di Antonio Tomacelli 11 Maggio 2010

Se continua così, toccherà farli proteggere dal WWF o dichiararli “Presidi Slow Food”. I giornalisti, quelli fatti come una volta, stanno diventando merce rara in Italia. Prendi quel figo di Andrea Scanzi, ad esempio: ha sollevato una rivolta popolare solo perchè nel suo ultimo libro “Il vino degli altri” riporta alcune situazioni scottanti sulle cantine in Toscana. Ora, se qualcuno ti rivela che le cisterne arrivano di nascosto dalla Puglia che fai? Se ti chiami Andrea Scanzi e sei un giornalista che per passione si dedica al vino pubblichi tutto. Se invece sei uno dei soliti “tesserino amaranto” che copiaincollano i comunicati stampa, fai finta di nulla e ti volti dall’altra parte. Ecco, il mondo enogastronomico è pieno di mezze calzette così: “tutto bello, tutto bbuono” e tira a campare. Vivaddio, nel mondo del vino un Andrea Scanzi ce lo abbiamo, anche se solo a prestito. Dite che è troppo difficile trovarne di simili nel mondo del cibo? In fondo è semplice, dai, basta che faccia “il giornalista”, ma vero, eh!