di Massimo Bernardi 5 Maggio 2010

No, non è l’incontrollabile istinto di mostrare al mondo un mio errore. Perché credo che parlare di gossip sui ristoranti stremati dalla crisi non sia sbagliato di per sé. Più che altro vuole essere un confronto. Con voi naturalmente, ecco perché vi chiedo: è un errore, sì o no? Il gossip è una materia volatile, non fissa certezze assolute, si va per approssimazioni, per assonanze. Da qualche tempo i media parlano meno di Carlo Cracco? → Automaticamente per qualcuno significa che Cracco chiude. Moreno Cedroni ha avuto recensioni negative negli ultimi mesi? → La madonnina del pescatore chiude. I conti del ristorante di Anthony Genovese sono troppo alti? → C’è sotto qualcosa, vuol dire che Il pagliaccio di Roma sta per chiudere.

Sono congetture prive di qualsiasi riscontro misurabile che si mettono in moto nello stesso momento alzando un brusio che esplode improvviso nel gossip.

Allora uno cosa fa? Alza il telefono e chiede: Carlo Cracco, chiudi? Oppure risponde al telefono, è Moreno Cedroni che “per difendere 26 anni di professione” smentisce ciò che ha letto nei commenti di Dissapore. E no, non chiude. Stessa cosa per Anthony Genovese, immagino. Tutte reazioni giuste e scontate, cosa vuoi che dicano.

Ma entriamo nello specifico, perché nascono questi gossip, ve lo siete spiegato? E come ci si difende quando diventano invadenti, inarrestabili?

Carlo Cracco. Uno dei motivi per cui nascono i gossip è senz’altro l’invidia. Fino a poco tempo fa Cracco era il prototipo del nuovo chef mediatico, richiesto e affermato come pochi. La collaborazione con Lavazza, lo spot per l’acqua Panna, il DesignCafé alla Triennale di Milano gestito per conto di Autogrill. Ma di lì a poco, nei blog e sulla stampa, è iniziato inesorabile il racconto degli episodi poco edificanti (uno e due) accaduti nel ristorante di via Hugo. Probabilmente non gestiti con l’attenzione e la modestia che i casi richiedevano. Cui si è aggiunta la crisi che per mesi ha spopolato i ristoranti “stellati” italiani. Le sirene dovute all’amicizia e alle collaborazioni con Oscar Farinetti di Eataly, hanno fatto il resto.

Moreno Cedroni. Le attività gestite direttamente dallo chef marchigiano sono molte. La madonnina del pescatore e il Clandestino susci bar nelle Marche, come il chiosco Anikò. Ci sono poi i prodotti di Officina, e la recente collaborazione con la Maison Moschino a Milano. Troppe cose, dice qualcuno, troppo successo schiumano altri. Mantenere alto il livello non è facile, nel ristorante principale qualche problema effettivamente si nota. Proprio nello stesso momento in cui i media promuovono nella stratosfera nazionale l’altro chef di Senigallia, Mauro Uliassi, riconoscendogli uno stato di grazia prolungato. Uno più uno fa due. Calo dei consensi, nuove aperture in altre città, è così che per qualcuno La madonnina del pescatore “sta per chiudere”.

Anthony Genovese. Per un ristorante che propone due menù, uno da 135 e l’altro da 155 euro, dove tra l’altro i ricarichi sui vini sono spesso eccessivi, non dev’essere facile in tempi di crisi. Specie a Roma, piazza ad alta densità di locali che valgono la pena. Ma Anthony Genovese è uno chef dal tocco magico, tutti glielo riconoscono, specie le guide, che lo premiato ripetutamente (seconda stella della guida Michelin), cosa che non rende necessariamente simpatici. Insomma, almeno nel suo caso non si può parlare di calo della qualità. Eppure da qualche giorno girano voci poco rassicuranti sul futuro del Pagliaccio, naturalmente infondate.

Siete d’accordo, i gossip su questi tre ristoranti, sono nati per questi motivi? O c’è dell’altro? E cosa dovrebbero fare gli chef per difendersi?

[Fonti: YouTune, Kelablu, La madonnina del pescatore, Corriere Roma. Immagine: boston.com]