di Marzia Verona 28 Marzo 2012

Fanno notizia Devis Bonanni (soprannome Pecoranera) e i giovani che compiono una “scelta di vita” decidendo di tornare alla natura, così c’è chi scrive articoli su di loro, chi li intervista mettendo in risalto i perchè di questa decisione. Chi invece “nella natura” già è nato e cresciuto il più delle volte sceglie di restarci con un eroismo ancora maggiore di chi riceve tutti gli appoggi di una famiglia agiata che sostiene l’avventura del figlio acquistandogli casa e terreni.

Nessuno o quasi parla di ragazzi e ragazze che restano ad abitare in montagna o che scelgono la via dell’allevamento: un lavoro che contiene un’immensa dose di passione, perchè il legame con gli animali dev’essere profondo per non trovare costrittivo il vincolo che comporta: nessun giorno libero, nessun orario definito, i pregiudizi della gente per un lavoro da molti ritenuto “sporco”.

Dall’autunno 2010 ad oggi ho intervistato una novantina di giovani sotto i trent’anni al fine di raccontare le loro storie in un libro. Sono giovani allevatori, chi per tradizione, chi per scelta. Alcuni di loro hanno solo pochi animali per hobby, una passione che assorbe tutto il loro tempo libero e buona parte dei guadagni, altri invece stanno cercando di fare dell’allevamento un mestiere, pur tra mille problemi, vincoli, costi, burocrazia, difficoltà.

Si lamentano (e non a torto, visto l’incremento delle spese a cui non corrisponde un maggior valore dei prodotti), ma non demordono. Sono rimasta colpita dalla purezza delle risposte dei giovanissimi e dalla testardaggine di chi è più adulto e cerca con tutte le sue forze di resistere nonostante si renda conto di aver scelto una strada del tutto in salita.

C’è Edoardo, che non vede l’ora di finire la scuola per occuparsi solo più delle sue capre e si sente “come un animale che non vede l’ora di uscire dalla stalla per andare in alpeggio”.
C’è Roberta, infastidita dalla sorpresa della gente nello scoprirla allevatrice e malgara e vederla nello stesso tempo curata nell’aspetto e nell’abbigliamento.
C’è Francesco con il trattore parcheggiato davanti al condominio in periferia di Aosta.
C’è Marta che cercava altrove delle risposte che ha trovato solo tornando nella sua valle e dedicandosi all’allevamento delle capre ed alla caseificazione.
C’è David che fa il giardiniere e alleva capre nane, spera di poter aprire una fattoria didattica per insegnare ai bambini (ma anche ai genitori) cosa sono gli animali e da dove viene il latte, il formaggio, la verdura.
C’è Matteo che vuol diventare maestro di sci per avere un’attività integrativa invernale quando sarà maggiorenne e avrà l’azienda agricola con pecore di razza Sambucana.
C’è Marco che segue la sua mandria di bovini perennemente al pascolo, vivendo un una roulotte.
Ci sono Alex e Pamela che si sono conosciuti grazie ad una capra in fuga ed hanno poi deciso di diventare pastori nomadi.
C’è Alessandro che studia all’università e vende direttamente la carne dei suoi bovini, recuperando tutto ciò che agli altri non serviva più (macchinari, terreni scomodi da falciare) per costruire la propria azienda.

C’è chi sogna di trasformare l’azienda di famiglia dedicandosi all’attività agrituristica e chi semplicemente spera almeno di poter continuare così, ma trovando un compagno di vita con cui condividere lavoro e passione.

Sto scrivendo questo libro per loro, per dare una voce a questi ragazzi che spesso affidano a Facebook le loro perplessità e i loro problemi, sia lavorativi, sia personali. Sono giovani del XXI secolo, usano la tecnologia, ma hanno un profondo rispetto per la tradizione e per gli adulti che li hanno guidati nell’apprendere un mestiere: condurre gli animali al pascolo, caseificare, piegare un legno per farne un collare cui appendere una campanella.

Questo lo scrivo anche per tutti i loro coetanei, affinchè riflettano sul contrasto con le loro vite apparentemente più ricche di svago, di divertimenti, ma alla fin fine povere di soddisfazioni concrete.

[Crediti | Link: Pascolo Vagante, immagini: Marzia Verona]