di Massimo Bernardi 13 Giugno 2010

“Io vado all’Harry’s Bar e vedo lì… il ministro Matteoli”. Leggere i quotidiani ‘stamattina e incrociare l’Harry’s Bar è una cosa sola. Parlano tutti del posto in cui, dicono i carabinieri di Firenze, si sono incontrati il coordinatore del Pdl Denis Verdini, il ministro Altero Matteoli, l’imprenditore Riccardo Fusi e il funzionario del ministero Gerardo Mastrandrea, per parlare di appalti e nomine. Dubbio: di quale Harry’s Bar stiamo parlando? Forse quello di Venezia caro ai famosi di ogni epoca? No. E nemmeno quello di Firenze, amato dagli estimatori dei Lungarni. Parliamo dell’Harry’s Bar di Roma: il santuario della Dolce Vita felliniana.

Si tratta di un ritrovo elegante dall’aspetto un po’ ammuffito, destinazione prediletta dai turisti di tutto il mondo specie se ultraquarantenni. La pompa ricorda i tempi gloriosi della via dove si trova, Via Veneto, e i piatti del menù, che nella piccola sala interna costano il doppio rispetto alla veranda, sono almeno oscurantisti: insalatona con gamberetti, riso allo zafferano, bresaola, bocconcini di pollo, filetto alla Voronoff. Dalla torta Chateaubriand in giù, sembra che i dolci curati dal pasticcere Vincent Livette siano molto graditi.

Vergognosamente caro, amato dai politici meglio se non romani, si avvale di un servizio attento a ogni minuzia, svolto come si diceva un tempo, da “personale altamente qualificato”. Se negli anni ruggenti della Dolce Vita o eri all’Harry’s Bar o non eri, ancora oggi farsi vedere all’ora dell’aperitivo o dopo le 21:30, quando implacabile scatta l’ora del piano-bar, è importante. Per dire, lo scorso 15 maggio, il Governatore della Regione Lazio, Renata Polverini, ha festeggiato qui il suo compleanno.

Chi ne sa di più, chi c’è stato almeno una volta nella vita, meglio se non troppo tempo fa, ci faccia sapere cosa ne pensa.

[Fonti: Corriere, Harry’s Bar, AdnKronos, immagini: Harry’s Bar, Flickr/DD Schroeder]