di Lucia la Gatta 19 Marzo 2012

Il dialogo è tutt’altro che surreale e lo si può ascoltare da noi in Italia, dove l’usanza non è diffusa e sembra sempre di fare una figuraccia chiedendo di portare via gli avanzi.
— “Che fai chiedi gli avanzi del cibo?”
— “Come avanzi del cibo? E’ nei piatti dei bambini che non hanno toccato quasi nulla perché aspettando la pizza si sono fiondati sui nostri antipastini e quindi erano già sazi. Che faccio, gliela faccio buttare? Certo che no, chiedo…gli avanzi!”

Nei Paesi anglosassoni, invece, la normalità è la doggy bag: quando sulla tavola avanza del cibo, nessun cameriere si scompone se gli viene chiesto di portarlo a casa, anzi, il più delle volte non è nemmeno necessario chiedere. E non tutti, of course, hanno un cane a casa.

Qui abbiamo il terrore di passare per poveracci, più per snobismo che per altro. Poi però, alzi la mano quel genitore che di fronte al rifiuto del figlio di mangiare una pietanza o di finire il cibo nel piatto, non ha mai tirato fuori il discorso dei bimbi che muoiono di fame.

Intanto, un terzo del cibo prodotto nel mondo viene sprecato, per un totale di 1,3 miliardi di tonnellate, il problema riguarda anche l’Italia dove per gli sprechi a tavola viene perso cibo per oltre 10 milioni di tonnellate.

Ma c’è chi si muove invertendo la tendenza allo spreco. E’ la Provincia autonoma di Trento, che ha distribuito nei ristoranti quarantamila eco-vaschette per consentire ai clienti di portare a casa il cibo non consumato. Doppio il vantaggio sia dal punto di vista ambientale che etico: il ristoratore vede ridursi la frazione di rifiuto organico da smaltire, mentre il consumatore trasforma in cibo ciò che altrimenti sarebbe finito nel cestino.

Ri-gustami a casa: col tuo cibo riempi il frigo non il cestino”, lo slogan della campagna pubblicitaria. Io lo adotto.