Questa settimana diamo i voti a: Pepsi Cola, Andrea Scanzi, Punkreas, Enzo Vizzari, Gianluca Mech, Gino Sorbillo, Maurizio Zanella.

PEPSI (3)
Suggerimento per lo slogan delle prossime pubblicità Pepsi: “Così buona da resuscitare i morti”. Mi sembra in linea con l’idea di far rivivere Michael Jackson, scomparso quasi 3 anni fa, nei propri spot televisivi e in un’edizione speciale di lattine collezionabili. A fermare la multinazionale e gli avidi eredi non è bastato il ricordo dell’incidente capitato nel 1984, quando, durante le riprese di uno spot Pepsi a Los Angeles, i capelli di Jackson presero fuoco a causa di un attrezzo difettoso. Episodio al quale molti fanno risalire la dipendenza del cantante dagli antidolorifici. LUGUBRI. [America24]

ANDREA SCANZI (5)
Bello e impossibile ma eticamente inappuntabile il giornalista e scrittore Andrea Scanzi. Al punto che, leggere l’auto-promozione per la sua illustre comparsata al Porto Cervo Wine Festival, un’adesione al sistema festivaliero del vino fin troppo compiacuta per quel carrozzone, ha lasciato basito più di qualcuno. Un po’ di stile, che diamine! Di solito, chi fa le pulci a tutto e tutti gira al largo dalle adunate dell’establishment. NARCISO. [Il vino degli altri]

PUNKREAS (9)
Ritorna il punk. E riprende il vecchio ruolo anti-sistema del rock: chitarre, watt, ironia e protesta. Ritornano i Punkreas, storica band del punk nostrano, con “Polenta & kebab“, canzone che affronta con ironia il fenomeno leghista, raccontandone la triste parabola. E loro se ne intendono vista la provenienza (Parabiago, paesone dell’hinterland milanese ancora oggi amministrato dalla Lega). Il dubbio per il gastronomo è: polenta bianca o gialla? COMBATTENTI. [Repubblica]

ENZO VIZZARI (6)
Il direttore delle guide L’Espreso conquista attenzione scagliandosi contro la 50 Best Restaurants, classifica dei ristoranti migliori del pianeta sponsorizzata da San Pellegrino, incurante del fatto che nella giuria internazionale che assegna i riconoscimenti, la delegata italiana sia la giornalista Eleonora Cozzella, una delle sue più strette collaboratrici. E che a celebrare la “Fifty Best” su Repubblica sia Licia Granello, altra giornalista del gruppo Espresso. Cosa non farebbe Vizzari per compromettere la reputazione della classifica agli occhi del suo potente sponsor. TEMERARIO. [Gazzetta Gastronomica]

GIANLUCA MECH (4)
A pelle, e dopo averlo visto in Tv, confesso di non avere particolare simpatia per Gianluca Mech, l’imprenditore veneto che ha inventato la dieta tisanoreica. E di essermi intimamente compiaciuto nel leggere sul Fatto Quotidiano: “la tisanoreica porta a rapidi dimagrimenti attraverso una scorciatoia sbagliata che causa un forte squilibrio metabolico e i risultati sono destinati a svanire rapidamente nel tempo. Mentre dal punto di vista commerciale il metodo è un ottimo business”. Sempre fidarsi della prima impressione. ANTIPATICO. [Il Fatto Quotidiano]

GINO SORBILLO (10)
Le chiacchiere stanno a zero quando prende fuoco l’attività che ti fa vivere. Tra l’altro, la pizzeria di Gino Sorbillo è anche un simbolo della Napoli che prova a crescere libera dai tentacoli. Doloso o meno l’incendio, la grinta con cui Gino ha reagito preoccupandosi del futuro merità tutta la nostra solidarietà. E siccome con le mani in mano non ci sa stare, Sorbillo nel frattempo ha cucinato la pizza alla Torre del Saracino, il ristorante pluristellato del conterraneo Gennaro Esposito. INDOMABILE. [Repubblica Napoli]

MAURIZIO ZANELLA (4)
Il presidente del consorzio Franciacorta che invita a non usare il termine “bollicine” per i vini prodotti in Franciacorta, non rischia di sembrare ridicolo? Si può vietare l’espressione più diffusa per definire i vini con le bolle? E come di grazia, con un decreto legge? Qualcuno ha suggerito di piazzare un suggeritore in ogni ristorante che abbia in carta i vini del consorzio bresciano… lo sappiamo, le parole sono importanti. ESAGERATO. [Civiltà del bere]

commenti (9)

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  1. Avatar Giorgio ha detto:

    Giusto ieri mattina, mentre per me era l’ora del caffè, due distinti signori ordinarono del “Franciacorta” come aperitivo a sostegno della lettura del quotidiano. Non so perchè, ma mi è parso improvvisamente intelligente il consiglio del Sig. Zanella. D’altrone se il Franciacorta ha un gran deficit di “Awareness” sui mercati internazionali, non possiamo di certo aiutarlo se persino noi italiani continueremo a chiamarlo … Bollicine =)

  2. Avatar quinzi ha detto:

    Complimenti, avrei dato un punto in meno a Vizzari e a Scanzi.

    1. io uno in piu’ a vizzari, per una volta che uno si schiera anche “contro” il suo gruppo editoriale

    2. Avatar quinzi ha detto:

      Hai messo un dubbio,se è come dici tu ,glielo darei pure io

  3. Avatar MAurizio ha detto:

    Bollicine mi è sempre sembrato un termine “pediatrico/dermatologico” con un’intrinseca connotazione, se non dispregiativa, per lo meno “diminutiva” quando riferito a un vino.
    Però prima che Franciacorta assuma nel lessico quotidiano la stessa valenza che ha il termine Champagne, ne passeranno di bollicine sotto i ponti…

  4. Gran bella pagella! Soprattutto per i Punkreas…avevo 17 anni quando cantavano “un barbagianni che è da solo non può campare, ma se son 100 la civetta dovrà volare via!…”
    Mamma quanto tempo è passato.
    Per le bollicine invece, non ci sono più parole, tutte spese!

  5. Avatar Elvis ha detto:

    Ho seguito gli interventi di Zanella nella trasmissione “il Gastronauta”, con un Paolini che avrebbe fatto bene a ridimensionare le velleità di questo signore, anziché pilatescamente dare un colpo al cerchio e uno alla botte.
    Ma chi crede di essere?
    Oltretutto l’uso di “bollicine” è un modo easy per parlare in generale, oltretutto in alcuni wine bar sotto “bollicine” si propongono delle ottime etichette, di varia classificazione (Champagne, Franciacorta, trentodoc)…
    Meno spocchia.Please.

  6. Se il sig. Zanella vuole modificare i termini di riconoscimento degli spumanti ed in particolare quello del suo prestigioso vino, dovrebbe fare un buon investimento in comunicazione, dopo, ovviamente, aver trovato un nome sostitutivo.
    Se oggi si usa comunemente questo termine, è perchè ha “presa” tra la gente comune.
    Capire perchè ha questa presa, potrebbe essere un lavoro interessante svolto dal consorzio di tutela presieduto dall’illustre sig. Zanella.