di Lorenza Fumelli 26 Settembre 2011

Se le parole : Sicilia, spiaggia, mare, musica, cous cous, granite, arancini, cannoli, cassate non dovessero bastare, ecco una serie di validi perché non mancare il prossimo Cous Cous Fest a San Vito lo Capo (Trapani), ultradecennale festival consacrato al più famoso piatto mediorientale che prende vita ogni settembre e proprio ieri si è chiuso con bagno di folla e grande soddisfazione per tutti.

PERCHE’ C’E’ IL MARE.
Immaginate di finire le vacanze estive ad agosto come la maggior parte degli italiani. Immaginate il caldo, il nervosismo post-ferie, il boss stressato, l’ufficio rovente. E immaginate che dopo neanche un mese di lavoro in cui l’unico miraggio è intermittente come le luci di Natale, arriva lui:  il Cous Cous Fest. Casette basse, gelsomini, bouganville, chilometri di spiagge bianche, mare turchese e ancora palme, biciclette, bagni a largo, gite, scarpinate e risciò. Fate un po’ voi.

PERCHE’ C’E’? IL COUS COUS.
Ogni gastrofanatico degno di questo nome non può restare indifferente di fronte al noto piatto povero del mediterraneo. A San Vito lo Capo si imparano un sacco di cose, per esempio:

— Che gli africani lo fanno piccante di brutto e ci mettono il dado Maggi.
— Che l’incocciata (la tecnica di preparazione delle mini pallette di semola) è un lavoro così lungo e faticoso che praticamente non lo fa più nessuno:  vendono quello già incocciato dall’industria.
— Che la zucca è onnipresente nelle ricette del cous cous World Wide.
— Che il tabbouleh  non si capisce bene cosa sia né come si scriva: una bi o due bi? E’ una ricetta o un tipo di cottura? Vai a capire.
— Che il cous cous si realizza con tanti cereali diversi come il grano, l’orzo, la manioca (l’attieké della Costa d’Avorio) e il miglio.
— Che si pronuncia cùscus e non cuscùs ma ogni paese lo chiama come gli pare.
— Che in quello di Pantelleria, il Pantesco, ci sono i pescetti fritti e i capperi.
— Che il trapanese è molto umido e a base di pesce.
— Che quello palestinese somiglia molto alla fregola sarda.
— Che dopo cinque giorni di palline di semola non ne vorrai più sentir parlare per almeno sei mesi.
— Che in un piatto di cous cous  c’è pace, integrazione, contaminazione e tanta retorica.

PERCHE’ C’E’ LA GARA.
Ed è sentita più di quanto possiate immaginare con tanto di giuria tecnica, quest’anno guidata dal giornalista Paolo Marchi, e giuria popolare scelta a ogni eliminazione tra il pubblico a passeggio. E poi premi, inni, sfilate in costume, piatti strepitosi, video in mega-schermo e gli immancabili Fede e Tinto di Decanter,  programma eno-gastro di Radio Rai Due, sopportati dalla bella Eliana Chiavetta, noto volto della Palermo calcistica. La quattordicesima edizione è stata vinta dalla francese Alice Delcourt, chef de l’Erba Brusca a Milano, con “Sgombro affumicato su un cous cous  di frutta ed erbe”. La giuria popolare ha premiato il piatto del Senegal: “cous cous di pesce con zucca e datteri”. Gli altri paesi in gara: Italia, Tunisia, Marocco, Costa d’Avorio, Palestina, Israele ed Egitto. Evviva.

PERCHE’ IN SICILIA C’E’ LO STREET-FOOD PIU’ BUONO DEL MONDO.
E a San Vito lo Capo, tra gli altri, c’è Abbacus in via Dogana 17, posticino microscopico che fa da base per viaggi psichedelici al costo di 2€, altro che tunnel di neutrini. Palle di riso fritto legate insieme dallo zafferano in eterna lotta con la forza di gravità e col peso specifico superiore a quello del piombo. Uno su tutti: l’abnorme arancino con melanzane fritte, salsiccia, parmigiano e mozzarella. Il miracolo è che si sopravvive, quasi sempre.

PERCHE’ GELATO E GRANITA A COLAZIONE GUARISCONO LA DEPRESSIONE (fa pure rima).
Questa è la terapia: appena svegli passate da Minaudo, in via G.Amico 12,  per un maritozzo con gelato al cioccolato fondete o granita al caffè e poi camminate fino al bar di Pino, proprio sulla via principale, per il croccante di mandorle con la ricotta, le pesche, i cannoli, o altro dolcetto a scelta. Per chi vuole stare a dieta: granita di gelsi neri, al limone o al caffè.

PERCHE’ C’E’ LA MUSICA.
E quest’anno i Subsonica (bravi, davvero) hanno suonato per due ore e mezza sotto la pioggia davanti ad un pubblico estasiato e mai stanco, lo stesso pubblico che ha applaudito Alex Britti,  i Mau Mau, gli Agricantus e  i Modena City Ramblers. Costo dei concerti? Zero euro.

So che tra di voi ci sono grandi esperti di tradizioni e cibi della magnifica isola quindi, cari miei piccoli lettori, se ho dimenticato qualcosa, pensateci a voi.

Quali sono le vostre ottime ragioni per andare (o anche non andare, hai visto mai) al Cous Cous Fest il prossimo settembre?

[Crediti | Link: Cous Cous Fest, Erba Brusca, immagini: Lorenza Fumelli]