Chiara Ferragni e i nodi del (food) blogger che vengono al pettine

Ho nostalgia di quando non tiravamo sul prezzo. Di quando, piccole e nere ma orgogliose, scandivamo in pubblico: “chiamatemi-blogger“. Ma è solo un momento. Oggi sono alte, filiformi, bionde e con la messa in piega sempre in piega. Tipo Chiara Ferragni, 23 anni, bocconiana, una che con il suo “The Blond Salad” è diventata la fashion blogger più seguita d’Italia.

Una It-Girl che, malgrado i molti detrattori, ormai detta legge nel mondo della moda, mica fa semplicemente la modella. Un “caso”, come scrivono i giornali per segnalare che i giovani non sono tutti sfigati o bamboccioni. Una ragazza che si è fatta col blog, e che diamine!

Eppure.

Eppure, ieri, Repubblica ha lanciato contro la signorina Ferragni una perfida e invidiosa stilettata degna di un tacco Louboutin. E senza neanche nominarla:

“La scorsa settimana, il marchio di abbigliamento Stefanel ha invitato a Milano un gruppo di blogger da tutto il mondo per promuovere la nuova collezione, in un evento esclusivamente dedicato a loro. Nella schiera, però, mancava il nome di una delle più famose in Italia. Secondo alcune indiscrezioni, infatti, la nuova “star” interverrebbe agli eventi soltanto dietro un compenso a quattro zeri”.

Sembra che la stessa Chiara Ferragni, forte del ventaglio di inviti che riceve per le principali sfilate, non gradisca più essere chiamata “blogger”. Insomma, in psicologia spicciola, la vecchia storia del figlio che uccide il genitore.

Ora, cari foodblogger, non tirate un sospiro di sollievo, il discorsetto vale anche per voi.

Dice sempre Repubblica, fin dal titolo, che “i nodi del blogger vengono al pettine”. E rincara la dose: senza la “garanzia” di un Ordine dei giornalisti o di un editore, che tipo di informazione producono i blogger? Chi e cosa garantisce la loro autonomia? Ce l’ha anche con chi si fa pagare una ricetta dai 100 ai 500 € (inserendo all’interno il nome del prodotto), o riceve un “gettone” per promuovere un contest nel suo blog, o ancora, riceve dalle aziende fiotti di prodotti. E tutto senza segnalare nulla.

Qui però, se permetttete, viene spontaneo chiedersi che senso abbia la tosta reprimenda anti-blogger di Repubblica. Chi può scagliare la prima pietra, forse i giornalisti iscritti all’Albo?

In questi anni, il doppio ruolo di blogger e giornalista professionista mi ha consentito di vedere eque distribuzioni di viaggi stampa e pezzi di parmigiano. O meglio, c’è una gerarchia da rispettare, i primi vanno ai giornalisti, il formaggio ai blogger. E’ così che funziona nel mondo del cibo. Se oggi spuntano come funghi pranzi e viaggi per soli blogger le giornaliste, per carità, non facciano le verginelle. Prime tra tutte quelle della moda, destinatarie di costose coccole gratuite da parte degli stilisti.

Repubblica agita lo spettro dei blogger che battono cassa. Ribalto la frittata, perché non dovrebbero farlo, nella moda come nel cibo? Se sono le buone idee a vendere i prodotti, sotto a chi tocca, a patto di fare tutto alla luce del sole.

O siamo ancora a giornalisti contro blogger? Essù?

Francesca Frida

4 Aprile 2012

commenti (155)

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  1. L’Ordine non garantisce niente. Così come dichiararsi blogger non garantisce niente. Se poi il blog diventa una via 2.0 per fare comunicazione, basta non confondere i mestieri. Bella la tipa: più da publiredazionale che Anna Stepanovna Politkovskaja.

    1. Antonio Scuteri ha detto:

      Per me blogger o giornalisti pari son: chiunque chieda soldi in cambio di un articolo (ho detto articolo, non sponsor post o publiredazionale opportunamente segnalato) è un marchettaro. Punto

      In più se questo comportamento lo attua un giornalista è ancora più grave, in quanto avendo un editore alle spalle e una retribuzione, non ha neanche scusanti
      Il blogger è editore di se stesso, e non avendo retribuzione è in linea di principio più comprensibile. Ma sempre marchettaro sarebbe

    2. Antonio Scuteri ha detto:

      Beh, in fondo ho detto con altre parole quello che hai detto tu 😀

    3. francesca ciancio ha detto:

      be’ che l’Ordine non garantisca niente è un’anomalia Antonio. Non la regola

    4. Antonio Scuteri ha detto:

      Ma che l’Ordine non garantisce niente l’ha detto Alessandro, non io
      Io al limite posso dire che l’Ordine dovrebbe garantire. E in molti casi lo fa. In molti altri casi no, però

    5. Rispondo ad un commento di Francesca Ci9anciano: L’Ordine stesso è un’anomalia.. un’anomalia tutta italia.. è un residuop fascista che rendite l’informazione allo stesso modo suddita e snobbosa (io sono iscritta)

    6. Concordo anch’io.
      Chiunque prenda soldi, giornalista o blogger chesia, è un marchettaro.

      Per quanto riguarda la”l’insalata bionda” si è venduta bene, ci scommetto però che non è viene da una famiglia medio-povera e quindi non ha bisogno di lavorare per vivere e può comprarsi senz aproblemi tutte le Chanel, le Birkin e le Dior che vuole tanto non fa fatica.
      Non come me che per aver ela tabto desiderata “Saddle Bag” ho dovuto usare la revolving card che sto amcoira pagando con tanti interessi da cravattari…;-)
      E’ chiaro che ora che si è fatta un nome come fashion blogger ha pensato bene di fare la preziosa e guadagnarci sopra…
      IL mondo gira tutto intorno ai soldi ahimé

    7. Simone e Zeta ha detto:

      Quindi la sua credibilità è pari a zero.

    8. esp ha detto:

      Ma da che mondo è mondo, i giornalisti sono marchettari.

    9. Paolo ha detto:

      “Bella la tipa: più da publiredazionale che Anna Stepanovna Politkovskaja.”
      beh, perche’ sei gGgiòvane, e quindi non hai avuto modo di visionare alcune sue foto giovanili, diciamo non esattamente di quel tipo. Peccato le abbia rinengate e rimosse… (per come si puo’ rimuovere qualcosa dal web, s’intende)

  2. Ok però non mi difendete la Ferragni adesso. E’ un casus belli almeno da 3-4 anni. E ci sono anche alcune sue emule in giro, da cui sono scaturite faide interne.
    E c’è anche la versione maschile, sul cui stile stendo un velo pietoso.

    1. jade ha detto:

      null

      c’è un’inquietante foto di lei con le amiche a una presentazione del libro della dilei madre: sono tutte e sottolineo tutte in trench color frappuccino. paiono le gemelle di Shining.

    2. Silvia Z ha detto:

      Non sono le amiche, ho letto che sono le sue sorelle, quindi si, fa ancora più Shining!

    3. Guarda giù nel commento che ho integrato alla lista che ha fatto la Ciancio di blog “fashion”.

  3. Che la suddetta si faccia chiamare giornalista lo trovo abbastanza pretenzioso…il blog è anche carino (mi sembra di essere catapultata in un film americano sulle teenager dove la ragazza più popolare si sforza di fare invidia a chiunque), ma non credo che la suddetta nei suoi post mostri le sue conoscenze profonde sul mondo della moda e la storia delle evoluzioni degli stili e dei costumi.
    è un bel blog fotografico dove una ragazza magra bionda e facoltosa (e non c’è assolutamente nulla di male nell’esserlo) si fa fotografare con una macchina fotografica costosa mentre indossa molto carinamente vestiti e accessori di gusto (costosi e non) in giro per il mondo. Punto

    1. ricbrig ha detto:

      Quote: “catapultata in un film americano sulle teenager dove la ragazza più popolare si sforza di fare invidia a chiunque”

      E’ il principio su cui si basa una buona parte di food blogs 🙂 E’ difficile descriverlo con parole migliori.

    1. Antonio Scuteri ha detto:

      Beh, onestamente io ho visto decisamente di peggio. Comunque de gustibus

    2. Simone e Zeta ha detto:

      Perde 9 a 0 con una a tua scelta tra la Ciancio, la Porro e la Fumelli. 😉
      (Pareggia con Bernardi e vince ai rigori con Tomacelli)

    3. Antonio Scuteri ha detto:

      Ah beh, se ti riferivi a Ciancio-Porro-Fumelli hai ragione, non c’è partita 😀

    4. Antonio Lepore ha detto:

      E grazie tre a uno non c’è partita.
      😀

    5. Simone e Zeta ha detto:

      Pareggi pure tu, come Bernardi.

    6. Perché non l’hai mai senita parlare, va’ su Youtube, poi mi dici.

  4. Blogger o giornalisti, a mio avviso dovrebbe valere sempre la regola per cui, se lo sponsor c’è, DEVE essere dichiarato esplicitamente.
    Credo, immagino, spero, che i lettori dell’uno e dell’altro siano interessati ai contenuti, che possono essere validi con o senza sponsor.

  5. Esiste una cosa che qualunque bocconiano si spera conosca, ovvero quando vendi un’ azienda o un’ attività, c’ è una roba che si chiama goodwill ed è il valore immateriale.

    Per tutti, giornalisti, blogger e testate esiste, si costruisce in anni di seria e onorata professione e fa parte delle competenze che vendi. Esulo un attimo dalle marchette, anche perché scrivo per una rivista che di advertorial ci vive e mi ci paga gli articoli (o, e nonostante ci`ø un press tour uno ancora non me lo offre nessuno, ma sono aperta ad eventuali proposte).

    Il punto è questo, se uno mi chiede una consulenza vuol dire che è convinto della mia professionalità e del valore aggiunto del mio lavoro, conoscenze, contatti ecc.. Questo si paga, quelllo che faccio per amore sono fatti miei.

    In olandese c’ è un modo di dire: qual’ è il prezzo? Quello che lo scemo è disposto a pagare. Io un mio tariffario ce l’ ho molto presente, devo solo trovare lo scemo che me lo paga, ma se sono in giro da oltre 15 anni o di scemi ce ne sono molti o qualcosa so fare.

    Stessa risposta quando avevo la scuola di lingue e una serie di insegnanti di italiano me le sono scelte e formate in proprio. “Ma che profilo deve avere uno che vuole lavorare per M?” mi chiesero una volta due fanciulle.

    “Deve starmi simpatico e convincermi che vale i soldi che mi chiede o che gli offro” era la mia risposta e lo è ancora.

    Quindi inutile che un giornalista rosicone fa insinuazioni sulle bionde che chiedono cifre a 4 zeri. Se le chiede evidentemente sa lei perchè pensa che ci sia qualcuno che gliele da e se qualcuno gliele da, evidentemente hanno le idee chiare sul ritorno degli investimenti.

    Forse anche ai giornalisti di moda un minicorso alla Bocconi su come funzionano domanda e offerta farebbe bene.

    Quanto a Repubblica, vale quello che vale per tutti, blogger, giornalisti e pizzicagnoli: esiste una cosa che si chiama reputazione. Costa un mucchio di lavoro e per mantenerla tocca essere coerenti con se stessi. Semplicissimo. Infatti proprio Repubblica questa coerenza se l’ è persa da anni per strada, nulla di strano che una volta la compravo tutti i giorni e poi, molti anni fa, ho smesso di farlo.

    1. Che bel commento. Uno di quegli interventi che fa fare un passo in avanti a una discussione già appassionante 🙂

    2. Antonio Scuteri ha detto:

      Il commento è bello, ma secondo me fuori tema.
      Il problema non è assolutamente chiedere soldi per vendere la propria consulenza o la propria capacità comunicativa, cose perfettamente. Quindi la bionda fa benissimo a chiedere quello che vuole a un mercato che è disposto a pagare per la sua prestazione e per il ritorno economico che comporta

      Il problema è quando si tenta di confondere i piani, e spacciare la propria comunicazione pubblicitaria come informazione giornalistica

      Peraltro io non demonizzo niente (pur non avendo studiato alla Bocconi) e penso che una comunicazione pubblicitaria fatta bene possa essere magari più utile di un articolo giornalistico fatto male

      L’importante è solo non imbrogliare il lettore spacciando una cosa per un’altra. Si deve esplicitare in maniera palese di che tipo di comunicazione si tratta. Così il lettore, che ne ha la maturità, avrà gli strumenti per fare le sue autonome valutazioni

    3. Antonio Scuteri ha detto:

      “cose perfettamente LECITE”, è saltata una parola

    4. Antonio Scuteri ha detto:

      Guarda che poi si ingelosice Tommaso Farina, che è innamorato di te 😀

    5. Viola ha detto:

      Penso che su internet ci sia anche una complicazione in più in merito agli spazi pubblicitari, caratteristica proprio del mezzo.

      Mentre alcuni spazi sono evidentemente a pagamento (banner, spot ecc.) oppure gli spazi ad es. su google o su facebook, è veramente difficile capire se i link negli “articoli” dei blogger siano gratuiti o a pagamento e quindi se un blogger ti parla di un prodotto perchè lo ha usato e ne è convinto oppure se perchè è sponsorizzato.

      Su questo penso sarebbe necessaria una normativa o qualche tipo di controllo.

    6. Ma infatti quando parlo di reputazione intendevo proprio questo. Ci sono blogger che quando fanno questo tipo di attività lo dicono serenamente: la ditta tal dei tali mi ha chiesto di provare questo prodotto e parlarvene, ho fatto così e cosà e queste sono le mie conclusioni. E tu, lettore del blogger credi alle conclusioni perché se leggi proprio quel blog vuol dire che già ti fidi di quel blogger e della sua onestà.

      E io sono feroce, eh. Ogniqualvolta sento odore di marchetta ovunque lascio commenti cattivissimi, che fa sempre bene alla discussione. insinuo il dubbio. Chiedo a chi l’ ha scritto spiegazioni su come mai sta parlando proprio di quel prodotto e proprio in quel modo. Non regolamentiamo tutto, che tanto certe cose si regolamentano da sole. I lettori sono meno fessi di quello che crediamo.

      E a tale proposito, io non ho mai pensato che quando su Dissapore si fanno le prove di assaggio, che io adoro, che qualcuno vi paghi. Semplicemente perché a furia di leggervi regolarmente e leggere altra gente non mi verrebbe proprio in mente.

      Però adesso lo dico: si potrebbe fare. Proporre ai produttori di inserire il loro prodotto nel tale assaggio, farvi pagare per farlo e dirgli che comunque il fatto che paghino – tanto pagano tutti – non influisce sul giudizio, che loro dovranno accettare serenamente (e fategli firmare una liberatoria). Ai lettori basta comunicarlo apertamente: a me non scoccerebbe saperlo. A voialtri?

      Ecco, un esempio su come le ‘ marchette’ si possono fare eticamente e correttamente senza che nessuno abbia niente da ridire (questa discussione l’ abbiamo fatta un po’ di mesi fa tra madri-blogger, per esempio).

    7. Sono d’ accordo che spacciare una prestazione pubblicitaria per giornalistica è una cosa tanto brutta. Facci caso, lo hanno inventato i giornalisti e lo fanno da anni. Vogliamo proprio cominicare dai blogger, che sono gli ultimi arrivati, a dire: bruttoni, non si fa? io dico che appunto Repubblica è spaventosamente ipocrita in un articolo del genere.

    8. Grazie Sara, fa piacere. Specie dopo quelle volte che sul mio blog arriva qualcuno a dire che uso un linguaggio troppo colloquiale. Perché non sanno che faccio pure la pubblicista, visto che di questi tempi scrivere per le riviste, signora mia, è più compromettente che scrivere per un blog.

    9. Non avrei potuto dirlo meglio. Aggiungerei che se lei chiede e ottiene quelle cifre è anche colpa delle altre fashion blogger. Nel senso che non c’è offerta, per la maison che vuole utilizzare quel canale non ci sono alternative veramente plausibili a certi livelli. La Ferragni si è imposta come trendsetter muovendosi con straordinaria abilità, in parte captando una domanda nascosta e in parte aggredendo una nicchia, capendo l’importanza di comunicare a un pubblico più ampio possibile, costruendosi un’immagine cosmopolita e perfettamente funzionale allo scopo.

      Per i suoi clienti non conta la competenza, conta la capacità di comunicare e indurre domanda. La Ferragni di queste capacità ne ha da vendere, e infatti ne vende.

  6. robymilano ha detto:

    join venture con la Nappi….una bionda,una mora. una del nord,una del sud…..un brainstorming…tanto bene o male fanno la stessa professione.

    ma che bel sito che è diventato dissapore….a quando un articolo di o su Barbara d’urso?

    1. Allora: facciamo che non guardi la foto e leggi bene-bene il post. Ti accorgerai che è un tema molto interessante e che faremmo bene a chiederci sempre chi e perché produce l’informazione che leggiamo.

    2. robymilano ha detto:

      leggo dissapore perchè è la mia novella2000 del cibo, non certo per farmi delle domande…lo leggo perchè mi faccio 4 risate e mi rilasso…take it easy

    3. Antonio Scuteri ha detto:

      Beh, allora gli articoli sulla Porno-Nappi, sulle bariste sexy e sulle blogger in minigonna fanno al caso tuo, di cosa ti lamenti, dovresti essere contento 😀

    4. robymilano ha detto:

      ma infatti non mi lamento, è la grande giornalista che si è infervorata, io vorrei veramente un articolo su barbara d’urso…non scherzavo.

    5. Haha in questo thread ci sono tutte le tematiche che fanno incazzare il Dissaporiano doc… “Novella 2000” + “marchette e marchettari”… Come parlare di una doppia corda in casa dell’impiccato!
      Roby sei un GENIO! 😉

  7. jade ha detto:

    faccio outing: trovo la vostra Sigrid Cavoletto irritante.
    detto ciò: il suo blog ora si trova su Grazia.it, che non sarà il Guardian, ma non è nemmeno la Voce del Tabaccaio o il l’eco della Val Chiusella.
    ebbene, costei persevera nella sua lotta alla sintassi leggibile, armata dei suoi strofinacci di lino e del sempre vivo “sono straniera, l’italiano non lo so ancora bene (dopo ventanni), mioddddddio ogggesù”.
    Grazia = soldi al blog.
    Grazia = lei giornalista?
    Se l’equazione regge, allora la signora in questione dovrebbe dimostrare più rispetto per i suoi lettori, curare la sintassi, rendere il tutto un po’ più autorevole e meno twittato.
    Altirmenti, aridatece le blogger vere.

    1. @Jade, sono d’accordo con te, tutti vorremo che il nostro blog fosse segnalato su qualche rivista, chi non è d’accordo scagli la prima pietra.
      Uguale allora anche Chiara Maci (faccio outing anch’io: nun me piace ;-), che partecipa come critico fisso a Cuochi e Fiamme e prenderà dei soldini per la sua presenza in trasmissione.

    2. gianluca ha detto:

      standing ovation per jade ! 😉

    3. P. ha detto:

      Attenta che ora o arrivano le sue svenevoli sostenitrici o lei in persona a piagnucolare arroganza.

    4. Sigrid accostata alla Ferragni non è peregrina, anche lei -a prescindere dalle capacità vere o presunte- ha rivoluzionato il suo settore, si è creata uno stile perfettamente riconoscibile e ha dimostrato di sapersi muovere molto, molto bene a livello di comunicazione e immagine.

      Ma soprattutto: ricordiamo che su Grazia scriveva anche Mario Soldati, e scriveva redazionali. Fermo restando che su Grazia non ha mai scritto nessuno con capacità letterarie anche solo vicine a quelle di Soldati.

    5. jade ha detto:

      per me una con quella sintassi, a livello di comunicazione tanto bene non si muove

    6. io la chiamo ignoranza. Voluta per accattivare simpatia.

    7. razmataz ha detto:

      jade, di solito mi rubi le parole dalla tastiera per quanto mi trovo d’accordo con te. ma stavolta non ti seguo. sigrid si esprime in un italiano praticamente perfetto, mi sembra competente, fa personalmente le foto di food che sono di ottimo livello. senza stracciarmi le vesti per difenderla io non la trovo così male, anzi.

    8. jade ha detto:

      il fatto che faccia personalmente le foto non mi pare un pregio, ci mancherebbe altro, l’unico impegno di un blog è scrivere e fare foto, chi dovemo chiamà, Helmut Newton?
      forse da qualche tempo, anche grazie a numerosi commenti critici, si è abbassata a fare un minimo di editing, ma da lì all’italiano perfetto…ce ne corre.

    9. razmataz ha detto:

      il fatto che faccia personalmente le foto non pare un pregio neanche a me. il fatto che le faccia BELLE sì 🙂

    10. Jade ha detto:

      La pagano. Non ha altro da fare. Fagliele fare pure brutte!

    11. jade ha detto:

      che poi parliamone. belle si, ma non si è inventata nulla eh.
      il tovagliolo di lino, le briciole/semi finto-random, le porcellane vintage, i bimbi paffutelli…uf.

    12. razmataz ha detto:

      si jade, ma il punto è che esistono blogger che riescono a fare delle foto assolutamente indecenti. queste sono più che decorose … comunque mi sa che non riesco a convincerti 🙂

    13. Jade, io faccio la Cavoletto al contrario in Olanda, e ai batavi gli tocca farsi piacere il mio olandese. Non me la toccate sulla lingua e la sintassi, che veramente sono dei non-argomenti nel suo caso. Detto ciò Sigrid non la leggo più da anni, ma ha un grosso merito, quello di aver introdotto uno stile che quassù in Nord Europa c’ è da anni, in Italia magari ci ha messo più tempo ad arrivare. Poi che adesso non si possa fotografare più un cantuccino senza la prospettiva nebbiosa e il fiocchetto, sarà pure colpa sua, capisco che una non la vuole vedere più:-)

  8. Riassumo a modo mio.
    la bionda avvia un blog che piace e conquista clic. Sceglie quello che le piace, lo pubblica e la marca se ne avvantaggia.
    Col tempo le “firme” si accorgono che l’autorevolezza della bionda è più forte delle campagna con i testimonial e decidono di coltivare l’orticello.
    La bionda dice “allora io valgo”. Cosa dovrebbe fare “pubblicizzare a gratis”?
    Passando al mio campo (alimentare). Il mio blog è il contorno del mio lavoro, la mia zona libera dove cucino in completa autonomia. Io metto la faccia sulle mie ricette e su quello che scrivo, cucino e fotografo.
    Mi sono data come obiettivo etico di dire la verità, perchè se una gonna non è più di moda pazienza, ma se un prodotto è marcio, ne va della salute.
    ma facciamo un’ipotesi: io uso una tal farina, perchè mi piace, e lo dico. Se arriva la tal marca e me le regala, oppure mi propone un contratto per far dimostrazioni o scrivere articoli, cosa devo fare????

    1. francesca ciancio ha detto:

      dirlo. cos’altro?

    2. Simone e Zeta ha detto:

      Mettere bene in evidenza la questione, visto che come hai specificato il tuo obbiettivo etico è dire la verità

    3. Viola ha detto:

      Questo in effetti è un grosso problema dei blog.

      Io tendo a pensare che tutto quello che trovo in rete (o la maggior parte) sia in qualche modo sponsorizzato e non lo prendo mai per “oro colato”. Ovvio che, se si tratta di un piccolo blog evidentemente amatoriale, che cita la sua farina preferita, la prendo come un’informazione “vera”.

      Sul resto invece e dei blog dei “blogger” più conosciuti mi fido proprio poco. Li leggo volentieri, ma non li prendo per “i consigli dell’amico della porta accanto”.

    4. lo dico, esatto.
      Specifico che la uso perchè è molto buona o perchè è mi è comoda e buona

      Non voglio prendere le difese della bionda,ma penso che il suo successo un po’ di invidia l’abbia sollevata…
      nessuna menzione degli omaggi ai VIP, delle marchette degli editori con gli inserzionisti…

    5. ricbrig ha detto:

      Hai descritto perfettamente il corto circuito che si innesca con i blogs, sia food che altro.
      Blog molto seguito con indicazioni di prodotti a fin di bene. Da qui’ produttore che vede un’opportunita’ e offre sponsorizzazione. E il blog inevitabilmente fa un salto perche’ non diventa piu’ un semplice hobby. Anche il piu’ sincero e aperto degi foodblogger, una volta che ci sono sponsorizzazioni, i lettori ti guardano in modo diverso. guarda appunto sigrid, e le polemiche scaturite dopo la cooptazione del suo blog sotto Grazia.it. Che lei abbia tutto il diritto di scegliere dei partners commerciali e’ sacrosanto, che poi i suoi lettori facciano delle considerazioni basate sulla loro percezione e aspettative anche..

      Ora in tutto questo vale la legge “domanda-offerta” di cui parlava Mammamsterdam. Niente di piu’ niente di meno. Tu pero’ parli di “autorevolezza” e secondo me in questo contesto e’ un termine piuttosto poco centrato. Ora non voglio iniziare delle polemiche fuori tema ma non credo che gran parte dei bloggers abbia una formazione da potersi ritenere “autorevole”. Puo’ diventare popolare, seguito, clikkato. Ma autorevole e popolare non sono necessariamente simultanei. Questo se vuoi e’ uno dei nodi delle polemiche che si scatenano sul successo di alcuni blogs. La popolarita’ ha un valore (anche monetario ovviamente), ma se non e’ accompagnata da qualita’ e’ inevitabilmente destinata a fare polemica. Alla base di tutto c’e’ pero’ la domanda, ovvero i lettori che spesso prima creano un fenomeno di popolarita’ e poi, quando si sale lo scalino delle sponsorizzazioni spesso cambiano atteggiamento. E in questo i blogs sono indubbiamente diversissimi dal giornalismo propriamente detto. Le regole di ingaggio non sono cosi’ chiare nei blogs come nel caso dei giornalisti con editori etc. C’e’ molto piu’ avventurismo e ricerca del click in piu’. Per questo la chiarezza e’ fondamentale.

    6. ricbrig, ci siamo.
      Forse mi sarebbe piaciuto che la polemica l’avesse creata un lettore e non chi risente della concorrenza dei blogger.
      Forse il punto è proprio la partita giornalisti-scarsi vs blogger-bravi
      Non c’è dubbio che un blogger può essere più innovativo e creativo di un giornalista di una testata dove ci sono mille controlli, però capisco che per i giornalisti si fa dura…e forse si stanno innervosendo

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