di Massimiliano Tonelli 18 Novembre 2010

Dando per scontato che il Baffo d’Alba non la butta mai giù a caso, qualche operatore di settore leggendo l’articolo pubblicato giorni fa dal Corriere ha sussurrato: “se Oscar Farinetti dice così, avrà già firmato l’accordo”. Ehggià, perché nelle anticipazioni su Eataly Roma trapelate ora che il cantiere dell’Air Terminal prende avvio in maniera consistente (14 mila metri quadrati su 4 piani, 14 punti ristoro, 300 nuovi posti di lavoro), c’è anche quella sulla tavola gastrò che affiancherà i classici ristorantini (“a parte la friggitoria, uno sarà dedicato alla cucina romana”, anticipa Farinetti).

Dopo Eataly al Lingotto di Torino, costato 11 milioni di euro nel gennaio 2007, e dopo Eataly New York, inaugurato lo scorso 31 agosto e costato 25 milioni di dollari, arriva “il più grande Eataly del mondo”, anche se Farinetti chiarisce che a Roma “l’impegno finanziario non è immenso (10 milioni di euro) perché i proprietari dell’immobile si prendono carico del grosso dei lavori. Noi saremo in affitto”.

Insomma, lo avete capito: in gioco c’è il bel nome che guiderà lo stellato interno a Eataly Roma, ristorante di rango al piano alto dell’Air Terminal di Julio Lafuente, che tra l’altro diventerà capolinea dell’Ntv (Nuovo trasporto viaggiatori), la compagnia ferroviaria di Montezemolo e Della Valle concorrente di Fs. Il corrispettivo, per capirci, di Claudio Vicina a Torino o di SuperMario Batali a New York. Siccome l’Oscar nazionale non parla mai a vanvera, se a margine di un incontro a New York con Renata Polverini, ha dichiarato al Corriere che a Roma,  oltre a un vero birrificio artigianale affidato a Leonardo di Vincenzo di Birra del Borgo e Teo Musso di Baladin, Eataly ospiterà un ristorante “ultrastellato” (testuale, leggete qui), bhe, significa proprio che Eataly Roma, la cui apertura è prevista entro fine 2011, ospiterà un “ultrastellato”.

E allora, mentre sempre sul Corriere Farinetti giura di non aver chiamato alle sue dipendenze Stefano Bonilli in funzione anti-Gambero Rosso (“Concorrenza tra Eataly e la Città del Gusto? Non troppa, anzi forse collaboreremo sulla formazione che è il loro focus, il nostro è il mercato e la vendita di prodotti”), diamo il via alle ipotesi e dichiariamo aperto il fantaborsino degli chef sul plurigommato ristorante che sboccerà in cima agli inimmaginabili 14mila mq (+30% rispetto a Torino!) di Eataly Roma.

Ipotesi A. Un grande cuciniere capitolino: una filiale di Beck all’Air Terminal? Ipotesi macchinosa. Un trasferimento sotto le vetrate dell’Ostiense di Anthony Genovese? Mha…

Ipotesi B. Un giovane talentuosissimo, uno alla Parini o alla Fossaceca? Ipotesi fascinosa, ma si perderebbe il concetto di “ultra” e anche di “stellato”

Ipotesi C. Fare dentro Eataly il ristorante romano di un campione nazionale. Un Gennarino, un Bottura, un Alajmo, un Vissani. Non da escludere, ma avrebbe senso farlo in un compound che dichiaratamente punta tutto sul Lazio?

Ipotesi D. E se Oscar Farinetti ci stesse preparando cappello e coniglio e se avesse in serbo per tutti noi quella sorpresa capace di far parlare di Eataly Roma tutto il mondo? Se si volesse aggiudicare il cuoco italiano più famoso all’estero? Se stesse rimuginando di far nascere a Roma il ristorante di uno chef che è romano, ma che ha sempre officiato sulla costa toscana e che da qualche tempo fa il consulente senza che nessuno dei suoi ammiratori si sia ancora rassegnato a non riaverlo al comando di una cucina? Beh, avete capito, no?

[Fonti: Corriere Roma, Comune di Roma, immagini: Corriere Roma]