di Massimo Bernardi 2 Settembre 2010

All’improvviso, ‘stamattina, mi si ammonticchiano nella mente Farinetti, Eataly New York, i 25 milioni di investimento, l’adorazione della grande mela, più certi luogocomunismi italiani quali: (1) “Eataly serve a far soldi“, (2) “Barilla, Lavazza e Rossopomodoro non sono le eccellenze italiane“, (3) “Solo piccolo è bello” (che fanno più Paese Reale di una puntata del Grande Fratello), e sento un rigagnolo di bava rabbiosa schiumare dalla bocca. Dire che tutto fa schifo non è un servizio alla realtà, è una masturbazione. E la visione di Farinetti (di Slow Food) produce lavoro. Ma decido di mettermi in un angolo per far parlare voi. Di seguito trovate alcune reazioni all’inaugurazione di Eataly New York. Cosa ne pensate?

– E’ una miscela inedita tra lo stand di una fattoria, un bazar del cibo, un centro educativo, un museo, un’eclettica esperienza a tavola e un movimento politico-ambientalista, sebbene fermamente ancorato nel mondo del commercio. [Globe and Mail]

– Quindi se vado da Eataly New York posso prendere un piatto di spaghetti (Barilla) al sugo (Mutti) berci sopra una Moretti spendendo 17 dollari e 80. Ora mi chiedo, se invece vado da “Pippo er Pippatore” (famoso ristorante italiano sulla 54° strada) mangio diversamente? [Cronache di birra, un commento]

– Eataly non ha badato a spese per spostare più in alto l’asticella del cibo italiano… 50 mila metri quadri progettati per soffocarci di piacere. [Huffington Post]

– Personalmente non mi piace, non rispetta molto l’agroalimentare italiano, sembra più il suo fallimento per non essersi saputo inserire, tranne casi rari, nella normale distribuzione americana. [Dissapore, un commento]

– Eataly New York mi farà risparmiare le spese di deposito bagagli quando torno dall’Italia, per non parlare dell’ansia alla dogana. [The Atlantic]

– Si tratta di una semplice e trasparente operazione di immagine che mira ad accreditare Barilla, immagino insidiata da molti altri marchi anche in America, presso un pubblico più gourmet. Una operazione che nulla c’entra con la mission di Eataly. Nulla. [Papero Giallo, un commento]

– Eataly New York è un passo avanti gigantesco rispetto a quello che l’80% degli americani conosce della nostra cucina. Leggi: chicken parmigiana, spaghetti&meatballs, linguini&chicken, Starbucks, Olive Garden, Maccaroni Grill e tutti i prodotti italian sounding che si trovano qui. [Papero Giallo, un commento]

C’è poi un raffronto invero mirabolante. Un anonimo lettore ci segnala la recensione dell’Osteria Francescana di Modena fatta da Time, dimenticavo, la prestigiosa rivista americana Time (qui comunque la trovate riassunta in italiano) pregandoci di notare che è questo il Made in Italy vincente, vale a dire la cucina senza accomodamenti di Massimo Bottura, mica i compromessi con l’industria di Oscar Farinetti. Non commento, non vengo meno ai miei impegni di astensione. Segnalo solo che ieri Massimo Bottura era all’inaugurazione del “bestione di Farinetti”, e che, curiosamente, qualcuno lo ha fotografato con Franco Manna, presidente di Rossopomodoro, proprio la pizzeria di Eataly New York.

Che si stia compromettendo anche lui?

[Fonti: Eater, Cronache di birra, Papero Giallo, Globe and Mail, Huffington Post, The Atlantic, Time, La Gazzetta di Modena, immagini: Huffington Post, Paolo Marchi/Facebook]