di Antonio Tomacelli 25 Maggio 2010

Aggiornamento delle 18,50. La Conad ci ha appena scritto per smentire quanto riportato oggi dal Corriere della Sera e dal Giornale. “Contrariamente a quanto riportato da alcuni organi di informazione, Conad non ha mai sospeso forniture di prodotti da Israele.”

Da dove vogliamo cominciare? Dagli starnazzamenti sulla superiorità della razza ebraica di Fiamma Nirenstein (Il Giornale) o dalla domanda di legalità pret-a-porter di Furio Colombo (Corriere della sera)? No, meglio iniziare dalla notizia: Coop e Conad hanno rimosso dagli scaffali i prodotti a marchio Agrexco perchè provengono dalla Cisgiordania. Così provocando la memorabile incazzatura dell’opinione pubblica che si è subito scagliata contro le due catene, accusandole di boicottaggio delle merci israeliane.

Ragioni del boicottaggio? La prima è che i prodotti provengono dalla Cisgiordania, territorio occupato durante la guerra dei sei giorni dall’esercito Israeliano e mai più restituito al popolo palestinese. Per tutti, dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite alla Corte Internazionale di Giustizia, la Cisgiordania è un “territorio occupato” da Israele.

La seconda è una conseguenza. Come è possibile importare qualcosa da uno stato non riconosciuto e che in buona sostanza non esiste?

Qui entra in campo la “tracciabilità“. È il termine che definisce la provenienza di un prodotto, non nel senso dei pomodori che arrivano da Napoli piuttosto che dalla Cina. Qui si parla di prodotti non etichettabili legalmente perchè provenienti da un “paese che non c’è”. Ve la immaginate un’etichetta senza il luogo di produzione? Ma ora fate attenzione, e abbiate la compiacenza di seguirmi nella lettura delle parole di Fiamma Nirestein.

“Non ha importanza che per coltivare frutta e verdura da 60 anni gli israeliani si sono spaccati la schiena, che hanno insegnato al mondo come irrigare a goccia, dando lezioni su come coltivare prodotti indispensabili persino nel deserto. Che importa di fronte a un mostro detto colono che a Gaza lasciò le serre piene di fiori e pomodori ciliegia, poi consegnate ai palestinesi e subito fatte a pezzi dalla rabbia di Hamas. Per la Coop, i coltivatori della Striscia di Gaza devono crepare di fame con le loro famiglie come i contadini ucraini ai tempi di Stalin.”

Ora, ringraziato senza ironie il popolo israeliano per il contributo all’umanità, ricordiamo sommessamente alla Nirenstein come i coloni siano gli stessi che per vendetta hanno bruciato migliaia di olivi palestinesi. Vergognosa poi l’accusa di affamare il popolo israeliano: qui se c’è qualcuno che sta vivendo una crisi umanitaria senza precedenti è il popolo palestinese, cui il blocco di Gaza impedisce l’importazione di medicinali e cibo, per tacere le condizioni di vita della popolazione civile.

Io te lo dico, ardente Fiamma: con la legge del taglione si va avanti all’infinito senza concludere niente. E per questo che l’umanità ha sostituito le tavole della legge con il diritto internazionale sancito dall’ONU. Può darsi che non l’abbia scritto Mosè, ma grazie a Dio, nemmeno Maometto.

[Fonti: Il Giornale, Corriere della Sera, immagine: Life]