No, non è l’incontrollabile istinto di mostrare al mondo un mio errore. Perché credo che parlare di gossip sui ristoranti stremati dalla crisi non sia sbagliato di per sé. Più che altro vuole essere un confronto. Con voi naturalmente, ecco perché vi chiedo: è un errore, sì o no? Il gossip è una materia volatile, non fissa certezze assolute, si va per approssimazioni, per assonanze. Da qualche tempo i media parlano meno di Carlo Cracco? → Automaticamente per qualcuno significa che Cracco chiude. Moreno Cedroni ha avuto recensioni negative negli ultimi mesi? → La madonnina del pescatore chiude. I conti del ristorante di Anthony Genovese sono troppo alti? → C’è sotto qualcosa, vuol dire che Il pagliaccio di Roma sta per chiudere.

Sono congetture prive di qualsiasi riscontro misurabile che si mettono in moto nello stesso momento alzando un brusio che esplode improvviso nel gossip.

Allora uno cosa fa? Alza il telefono e chiede: Carlo Cracco, chiudi? Oppure risponde al telefono, è Moreno Cedroni che “per difendere 26 anni di professione” smentisce ciò che ha letto nei commenti di Dissapore. E no, non chiude. Stessa cosa per Anthony Genovese, immagino. Tutte reazioni giuste e scontate, cosa vuoi che dicano.

Ma entriamo nello specifico, perché nascono questi gossip, ve lo siete spiegato? E come ci si difende quando diventano invadenti, inarrestabili?

Carlo Cracco. Uno dei motivi per cui nascono i gossip è senz’altro l’invidia. Fino a poco tempo fa Cracco era il prototipo del nuovo chef mediatico, richiesto e affermato come pochi. La collaborazione con Lavazza, lo spot per l’acqua Panna, il DesignCafé alla Triennale di Milano gestito per conto di Autogrill. Ma di lì a poco, nei blog e sulla stampa, è iniziato inesorabile il racconto degli episodi poco edificanti (uno e due) accaduti nel ristorante di via Hugo. Probabilmente non gestiti con l’attenzione e la modestia che i casi richiedevano. Cui si è aggiunta la crisi che per mesi ha spopolato i ristoranti “stellati” italiani. Le sirene dovute all’amicizia e alle collaborazioni con Oscar Farinetti di Eataly, hanno fatto il resto.

Moreno Cedroni. Le attività gestite direttamente dallo chef marchigiano sono molte. La madonnina del pescatore e il Clandestino susci bar nelle Marche, come il chiosco Anikò. Ci sono poi i prodotti di Officina, e la recente collaborazione con la Maison Moschino a Milano. Troppe cose, dice qualcuno, troppo successo schiumano altri. Mantenere alto il livello non è facile, nel ristorante principale qualche problema effettivamente si nota. Proprio nello stesso momento in cui i media promuovono nella stratosfera nazionale l’altro chef di Senigallia, Mauro Uliassi, riconoscendogli uno stato di grazia prolungato. Uno più uno fa due. Calo dei consensi, nuove aperture in altre città, è così che per qualcuno La madonnina del pescatore “sta per chiudere”.

Anthony Genovese. Per un ristorante che propone due menù, uno da 135 e l’altro da 155 euro, dove tra l’altro i ricarichi sui vini sono spesso eccessivi, non dev’essere facile in tempi di crisi. Specie a Roma, piazza ad alta densità di locali che valgono la pena. Ma Anthony Genovese è uno chef dal tocco magico, tutti glielo riconoscono, specie le guide, che lo premiato ripetutamente (seconda stella della guida Michelin), cosa che non rende necessariamente simpatici. Insomma, almeno nel suo caso non si può parlare di calo della qualità. Eppure da qualche giorno girano voci poco rassicuranti sul futuro del Pagliaccio, naturalmente infondate.

Siete d’accordo, i gossip su questi tre ristoranti, sono nati per questi motivi? O c’è dell’altro? E cosa dovrebbero fare gli chef per difendersi?

[Fonti: YouTune, Kelablu, La madonnina del pescatore, Corriere Roma. Immagine: boston.com]

commenti (12)

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  1. Ciao Massimo, nessuno ha detto nei commenti che Cedroni chiude! Anzi ti posso dire che girano molte voci su quest’argomento ma so per certo che la Madonnina non chiuderà. Come già spiegato anche nei commenti nell’articolo correlato non mi sebra giusto fare nomi. E’ giusto che ogniuno quando apre e chiude un ristorante, noto o meno sia il primo a dare la notizia ufficiale. No al gossip dei ristoranti!

  2. Siamo diventati troppi a parlare di questi argomenti. Troppi. Non faccio una questione qualitativa, ma puramente quantitativa. E’ statistico che si generino delle deviazioni di vario tipo, in genere negative vista la bontà media che pervade l’animo umano. Lo scenario, nell’ipotesi, è sempre tendente al nefasto.
    Mah.
    Purtroppo, si vedono ancora molti personaggi oggetto delle attenzioni di noi chiacchieroni del web, snobbare o mal gestire la comunicazione relativa, e questa non è una cosa da sottovalutare anche perché, al momento, noi chiacchieroni web siamo in aumento, sono i ristoranti che chiudono… e la tendenza non sembra dire che ci possa essere un punto di inversione a portata d’occhio.
    Certo, se si continua con questo andazzo, dopo “Fornelli Polemici” ci sarà spazio per testate giornalistiche vere e proprie che tratteranno il settore solo per il gossip, tipo che ne so: “Cottissimo”, “Cruditè”, “Q.B.”, “Il Nasello Curioso”, “Bamix”, “Vino Veritas”, etc…..

    1. Avatar Fabrizio de luca ha detto:

      Non ce n’è bisogno, sarà sufficiente aspettare e nemmeno tanto.

  3. […] Cracco, La Madonnina Del Pescatore And Di Roma Il Pagliaccio not … Lavazza con He collaborazione, lo spot per l'acqua panna, il alla Triennale in Milan DesignCafé gestito per sample at Autogrill. Ma non li a poco, e Nei blog Sulla Stampa, è iniziato il racconto degli episodi inesorabile edificanti poco (e uno … Insomma, almeno Colonel David PUO suo caso non parlare della qualità Calo Eppure voci. Da qualche giorno poco girano rassicuranti Sul Pagliaccio del futuro, infondate Siete d'accordo naturalmente, only su questi gossip. ristoranti Tre … […]


  4. premesso e scontato che qui nessuno se lo augura, è solo periodo di vacche magre e prudenza sussurra fai di necessità virtù all’orecchio del gurmé medio, forse ci sarà effettivamente da aspettare poco

    oppure tanto, chi lo sa: Peer Gynt op. 46

    Quando iniziò la seconda notte di Marcia, camminavano senza sosta ormai da 35 ore, non vi fu tramonto. Verso le quattro e mezzo del pomeriggio il temporale aveva semplicemente ceduto il posto a una gelida pioggerellina che continuò fin quasi alle otto. «Quanti siamo rimasti?», chiese Garraty a McVries. «Quarantasei… beh, una quarantina. Qualcuno è agli sgoccioli». «Moriremo tutti stanotte» disse Garraty, e si strinse addosso gli abiti bagnati. «Io non ci conterei» disse Collie Parker, che pareva sfinito o perlomeno rassegnato. «Perché no?» riprese McVries. «Non conta a quanti si riesca a sopravvivere: arriva il momento in cui viene a mancare la volontà. E allora non importa cosa pensi, chiaro? C’è stato un periodo in cui mi divertivo a pasticciare coi colori a olio. Me la cavavo anche abbastanza bene, sai? Ma un giorno… basta: da un momento all’altro mi stufai di dipingere. La sera andai a letto fanatico per la pittura e la mattina dopo non me ne importava più nulla».

    «Sì, ma qui è diverso!» rispose Parker. «Qui è come svuotare una scatola di cracker in un setaccio: le briciole cadranno subito, poi anche i pezzetti più piccoli. Ma quelli grandi…» il sorriso di Parker pareva una mezzaluna di denti impastati di saliva, nel buio. «I cracker interi dovranno essere sbriciolati, prima di passare».

    Stephen King, la lunga Marcia

    commento aderente alla campagna Disincantati ma speranzosi, su Dissapore©

    1. Avatar risto RIP ha detto:

      forse ci sarà da aspettare tanto, chi lo sa

      no, ho sbagliato
      se anche uno come Enrico Bartolini chiude bottega a Montescano e va sotto padrone in un albergo monzese, budget e target altrui che sono un cappio per autostima e creatività, allora certa ristorazione sembra effettivamente destinata a sparire. Non tutta e solo per un po’, ma di stellati in provincia temo ne resteranno pochini. Complimenti dunque alla Michelin! Unica guida in grado di portare clienti in posti improbabili tipo Montescano, complimenti dicevo per la fulgida tutela del patrimonio risto-gastro italiano: a Montescano se hai la stella bene, altrimenti a lungo andare ti ridimensioni o fallisci, motteggiavo così tre anni fa e la stella gliela avevate concessa solo quest’anno! (qui lo dico e poi lo nego, talento bruciato)


      nel frattempo si balla attorno ai totem
      seratine e carpe diem, certa critica continua a far comunicazione nel solo modo che conosce; per contro gli 11 Cavalieri della Cucina Italiana potrebbero voler (maldestramente) bypassare certa comunicazione, perlomeno stampata, che non porta più la clientela di una volta ma le cui seratine son diventate nutrite e numerose (probabile che abbia ragione Maffi, i piatti di Bottura li pagano i ministri sud coreani…) e nel bel mezzo Dissapore, che trottola attorno alle poche certezze rimaste: Bottura-Bonci-Uliassi-Arcangelo, che tempi affascinanti viviamo!

      ieri sera, ad esempio
      amici che scelgono di cenare alla trattoria in cui ceniamo almeno una volta al mese, io non sono in vena e decido di raggiungerli solo per il dolce e un caffé. Nel frattempo cosa faccio: letta questa rece su un nuovo risto da 50 € a testa nel parmense, approfitto per andargli a dare un’occhiata. Posto improbabile tipo Montescano se non peggio (loc. Corticelli per il navigatore, altrimenti è nebbia), venerdì sera e due sole macchine nel parcheggio. Due, e magari dei gestori. Raggiunti gli amici in trattoria, invece, ho dovuto sacramentare per trovare parcheggio: solite Bentley Porsche Suv e 35 € a testa, i nuovi adulti son cresciuti coi minimi termini e certa ristorazione, quindi, sembra effettivamente destinata a sparire. (per quanto tempo? chi lo sa)

  5. Avatar le tourbillon ha detto:

    radiocorridoio

    da maggio che si assiste a passaggi di maitre, chef e sommelier da un risto all’altro […] tra le mille indiscrezioni spicca quella secondo cui lo chef del Park Hyatt di Milano, Filippo Gozzoli, rileverebbe la Cassinetta di Lugagnano di Ezio Santin. Solo voci di corridoio, naturalmente: non ci resta che attendere.

    alchimiadelgusto.it

    1. Avatar otto mesi dopo ha detto:

      Gozzoli a Villa del Quar

      Verona, 18 mar – il ristorante Arquade di Villa del Quar ha un nuovo chef, dopo Bruno Barbieri e Massimo Sola l’estate scorsa: è Filippo Gozzoli, che a fine marzo lascerà il Park Hyatt a Milano.

      marchidigola.it

    2. Avatar sette mesi dopo, boh ha detto:

      si dice che Ezio Santin non abbia riaperto dopo la pausa di agosto; ho provato a telefonare
      e in effetti nisba, nemmeno la segreteria, però lo si leggeva premiato non più di un mese fa…

    3. Avatar settimana dopo, ri-boh ha detto:

      proprio ieri sera ero con Ezio Santin a chiaccherare, e lui mi diceva: «alla fine hai fatto bene a chiudere. Ricordati che per la medio-alta ristorazione sarà sempre peggio, man mano chiuderanno sempre più locali. Oggi sta in piedi solo chi ha dietro grosse società, banche multinazionali che ti permettono di fare tutto quel che vuoi, gli altri pian piano andranno a morire tutti».


      Andrea Alfieri, parlando di sé in un thread sulla recente chiusura di Cavallaro

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