di Giampiero Prozzo 13 Ottobre 2011

Corrado Fasolato, executive chef di un importante ristorante veneziano, il Met, ha rotto con la proprietà. La chiameremo fantasia. Nel senso che non è il primo né l’ultimo, e almeno la cena d’addio, prevista per il 31 dicembre, lascia intendere un epilogo amichevole. Due stelle Michelin non si calpestano a cuor leggero, del resto. E siccome era già tutto previsto, Fasolato tornerà a Schio (Vicenza), dove è nato, per aprire finalmente un ristorante tutto suo.

E per uno che apre un ristorante non conta solo il bel gioco, bisogna essere concreti. Beh, nell’intervista dove ho scoperto tutte le belle cose che vi sto raccontando, [link corretto] Fasolato di cose concrete ne dice parecchie. Ad alto tasso di commentabilità, tra l’altro.

“Penso che fare grande cucina in un albergo sia diventato difficile. Gli investimenti, complice la crisi, calano e c’è l’invasione di consulenti che evidentemente fanno quadrare meglio i conti degli hotel. Io penso che la qualità a tavola debba seguire altre strade.”

Seconda scossa tellurica sulle strategie per avere successo con il proprio ristorante:

“Venti coperti al massimo. Credo sia il numero giusto per poterci stare dentro coi conti e proporre una cucina di alto livello. Le strutture piccole come l’Arco Antico di Savona e il Jasmin di Chiusa in Alto Adige aumentano e ottengono grande consenso.”

Finale sul personale necessario:

“Bastano un paio di persone in cucina ed altrettante in sala. Ci sarà un motivo alla base di questa tendenza, no?”

Improbabile? Estremo? Sognatore? E’ proprio quello disegnato da Fasolato il ristorante di qualità del futuro? Decidetelo voi, che non mi sembrano quisquillie alle quali siete estranei.

P.S. Almeno Fasolato parla chiaro, la capacità degli chef di discorrere dieci minuti senza dire niente è proverbiale.

[Crediti | Link: Corriere del Veneto. Immagine: Met]