di Massimo Bernardi 24 Settembre 2009

Un muffinVolete avvitarvi dal ridere? Leggete questa storia. —Premessa— Agli inglesi piacciono i muffin, soffici dolcetti da forno che di solito stanno nel palmo di una mano. —Fine premessa—. Scena prima | Siamo in un punto vendita dei supermercati Tesco, a Exeter, nella contea di Devon. Nel reparto pasticceria due studentesse diciassettenni stanno per comprare un muffin al mirtillo. ATTENZIONE. Le due giovani sono italiane, capito? ITALIANE. Palpano il primo muffin per sentire se è fresco. Um, no. Ne provano un altro. Nemmeno. Il terzo va bene, lo comprano. Fanno per uscire dal negozio ma vengono fermate da uno sbraitante addetto alla sicurezza. Sono state filmate dalle telecamere a circuito chiuso.

Scena seconda | Le due italiane sono ora nel seminterrato di Tesco. In una stanza qualcuno le sta avvertendo che potrebbero essere processate e condannate. PROCESSATE? CONDANNATE??? Che reato hanno commesso? “Food contamination”, contaminazione del cibo. Nel foglio che stanno leggendo, c’è scritto che sarebbe meglio se contattassero un avvocato.

Colin Gott, l’uomo che le ospita, racconta ai giornali che le ragazze sono sconvolte. E aggiunge che gli italiani hanno un approccio molto più manuale con il cibo che comprano, ma questo non significa contaminare qualcosa.

Ora, cosa vuol dire che abbiamo un approccio più manuale con il cibo rispetto ad altri popoli? Avete ragione se rispondete che la nostra venerazione per il cibo ci ha reso esigenti, più esperti. Ma come la mettiamo con il cliente in fila dietro di noi? E poi, lo chiedo agli esperti, si può parlare seriamente di contaminazione per due toccatine ai muffin?

Immagine: Daily Mail