Se continua così, toccherà farli proteggere dal WWF o dichiararli “Presidi Slow Food”. I giornalisti, quelli fatti come una volta, stanno diventando merce rara in Italia. Prendi quel figo di Andrea Scanzi, ad esempio: ha sollevato una rivolta popolare solo perchè nel suo ultimo libro “Il vino degli altri” riporta alcune situazioni scottanti sulle cantine in Toscana. Ora, se qualcuno ti rivela che le cisterne arrivano di nascosto dalla Puglia che fai? Se ti chiami Andrea Scanzi e sei un giornalista che per passione si dedica al vino pubblichi tutto. Se invece sei uno dei soliti “tesserino amaranto” che copiaincollano i comunicati stampa, fai finta di nulla e ti volti dall’altra parte. Ecco, il mondo enogastronomico è pieno di mezze calzette così: “tutto bello, tutto bbuono” e tira a campare. Vivaddio, nel mondo del vino un Andrea Scanzi ce lo abbiamo, anche se solo a prestito. Dite che è troppo difficile trovarne di simili nel mondo del cibo? In fondo è semplice, dai, basta che faccia “il giornalista”, ma vero, eh!

commenti (6)

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  1. Avatar francesca ciancio ha detto:

    “il tesserino amaranto” non gode di grande simpatia. questo è chiaro e spesso è anche meritata la scarsa indulgenza. però una nota a favore devo proprio spenderla.

    solo due numeri: più di centomila giornalisti iscritti all’ordine, lavora con contratto a tempo indeterminato il 26 per cento. e il restante 74? partite iva, cessione di diritti d’autore, co co co , ritenuta d’acconto, stage con rimborso spese, contratti a termine brevi, sostituzioni estive, a nero – un grande classico!!!

    tanti. anzi troppo vista l’offerta. e soprattutto una moltitidine di autodidatti, senza che nessuno gli spieghi che una marchetta in meno ti fa dormire meglio la sera. al contrario: ” fai poco lo scrupoloso, tanto che non lo sai che gira tutto così” tu ti opponi e la risposta ” vedi la fuori , c’è una coda lunga un km pronta a prendere il tuo posto e i tuoi 20 euro a pezzo”.

    Se ci fosse un minimo di tranquillità economica – e rispetto dei diritti di corporazione- sono sicura che i tanti “marchettari” – soprattutto quelli sotto i 40 anni .- sarebbero ben lieti di realizzare il sogno di tutta una vita, ovvero quello di fare il mestiere più bello del mondo. anche parlando di cibo e vino

    1. Avatar Antonio Tomacelli ha detto:

      D’accordo con te, ma di “cattivi maestri” è pieno il settore. Quanti giornalisti a “posto fisso” fanno veramente il loro mestiere?

    2. Avatar VignereiMaNonPosso ha detto:

      a me premono più gli altri

    3. In quanto titolare di “tesserino amaranto”, versante professionisti, mi sento di sottoscrivere in gran parte quanto scritto da Francesca Ciancio. Aggiungo che generalizzare è sempre un esercizio tanto facile quanto sciocco. Dire che i giornalisti sono tutti o quasi disonesti o marchettari equivale a dire che tutti o quasi i produttori di vino fanno il vino con le bustine. La Ciancio centra in pieno uno dei punti salienti quando dice che l’indipendenza economica è una delle conditiones sine quibus non per l’indipendenza di pensiero. Aggiungo anche che il rapporto di dipendenza da un giornale (la cosiddetta “sicurezza”) non è condizione nè necessaria nè sufficiente per l’imparzialità. Il calderone di partite iva, diritti d’autore, dopolavoristi, dilettanti, sedicenti e aspiranti raccoglie casi e professionalità diversissime. L’onestà intellettuale dei (tanti) buoni e onesti giornalisti è messa ogni giorno alla prova da giornali che, essendo ostaggio non dei lettori ma della pubblicità, costituiscono poco più che cataloghi (con contenuti conseguenti). Ciò premesso, il cialtronismo è tra i giornalisti assai diffuso. Ma in forme molto più sfumate di quanto la brutale scansione onesti/disonesti faccia pensare. I condizionamenti diretti e indiretti, più o meno consapevoli, più o meno dissimulati, sono tantissimi, non sempre chiari, non sempre espliciti. Le responsabilità sono spesso abilmente spalmate tra più soggetti, con quote individuali talvolta così sottili da apparire impercettibili o trascurabili. E’ anche una questione di scuola e di deontologia, è vero. Ma che ci si può aspettare da una categoria per entrare nella quale, almeno come pubblicista, non è richiesto alcun esame, basta avere la terza media e dimostrare di aver scritto per un biennio qualche articoletto più o meno fittiziamente pagato? Todos caballeros: poi per forza che escono strafalcioni e marchette. Ma se i giornalisti non sono i primi ad opporsi all’andazzo…
      Saluti,

      Stefano Tesi

    4. Avatar Dani ha detto:

      Ma Scanzi non se la stava prendendo con Cernilli? Di cosa stiamo parlando?

  2. Io ho preso una querela da un produttore di Chianti classico (si fa per dire) per aver scritto di cisterne e di vigne vecchie riabboccate con vino che veniva da fuori.

    E non sono stato condannato.

    Il problema semmai è che quel produttore continua a fare vino.