di Massimo Bernardi 9 Marzo 2010

Preparativi per la cena di Benito MussoliniOvvio che per evitare le polemiche dovevi percorrere un’altra strada. Al contario, se sei il centro di cultura gastronomica Casa Artusi di Forlimpopoli, e nel calendario di cene tematiche che incentri ognuna su un personaggio romagnolo, il quinto appuntamento, imminente—previsto per lunedì 15 marzo—lo dedichi a Benito Mussolini, qualcuno proprio bene non la prende. Dopodiché, gridare all’apologia del fascismo per un menù, un presentatore che introduce la serata, quattro chiacchiere ingessate, vuol dire non cogliere la sproporzione tra causa ed effetto.

Invece, fatalmente, è successo. Lo ha fatto Maurizio Viroli, professore all’università di Princeton, bollando come “cena della vergogna” l’appuntamento.

“Casa Artusi offre un prezioso aiuto alla banalità del male che non distingue fra il giusto e l’ingiusto, tra la tragedia e la commedia, e per questo è stata ed è il più solido sostegno del totalitarismo”.

Sul capo del fascismo gli animi si scaldano. “Parlare di Mussolini associandolo alla buona tavola, all’attrattiva turistica e, chissà, anche agli ammiccamenti elettorali, ci lascia veramente sconcertati”, ha scritto il Comitato in difesa della Costituzione di Ravenna (sì, ne esiste uno). “Pare un ennesimo episodio di banalizzazione della memoria”, hanno accusato i giovani del Pd. Anche Maurizio Ridolfi (Università della Tuscia) è intervenuto per deplorare.

Il presidente di Casa Artusi, che è Massimo Montanari, storico dell’alimentazione e docente a Bologna, ha cercato di riportare la calma assicurando che non c’è nessuna intenzione di celebrare ma si vuole riflettere sul personaggio, in quanto romagnolo e comunque esistito.

Ma la strada della cena conviviale sembra impercorribile sia a destra (siete i soliti comunisti) che a sinistra (in tempi di regime c’è poco da mangiarci sopra). Figurati quando si saprà il menù, può succedere di tutto. E magari si dimentica che Mussolini non sedeva al tavolo senza annodarsi al collo un mega tovagliolo, che mangiava carne solo sotto forma di arrosti marinati con abusi di maggiorana, e che insomma, non era esattamente quel che si dice un gurmé.

Ma la domanda è un’altra. Se qualcuno vi chiedesse di partecipare a questa bislacca cena lunedì 15 marzo, voi accettereste l’invito?

[Immagine: ViaEmilia.net]