di Francesca Frida 4 Settembre 2009

I protagonisti del film Io sono l'amore di Luca Guadagnino

Sono a Venezia. Inviata da Dissapore per scoprire se la 66esima Mostra Internazionale del Cinema sia, come si dice, un festival del cinema gastronomico. Un festival lo è, di sicuro, per i grandi alberghi veneziani. Dormire tre notti al Danieli costa 2.200 euro (senza colazione!), mentre l’ineffabile Excelsior, che offre contatti ravvicinati con divine, attori, politici e codazzo di escort, ne costa 2.600. Superfluo precisare che sono full da settimane. Dicevamo, la pappa. Ai gastrofanatici impenitenti che leggono Dissapore, piacerà Soul Kitchen, in concorso, del regista turco Fatih Akin. Un ristorante in crisi, il nuovo cuoco che arriva, il menù rivoluzionato secondo gli insegnamenti del cuoco spagnolo Ferran Adrià. Ancora un capitolo della storia cucina tradizionale versus cucina molecolare? Sì, dicono. Con il lieto fine dopo le prime difficoltà. Alla proiezione non inviteranno Striscia La Notizia.

Un film che invece sono riuscita a vedere è Io sono l’amore, del regista palermitano Luca Guadagnino. Racconta la storia di una famiglia dell’alta borghesia milanese, i Recchi (anche se alla proiezione qualcuno sussurrava il nome degli Agnelli), distrutta da vari accadimenti, tra questi: l’insana passione che coinvolge la padrona di casa e il suo giovane cuoco. Lui non è quel che si dice un adone, ma i piatti che cucina, fatali i Gamberoni su bocconcini di ananas e peperoni (Carlo Cracco è il consulente culinario del film), riescono ad accendere i sensi dell’annoiata signora Recchi, l’attrice Tilda Swinton. Capito cosa riescono a fare i cuochi?

Guardando il film, è interessante scoprire come il trend della nuova cucina si intrufoli nei consumi della famiglia. Anche lì, non sono più solo tagliatelle. Mentre è bellissimo osservare il rituale gastronomico della grande borghesia milanese, fatto di tavole perfettamente preparate, dove si sprecano fiandre, argenti, vetri preziosi, e raffinate zuppiere servite da camerieri in guanti bianchi. E a Milano, posso dirlo per esperienza personale, di ville tipo la Necchi Campiglio dove è ambientato il film, non se ne vedono tante. Un edificio anni’30 in centro, con giardino e piscina, appartenuto alla famiglia Necchi, ricordate le macchine da cucire? Rappresentazione ideale della prigione dorata.

E con questo, anche noi iscriviamo qualcosa alla moda, molto americana, del film gastronomico. Vedi il clamoroso successo di Julie & Julia diretto da Nora Ephron, che racconta la vita di Julia Child (interpretata da Meryl Streep), la donna che a partire dagli anni’60 ha insegnato alle massaie americane i rudimenti di una nuova cucina. Personaggio rilanciato, e qui il cerchio si chiude, dal blog diventato libro e poi film, appunto: The Julie/Julia Project. Per il momento da Venezia è tutto, alla prossima.

[Immagine: Ufficio Stampa di Io sono l’amore]