di Massimo Bernardi 29 Settembre 2011

Bene, adesso che sono usciti i Bar d’Italia 2012 del Gambero Rosso, adesso siete contenti? Adesso potete andare a gugolare i nomi di Andrea e Marco Colzaghi, da Cassago (LC) — Brianza profonda — proprietari del bar dell’anno, Colzani: selezione, tostatura e torrefazione del caffè, prodotto in casa, cioccolato fatto praticamente sotto gli occhi dei clienti, brioche di lievito madre, yogurt di capra e linea salata in crescita. Oppure, invece di pensare “questo me lo farei” (il bar) con le classifiche degli altri, fate il deserto attorno al Gambero Rosso (essù, si fa per dire) e santificare l’istituto della colazione raccontando non già il vostro bar dell’anno, ma il Best. Bar. Evah.

Nel frattempo vi dico del mio. L’avevo lasciato quanti anni fa?, non so. L’ho ritrovato ieri, ed è tutto lì. Il Caffellatte di Firenze in via degli Alfani 39/r ha tutto, anche i difetti. Qualcuno diceva: a volte è un set anni ’60 allestito perfettamente, però gli difetta la tensione drammatica; a volte dice tutto. Dice tutto il cappuccione dentro la grande tazza bianca (3,50€), prendilo in mano, schizzati un baffo con la schiuma, metti dentro quel che vuoi, pane tostato con burro e marmellata bio o una fetta di torta cioccolato e pere con la crema (5€), che mica mi ricordavo c’aveva la pasta così buona. Dice tutto lo yogurt con frutta fresca e muesli, la sua bontà inconsapevole e densa, una fuga dal piccoloborghesume delle nostre diete proteiche. Dice tutto il burro Maremma (1,80€ per 125 g), consegnato alla pruderie antidigiuno dal grasso che cola giù per le dita, e i pavimenti consumati, e il far breton (4,50€), e il cucinino per preparare la crema vera, e le uova al cucchiao, e il caffé d’orzo in acqua minerale, e il cesto dei cachi. Dice tutto quel qualcuno che entrando dice: “che gran calma c’è qui dentro”. Perché è inevitabile che i nostri Best. Bar. Evah. finiscano per somigliarci un po’.

[Crediti | Link: Gambero Rosso]