di Lucia la Gatta 25 Marzo 2012

I ristoranti di Palazzo Madama e Montecitorio ancora nell’occhio del ciclone. Dopo la denuncia di pranzi luculliani a prezzi da mensa, il relativo adeguamento dei prezzi e la fuga dei senatori verso “tavolini” meno costosi (con la conseguente cassa integrazione per alcuni dipendenti), ora si è scoperto che i ristoranti dove i parlamentari italiani trascorrono la loro pausa pranzo, sono “fuorilegge”. E l’ultima defaillance arriva con l’olio d’oliva.

Infatti, il prezioso “oro giallo” viene servito ai tavoli in ampolle anonime, diversamente da quanto approvato nel 2006 nel decreto legge dello stesso Senato. I ristoranti della Camera e del Senato, dunque, tornano nel mirino per avere eluso questa legge che vieta la vendita di olio extravergine d’oliva nei pubblici esercizi quali pizzerie, mense e ristoranti, in ampolle o altri contenitori non etichettati. Camera e Senato inclusi. L’uso delle ampolline – questa la motivazione che ha portato il Senato ad approvare il testo – svilisce il prodotto che viene degradato dalla luce, dall’ossigeno e, in molti casi, dai continui rabbocchi.

In questo modo si possono prevenire le frodi nel commercio dell’olio di oliva e assicurare una migliore informazione ai consumatori, senza contare le sanzioni: in caso di violazione sono previste sanzioni da 1.000 a 3.000 euro. Questa è l’ultima…macchia d’olio sulle candide tovaglie dei ristoranti del nostro Parlamento, proprio mentre una norma di iniziativa popolare chiede maggiore trasparenza sull’etichettatura dell’olio d’oliva.

Eppure ho come l’impressione che i ristoranti di Palazzo Madama e Montecitorio non siano gli unici ad ignorare questo provvedimento, non proprio fresco di approvazione. Sbaglio?

[Crediti | Link: Il Giornale. Immagine: Ivano Borsato]