di Jacopo Cossater 19 Marzo 2012

Un libro (The Unofficial Mad Men Cookbook). Un tour gastronomico di New York sul tipo Sex and the City. Perfino un gusto di gelato Ben & Jerry’s. Ostriche alla Rockfeller, crema di menta e filetto alla Wellington hanno il loro ruolo in Mad Men. E non è un caso che la serie trasmessa in Italia da FOX e Rai4 abbia vinto gli ultimi 4 Emmy Awards.

C’è un prima e c’è un dopo Mad Men. Un prima, fatto di sceneggiature solidissime e interpretazioni perfette, e un dopo, quando a questi elementi si sono aggiunte regie vertiginosamente accorte, fotografie che strizzano l’occhio a Hollywood e costumi ineccepibili (più in generale ambientazioni). Nel 2007 Mad Men è stata la prima, subito seguita da altri magnifici drama come Breaking Bad (2008), The Good Wife (2009), Boardwalk Empire (2010), Game of Thrones (2011), Luck (2012), solo per citarne alcuni.

Apparentemente Mad Men racconta la sola storia di Don Draper, rampante pubblicitario della New York anni sessanta. Il perfetto ritratto di un manager di successo: la sicurezza, la creatività, la (bella) macchina, la (bella) casa, la (bella) moglie, i soldi. Molto è apparenza: Don Draper ha un passato oscuro e fantasmi che incoraggiano rapporti pericolosi con l’alcool e l’altro sesso, sponda necessaria per sfogarsi e al tempo stesso trovare protezione.

La serie è ambientata negli anni d’oro della pubblicità. I personaggi sono mossi dall’ambizione: carriera, emancipazione e amore sono scopi superiori, per raggiungerli tutto è concesso. Parole come integrità e onestà sono solo sostantivi da dizionario. Sullo sfondo una società in bilico tra tradizione e cambiamento, tra discriminazioni razziali e indipendenza femminile.

Riguardate le stagioni andate in onda negli anni scorsi con avidità se volete cogliere tutti i dettagli.

Gli interni degli uffici, dei bar, dei ristoranti; le movenze dei protagonisti, dal parlare al camminare; i costumi e, aspetto non secondario, il cibo. Cancellate tutte le conoscenze acquisite nel campo durante gli ultimi cinquant’anni. Sigarette come piovessero, sigari per festeggiare, whisky di prima mattina, martini prima e dopo cena, birra e vino durante i pasti. E poi bistecche, uova, burro. Mad Men rappresenta fieramente tutto l’opposto delle nostre conquiste dietetiche.

E guarda caso, se 10 anni fa a New York impazzavano i cosmopolitan ed i bar colorati di Sex & The City oggi niente descrive il concetto di charme meglio dei locali old-fashioned come lo storico pub P.J Clarke e il bellissimo Oyster Bar dentro Grand Central Station. Anzi, per chi vuole immergersi nelle atmosfere (culinarie) della serie è appena uscito “The unofficial Mad Men cookbook“, il volume che alle ricette delle ostriche Rockfeller e del Martini affianca una guida ai locali preferiti da Don e Roger Sterling (socio e amico del protagonista).

Insomma, Mad Men è solo apparentemente Doncentrica: niente di tutto quello che ruota intorno all’ingombrante personalità del protagonista è messo lì a caso ma fa sempre parte di un disegno più grande. L’ottimismo e lo sconforto, le paure e le speranze, la gioia e il dolore. C’è chi dice non abbia la grande coralità di una serie come The Wire e (più recentemente ed in misura minore) Lost, ma ormai -dopo quattro anni- ci siamo abituati ad amarla incondizionatamente.

Tutto è pronto per ricominciare: domenica 25 marzo negli Stati Uniti inizia la quinta stagione*. La data è segnata.

*Da seguire in lingua originale, eventualmente sottotitolata in italiano.

P.S. Domani il settimanale Newsweek diretto da Tina Brown, sarà in edicola con una copertina dedicata alla serie e ambientata nel 1965, anno in cui si svolgono i nuovi episodi di Mad Men.

[Crediti | Link: The unofficial Mad Men cookbook, Italian Stubs, Rivista Studio. Immagini: Newsweek, Fine Dining Lovers]