di Giorgia Cannarella 13 Marzo 2012

Si è parlato di libri nel sito del Corriere e a cascata su blog e social network. Durata: lo spazio di un weekend, ma per i maniaci come me è stato inebriante. Venerdì la provocazione dello scrittore Pietro Citati: “credo che sia molto meglio non leggere affatto, piuttosto che leggere Dan Brown, Giorgio Faletti e Paulo Coelho”. Seguita da una stoccata sulla scena letteraria odierna: “Una specie di orgia, dove ciò che conta è la volgarità dell’immaginazione, la banalità della trama e la mediocrità dello stile”.

In serata, appendice a Le Invasioni Barbariche su La7 con risposta di Faletti, che ha tirato in ballo Dumas e Mark Twain nientemeno, come lui “distrutti dalla critica del tempo”. La discussione non è nuova, da anni sentiamo il ritornello sulla mercificazione dell’industria editoriale italiana, le esigenze del mercato che prevalgono sul valore dei libri, e i vari Fabio Volo che schizzano in vetta alle classifiche.

Dando un’occhiata alla sezione cucina di qualsivoglia libreria o classifica di vendita, è inevitabile chiedersi se gli stessi commenti non valgano per i libri di cucina. Molti dei più venduti appartengono ad autori nati sul piccolo schermo o diventati famosi grazie alla presenza televisiva (chissà se a Faletti fischiano le orecchie). Immancabili le biografie del vip di turno che racconta come la fama non gli abbia tolto il tempo di cucinare, ovviamente seguendo le ricette di mamma sua ‘ché come lei nessuno mai. Spiccano le copertine colorate dei libri di cake design, cupcake, frizzi e lazzi vari; last but not least, i libri che insegnano a preparare cene per 20 persone in 40 minuti, e quelli che negli stessi 40 minuti promettono perdite di peso miracolose.

E’ solo un ritornello inutile e nostalgico rimpiangere “Il talismano della felicità” o “Le ricette regionali italiane” di Anna Gosetti della Salda, e i tempi dei libri di Luigi Veronelli non Antonella Clerici, Paolo Monelli non Alessandra Spisni? Esistono libri recenti che valgono il posto nelle vostre librerie, o il mercato gastroeditoriale si è definitivamente involgarito e banalizzato?

Citati sostiene che “i lettori ereditano le qualità degli scrittori”. Possiamo dare tutta la colpa ai colossi editoriali, o è l’asticella del nostro gusto che si è abbasata, e in realtà i vari “Mattia detto fatto” e “Cupcakes per principesse” sono quello che realmente vogliamo?

(Spero abbiate apprezzato la scelta di non nominare, nemmeno una volta, colei-che-non-deve-essere-nominata, malgrado il suo sorriso provocavatorio spuntasse da ogni classifica di vendita che ho consultato)