10) Che perfino loro, considerano la maggior parte delle recensioni presenti su Twitter, Tumblr o WordPress un noioso rumore di fondo. Amatoriali, sgrammaticate se non proprio vendute in cambio di un pasto. “Tra tanta me**a la crema fatica ad emergere”. [More Intelligent Life]

(11) Che non lo scrivono, sia chiaro, perché Internet ha ridotto il potere dei critici declassandoli da maestri del buon gusto a semplici cittadini della blogosfera. (Eppure scommetto che qualcuno l’aveva pensato?).

(12) Che i nuovi critici dovrebbero mangiare di meno e pensare di più. Cos’è questa urgenza di essere i primi? I vecchi critici non scrivono di un posto se non dopo il vernissage per la stampa, la cena di gala e una visita possibilmente in incognito.

(13) Che i loro critici di riferimento sono rigorosamente professionisti: Jay McInerney del Wall Street Journal (do you remember “Le mille luci di New York”?), Eric Asimov del New York Times, AA Gill (Sunday Times e Vanity Fair), Jancis Robinson del Financial Times.

Ora, sia che queste opinioni vi rappresentino come meglio non si può, perché siete fieri del vostro status di critici tradizionali, sia che vi sembrino deiezioni sentimentali spacciate per verità, perché al contrario, siete orgogliosi figli dei socialcosi, della loro arte cafona, mi dite a che punto dell’insopportabile disputa carta vs bit vi trovate? E visto che ci siete, quali sono i vostri critici preferiti dell’una e dell’altra sponda?

[Crediti | Immagine: Independent]

Massimo Bernardi Massimo Bernardi

24 Agosto 2011

commenti (25)

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  1. Avatar Nabira Trattoria-pizzeria Camaiore ha detto:

    hai ragione, sul mangiare sono tutti critici profesionali, questione di gusti in certi casi. si vede che i blog della culinaria in genere apassionano tutti, in altri campi e mestieri c’e poca concurenza. siamo noi ristoratori piu esposti alle aprovazioni e critiche e secondo me è un bene che esistano siti del genere, sia per confrontarsi,che per non rimanere indietro.

    sulla questone dele recensioni false, puo essere che esistono, ma secondo me sono una piccola parte e non credo che siano a pagamento. in questi casi un attento lettore se ne accorgge e anche gli stessi contributori e gestori dei siti censurano le recensioni false. credo che ognuno di noi con la sua propria esperienza potrebbe riuscire orientarsi e scegliere il meglio fra le cose che legge, poi se qualche volta succede che non sia contento di un posto recensito bene non è la fine dell mondo.

    E’ successo di non trovarmi bene in certi posti girando Italia, capitandoci per caso o per sentito dire, ma anche questi sono mricordi molto piacevoli e motivo di una bella risata con chi li ho condivisi.

    alla ultima domanda dico che ogni tanto mi diverto a leggere certi blogger su varii siti, tipo tripadvisor, 2 spaghi e ciritorno, come anche qui, e a parte certi casi troppo drammatici per un piatto, sono per me molto utili a capire come funziona il nostro mondo della ristorazione e cosa veramente vuole il cliente.

    saluti a tutti voi da me Galia e non mi prendete in giro per gli errori grammatici, vengo dalla Bulgaria.

  2. Avatar Antonio Scuteri ha detto:

    Complimenti, per essere bulgaro parli discretamente la nostra lingua 🙂

    1. Grazie Antonio,sono donna.Parlo meglio di come scrivo,ma se non ho mai studiato la grammatica italiana,il risultato è quello che si vede.Compenso comunque nella pratica,di come ho imparato dall mio marito italiano vero e cuoco, a cucinare le vostre prelibbatezze mediteranee.

  3. Avatar Ermanno Nuonno di Agnone ha detto:

    Massimo: hai ragione. E’ difficile leggere giornali britannici il Sabato e la Domenica (milioni di tiratura) ed ignorare le “gastronomic reviews”. Ognuno ha la propria opinione e puo’ dire quel che vuole ma a me da’ noia il fatto che, di questi “critici”, nessuno ha mai messo piede e lavorato in una cucina. Recentemente, un gruppo di ristoratori (io compreso) ha sfidato 6 dei piu’ noti critici a riconoscere ingredienti usati da Chefs imparziali nella preparazione di una varieta’ di piatti. Il risultato? Noi azzeccammo il 92%, i critici il 28%. Adrian (AA) Gill poi e’ noto come il critico che quando visita un locale scrive solo il 25% su cibo e servizio. Il resto non c’entra proprio niente. Quando visito’ il River Cafe’ a Hay-on-Wye, Wales, disse al cameriere che il pasto era stato “disgusting” (uno schifo), causando lo Chef/Patron a picchiare un dipendente, ma scrisse la sua rubrica lodando la bonta’ dello stesso cibo. E’ un alcolizzato che non beve alcohol da anni per evitare ricadute – ma sembra che abbia altri mezzi per andare fuori di testa.

    1. Avatar Antonio Scuteri ha detto:

      Hai proprio ragione Ermanno, è assurdo che i critici non abbiano fatto gli chef, non lo trovo serio.
      Per esempio, io conosco un giornalista che fa la critica delle gare ippiche. Ma lui invece è una persona seria: prima di intraprendere questa attività ha pensato bene di fare il cavallo per ben tre anni. Sentissi come nitrisce bene 😀

    2. Avatar Ermanno Nuonno di Agnone ha detto:

      Questa mi e’ piaciuta, Antonio! Prima cavallo, poi fantino ed infine critico – questo si’ che si chiama apprendistato a dovere! Non dico che i critici debbano aver lavorato 30 anni in una cucina ma dovrebbero avere una buona conoscenza di tutto quel che succede in un ristorante prima di metter penna su carta e rovinare qualcuno: guarda cosa successe a Bernard Loiseau, famoso Chef che si suicido’ nel 2003, quando un ‘critico’ disse che non meritava le 3 stelle Michelin che aveva da anni. A tutti, ogni tanto capita una giornata storta – e scrivere str****te basate su una sola esperienza non e’ proprio giusto. Io non licenzio qualcuno per una rubrica non brillante, ma alla fine di ciascun servizio chiedo sempre ai miei clienti il loro onesto parere. Questi frequentano il locale da anni ed anni e notano tutte le variazioni, nel bene e nel male, e me le fanno sapere senza peli sulla lingua. E di questo parlo al mio Chef ed al mio Maitre d’Hotel: i critici non ci fanno certo paura!

    3. Avatar Antonio Tomacelli ha detto:

      Di là, su Intravino, i produttori dicono sia necessario lavorare minimo tre anni in vigna prima di poter soltanto bere un vino.

  4. Carta e bit riescono ambedue a fare un insopportabile rumore , ma la carta costa di più ,quindi hai più vincoli .Carta e siti comunque possono essere sottoposti ambedue alla prova dei 30 secondi , ed in questo con i siti si scoprono molte più magagne.
    E poi chissenefrega detesto critici e cuochi , e chi parla dei cuochi pensando ai critici e chi parla dei critici pendando aicuochi , e chi fa il cuoco ma si sposa un critico …….. Insomma il mio cuoco preferito è mamma ed ovviamente chi parla male di mamma .. gli spacco la faccia

  5. Avatar esperio ha detto:

    E’ strano che si parli di AA Gill. Quello ha sempre preso… in giro tutti e tutto e che sia menzionato in Italia mi sembra un po’ troppo.

  6. Avatar Man ha detto:

    A me le recensioni di AA Gill fanno schifo, per il motivo citato da Ermanno. Non sono recensioni: sono un pretesto per esibire la sua (mediocre) prosa raccontando della sua noiosissima vita e di altre amenita’ di cui non frega niente a nessuno, e tantomeno a qualcuno che e’ interessato a leggere una critica gastronomica.

    Il mio critico inglese preferito, per la sua integrita’ e il suo palato, e’ Jay Rayner. E’ caduto anche lui nella tua tenzone Ermanno? Mi distruggi un mito?

    1. Avatar esperio ha detto:

      Adesso non esageriamo. L’uomo e’ certamente brillante e’ padrone delle sue capacita’. Intrattiene e stimola interesse. Altrimenti non sarebbe rimasto in giro cosi a lungo. A mia sindacabile opinine , AA Gill E’ da prendersi per quello che e’ e possibilmente con un bel paio di pinze

    2. Avatar Man ha detto:

      Ma quali capacita’? Che sa scribacchiare? Ribadisco che per me AA Gill come critico gastronomico non vale una cicca.

      E’ un privilegiato che non ha rispetto per il duro lavoro degli altri, ed e’ famoso solo perche’ le spara grosse e politically incorrect, il che e’ assai diverso dall’essere brillante.

    3. Avatar esperio ha detto:

      Puo’ anche darsi che l’uomo di gastronomia non ne capisca nulla,ma e’ inconfutabile che le sue recensioni continuano ad essere pubblicate settimanalmente e ad essere lette e commentate. Non mi sembra cosa da poco, considerando la forte competitivita’esistente nel mondo del giornalismo (o pseudo).
      Scusami ma mi sembra il classica caso – Prendere o lasciare-.

    4. Avatar Ermanno Nuonno di Agnone ha detto:

      Per dare un giudizio salomonico su AA Gill riporto qualche frase di un articolo scritto da lui stesso sul The Sunday Times Magazine del 21 Agosto. Parla dell’inutilita’ (secondo lui) di una educazione superiore, visto che i giovani non hanno la tendenza a passare almeno 5 anni laureandosi e poi specializzandosi e comincia cosi’:
      “Io fui sbattuto fuori dalla Public School (collegio privato) a 17 anni per aver infranto le regole – mi sorpresero che fumavo (non dice che cosa). Il mio primo lavoro fu’ in un piccolo Pizza Express dovero il solo impiegato (mi sembra strano, visto che PE ha sempre avuto un manager/manageress, minimo due cuochi e camerieri) dove cucinavo le pizze. Dopo Pizza Express (non dice quanto tempo ci rimase) ebbe una successione di lavori da mozzare il fiato: venditore ambulante di vestiti, modello pornografico e di ‘materie d’arte’, facchino in un grande magazzino, come facttotum in alcuni pubs e bars, cameriere, lavapiatti, custode in un deposito, manovale, giardiniere, babysitter, facchino in un magazzino di traslochi, pittore murale, naturalista, illustratore di favole e facchino nell’industria del cinema (dove spostava scenari secondo istruzioni ricevute). Ho insegnato disegno, cucina (questo e’ straordinario) ed ho posato nudo come modello.

      E qui intervengo io: e a quel punto conobbe la sua futura terza moglie, Nicola Formby, editrice di Vogue Magazine, che “riconobbe i suoi meriti artistici e letterari” ed uso’ la sua (notevole) influenza per farlo assumere da Rupert Murdoch, suo grande amico (e si sussurra ex) nel Sunday Times, dal quale non si e’ mai mosso”. Ha avuto una serie di scontri clamorosi, dopo aver offeso mezzo mondo, e’ dichiarato ‘persona non grata’ in ristoranti di mezza Londra e di provincia ed e’ stato buttato fuori da un numero di posti – il piu’ noto e’ stato Gordon Ramsay che gli affibbio’ un calcio in c..o. AA ha 54 anni e non ha ancora capito che il mondo non ha bisogno di gente come lui.

      Infine, per Man: Jay Rayner e’ un gentiluomo che conosco da tanti anni – la sua ora defunta madre, la famosa Claire Rayner, intenditrice e buona forchetta, lo portava con se ma solo a pranzo, visto che diceva (giustamente) che i bambini la sera devono essere a letto entro le 9. Ma visto che siamo amici non ha mai scritto una riga su di noi – ma ci frequenta almeno una volta al mese, quindi vale lo stesso!

      Scusate la lunghezza.
      Ermanno

    5. Avatar Man ha detto:

      Ermanno, come si chiama il tuo posto a Twickenham? Se ci viene Rayner cosi’ spesso devo assolutamente provarlo la prossima volta che sono a Londra! (e poi c’e’ il bonus delle mozzarelle…).

      Se sei modesto e non ti vuoi fare pubblicita’ usa

      eatdrinkmanwomanblog@gmail.com

    6. Avatar Ermanno Nuonno di Agnone ha detto:

      Si, non vorrei fare una ‘Briatoriata’ pubblicizzando il mio business percio’ ti scrivero’ a parte.

  7. Avatar esperio ha detto:

    Si, forse hai ragione, la stiamo facendo un po’ lunga su Gill. Comunque rimango del parere che nonostante il personaggio sia cotroverso, abbia carattere e che riesca a stimolare interesse ai lettori domenicali e sonnacchiosi. E per finire che altro puo’ dire, il nostro Gill, in un contesto quale la ristorazione Londinese :scialba, schizzofrenica, boriosa, incompetente, sopravalutata e costosissima? (Ovviamente qualcuno si salva. Pochi.

  8. Ecco, la differenza tra bit e carta è quello che si vede qui, ed in tutti gli altri siti. Si possono fare commenti immediatamente, replicare ad un autore, dirgli che è un venduto oppure che è un genio. Su una rivista cartacea o peggio su una guida, questo non si può fare. Ho paura che alcuni critici cartacei abbiano paura di questo, scendere dai loro scranni e mescolarsi con tutti gli altri.

    1. Avatar Antonio Scuteri ha detto:

      Hai colto nel segno, è proprio questo (insieme alla possibilità di costante aggiornamento) il punto di forza del bit
      Il punto di forza della carta, invece, è che gli editori di carta (che poi di fatto hanno pubblicazioni sia su carta che su web) pagano lo stipendio, gli editori online invece ancora no
      Finche dura…

  9. Avatar io sto al punto 9 ha detto:

    a che punto della disputa vi trovate?

    ciò su cui da figlio dei socialcosi ho riflettuto,
    riferendomi al carteggio Pignataro-Visintin, è da dove salti fuori ‘sto fastidio per gli abbagli della gente comune. Da persona comune non nego che noialtri comuni, approdati da poco in rete, ci si atteggi per qualche tempo a critici-di-qualcosa senza averne cognizione. Ma poi passa a quasi tutti! Io ad esempio mi considero solo un lettore: sto connesso tutto il giorno ma pago tuttora l’abbonamento a due quotidiani cartacei (uno generalista e uno locale) e compro ogni anno un paio guide,


    invece di offendermi per la scarsa empatia dei giornalisti preferisco supporre che ad agosto si chiudono e mandano in stampa le guide per l’anno venturo. Pensare insomma sia stata ‘na botta di sconforto, uno sfogo tipo: “abbiam fatto un buon lavoro, meriteremmo i complimenti della gente ma la gente sta su TripAdvisor”, io vi faccio un sincero in bocca al lupo ma voi fatevi un nodo al tovagliolo, Signori miei! Per rammentarvi che pensandola così scrivereste solo per un pubblico di edotti 50enni, e sai che soddisfazione insegnar loro le cose, chissà come mai da lettore 30enne non diserto anch’io Dissapore e Intravino…

    1. Avatar esperio ha detto:

      Scusami, ma il tuo commento mi sembra un po’ disperato, ermetico e inconclusivo. Stavi esponendo il tuo pensiero a qualcuno in particolare? E allora va bene. Altrimenti non si e’ capito niente. Vedi il guaio e’, a mio invisibile avviso, che tutte le suddette domante si riferiscono al mondo anglosassone, e l’universo Italia piaccia o no e’ tutta un altra cosa. Infine e’ utile ricordarti che di cinquantenni c’e’ ne sono in giro a milioni e quasi tutti ancora in buono stato. Una societa’ sana e’ fatta da vecchi anziani e giovani: tutti in buona armonia tra loro. Ciao

    2. Avatar esatto ha detto:

      stavi esponendo il tuo pensiero a qualcuno in particolare?

      proprio così:
      su un blog non ci si rivolge necessariamente agli altri commentatori, bensì si risponde alle questioni sollevate dall’autore del post e sul punto 9 sono ragionevolmente sicuro di essere stato pertinente (le parole in rosso sono link) e sufficientemente esaustivo. Fidati un briciolo di me, quindi, se ti dico che tutte le suddette questioni non si riferiscono al mondo anglosassone…

  10. Avatar Fabrizio pagliardi ha detto:

    Be’!! gli articoli gratis sono un bel vantaggio ma non credo durerà. Ma a parte questo credo che i blog, che puntano al numero di contatti, e la possibilità di risposta che ingenera populismo, sono un connubio che non può generare niente di positivo alla lunga.