di Massimo Bernardi 2 Ottobre 2010

Qui ce n’è abbastanza per una discussione debitamente puntaca**i. Ieri sera sono rimasto a casa e senza alternative percorribili ho guardato Le Invasioni Barbariche su LA7. C’erano le famose interviste vis à vis (che a Daria Bignardi riescono bene perché fa le domande giuste) e pure i mini-talk show. In uno si parlava di cucina, protagonisti Benedetta Parodi e Beppe Bigazzi.

La prima, un tempo nota come sorella sfigata di Barbara Cristina, oggi è un caso editoriale grazie a Cotto e Mangiato, marchio dal successo travolgente in tivù e in libreria (800.000 copie vendute). Il secondo è il grande epurato da La Prova del Cuoco dove aveva spiegato come si cucina il gatto in umido.

Benedetta Parodi. Spiegare le ragioni del suo successo non è facile. Daria Bignardi l’ha presentata come “emblema della modernità, la barbarie di Baricco che cambia le cose”. Il Cotto e Mangiato versione TV è ambientato a casa sua, un set vivente dove quel che cucina, scelto di persona al supermercato, lo mangiano i bambini al ritorno da scuola. Il libro, per quasi tutti, è una sequenza di ricette cucinabili perfino da me, semplici e immediate, che intercetta lo spirito pratico di quelli in perenne lotta contro il tempo. I pochi altri motivano il successo con la spinta del marketing televisivo e il popolo bue, ma non pensano c’entri qualcosa con la cucina.

Poi Beppe Bigazzi. Filosofeggiando sullo smarrimento di un Paese, il nostro, che confonde la cucina con le ricette, il buongustaio toscano ha riconosciuto che la Parodi è un “fulmine di guerra”. Ma non parlategli di surgelati. “Chi fa la spesa al supermercato è destinato al sacrificio, il buon cibo pretende ingredienti eccellenti. Siamo sull’orlo di un precipizio perché parliamo sempre di dieta. La gente è costretta a dimagrire perché mangia male”.

Curiosamente defilato dalla discussione Stefano Bonilli, fondatore del Gambero Rosso.

E’ con la morte nel cuore, cari i miei piccoli lettori, che vi costringo a prendere le parti dell’uno o dell’altro, di solito voliamo più alto. Sperando che non saltino in aria le quote latte delle vostre ginocchia.

[Fonti e Immagini: TVBlog]