di 11 Maggio 2012

La Milano da bere non la beve più, l’happy hour ha stancato. O meglio, l’happy hour non è più quello di una volta. Il grido d’allarme riecheggiava sul Corriere di ieri, edizione Milano, dove un campione di giovani cervelli in fuga esprimeva sentimenti agrodolci: “Ho trovato drink buoni in giro, ma a che prezzo? A Madrid ci sono posti dove la birra costa 1,50 euro e ti offrono un piatto abbondante di tapas. Qui ormai solo due patatine e un sottaceto, gli amici madrileni cui avevo parlato dell’happy hour milanese erano delusi”.

Drink cari e cibo in versione ridotta rispetto a qualche anno fa. Ma non tutti sono d’accordo: “Di Milano mi manca tanto l’happy hour, in Francia c’è l’aperitivo, che è diverso: l’oliva, la nocciolina, ma poi la cena è a casa. Ricordo quelle carrellate di buon cibo self service, abbondante, da sfamarsi, ai Navigli. E più mangiavi più potevi bere, con lo sconto”.

E poi, solo sul Corriere cartaceo, lo scrittore Alcide Pierantozzi marchigiano trapiantato a Milano, tra blacklist (il Cape Town sulla Darsena, “dove il buffet è un accozzaglia di patatine liofilizzate in una pentola di plastica dove tutti affondano le mani, con quattro grissini in croce e qualche pezzo di cetriolo ammuffito, tanto che verrebbe voglia di chiamare la Asl”) alternative sensate (l’Uragano, 500 metri più avanti, in via Pasquale Paoli, dove l’ora felice dura fino alle 2 del mattino e i prezzi sono più bassi”) e manciate di “hipster” o “radical chic” confermava che di happy, l’aperitivo milanese delle sei di sera non ha più nulla.

Bella, al solito, la lista di posti all’aperto del critico Valerio Visintin, con il Gogol and Company al numero uno (“è una libreria, è un bar, è un bistrot con selezione di affettati e di formaggi”) e citazione anche per il lussuosissimo hotel Bulgari (“cucina raffinata e prezzi stellari”).

Alla fine, l’elemento critico dell’happy hour sembrano i professionisti dello sbafo che in una spirale perversa non incoraggiano i gestori ad andare oltre le insopportabili patatine rinsecchite o le olive mollemente sedute in panca.

Per chi vuole mangiare di più è stato coniato uno dei più brutti neologismi della lingua italiana: Apericena. A questo punto meglio abolire il buffet e fare dei buoni cocktail accompagnati giusto da qualche stuzzichino, come succede al Nottingham Forest o al Rita’s. Perché l’altra variabile che è cambiata, nell’equazione dell’happy hour, è la coscienza gastronomica.

Roma capitale dello street food, con la pizza di Bonci, i trapizzini di 00100 e numerose altre alternative, dove è sempre possibile bere una birra artigianale di quelle giuste: dimenticare l’happy hour milanese non potrebbe essere più facile. La città dove persistono le code da Luini e Spontini dovrà aggiornarsi, è il mutamento della domanda che glielo chiede.

Meno abbuffarsi e più mangiare, meno ubriacarsi e più bere, meno happy hour e più cibo di strada, tapas, bistrot. Ma per i nostalgici dell’aperitivo Made in Milan, quali sono, oggi, i locali di riferimento dove trovare qualcosa più di pochi tristi vassoi di cibo scadente?

[Crediti | Link e immagini: Corriere Milano]

commenti (62)

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  1. Avatar Viola ha detto:

    mah…. non sono così d’accordo; secondo me i buffet sono nè più nè meno come qualche anno fa, non erano di grande qualità prima e non lo sono nemmeno adesso

    da Bulgari è vero i prezzi sono stellari, ma quello che c’è scritto nella foto non è del tutto vero: in pratica fai una vera e propria cena perchè continuano a portarti stuzzichini caldi e freddi, anche carne o tonno o risotto, che sono molto buoni, quindi quando esci è impossibile avere fame e hai mangiato molto bene; il prezzo 15 euro non mi risulta perchè il minimo è 18

    da Rita portano stuzzichini caldi o freddi secondo l’estro dello chef che sono molto buoni e tante verdure crude che secondo me per l’aperitivo sono il massimo

    da Gattullo mangi pizzette e quiche calde sempre buonissime e abbondanti (come da Bastianello, anche lì non proprio prezzi popolari)

    il cape Town, ci saranno tutte le lamentele del mondo, ma è sempre affollatissimo, tanto che la strada davanti si intasa completamente a quell’ora; così pure come il N’Ombra di vin (che a me non piace e ti propone davvero soo due pizzete e tre olive), ma è sempre “murato”

    mi sembra che ci si lamenti perchè l’aperitivo non è una cena a scrocco, ma secondo me non dovrebbe neanche esserlo!

    io non vedo nessuna crisi dell’aperitivo, anzi i locali sono tutti pienissimi; a milano vedo molta più crisi dei ristoranti che spesso sono mezzi vuoti

    penso che essendoci meno soldi da spendere e non volendo rinunciare a uscire, forse ci si butti sull’aperitivo con le aspettative di fare una vera e propria cena

    1. Avatar Mauro ha detto:

      concordo Viola, non sono mai stato un fan dell’happy hour, ma in alcuni locali milanesi e non (es Bulgari) c’è cibo di qualità, pasta, verdura cotta e cruda, risi, affettati, tutto acquistato senza fare economia.

      a 15-20€ difficile trovare locali con merce di pari qualità

      l’80 o forse più % degli happy-hour è roba da discount, ma basta evitarli

  2. Avatar gio ha detto:

    Quello che a Milano manca è lo street food, sarà per le condizioni climatiche, sarà per motivi culturali, ma dopo essere stata recentemente a Madrid mi sono resa conto di quanto siamo carenti sotto questo punto vista.
    Ma non solo street food, sento il bisogno anche di tutta quella categoria di locali tipo tapas bar, bistrot, etc, presenti un pò in tutta europa e da noi completamente assenti, posti dove se vuoi bevi qualcosa e mangi uno sfizio senza impegno e senza grossi esborsi.
    Da noi passi dal classico bar (dove per avere lo “sfizio” devi necessariamente transitare per l’happy hour) al ristorante apparecchiato, senza vie di mezzo.
    Le cose stanno un pò cambiando, fortunatamente, ma comunque a rilento, e comunque solo nelle grandi città. In provincia se vuoi mangiarti qualcosa di salato a metà mettina o un’omelette alle tre del pomeriggio fai prima ad andare a casa.

    1. Avatar Viola ha detto:

      d’accordo con te, il problema da noi è anche “culturale” perchè la gente (stranieri esclusi) è poco abituata a mangiare fuori dall’orario di pranzo e cena

      domenica scorsa alle 15, in centro a Milano, in un bar “siciliano” mi sono sentita rispondere che la cucina era chiusa; per cucina si intende che non facevano i panini (non pretendevamo un piatto caldo!) e per mangiare qualcosa tipo piattino di salumi e insalata siamo andati all’excelsior, ma la zona dove si mangiava, seppure fosse aperta, era completamente deserta

    2. Avatar Gio ha detto:

      Secondo me finora mancanza d’abitudine, ma al giorno d’oggi lo stile di vita é cambiato ed é decisamente offerta mancante. Vedi successo dei posti come Ham Holy Burger e via dicendo, ma siamo ancora troppo nello specializzato, quello che manca davvero é il bistrot “generico”, tipo Bar Magenta o Jazz Café, che assomigliano al concetto pur con tutte comunque le loro limitazioni.

  3. Avatar Claudio ha detto:

    Certo che parlare di cose che non si conoscono…
    …al CapeTown ci si va xke:
    1 – Sanno fare i cocktail
    2- Non vuoi sostituire la cena con un aperitivo
    3- Vuoi pagare per quello che bevi e non per vassoi di pasta scotta che probabilmente piacciono ai marchigiani
    4- Se vuoi mangiare qualcosa ordini ottimi toast e piadine.

    PS Cosa sono le patatine liofilizzate?

    1. Avatar Me Medesimo ha detto:

      A questo punto chiedo ai marchigiani di farci sapere se questa terribile offesa si fondata o meno….

    2. Avatar gio ha detto:

      Ma perchè proprio i marchigiani? così, per curiosità.

    3. Avatar Claudio ha detto:

      …..Alcide Pierantozzi marchigiano trapiantato a Milano,….

    4. Avatar Colon Irritato ha detto:

      Il Cape Town è uno dei pochi posti in cui l’aperitivo fino a poco fa costava 5 euro e il buffett è ricco, anche se disgustoso, ma questa è la mia opinione se ad altri piace resta comunque il fatto che possono farsi diversi piattini e bere e mangiare a 5 euro (oggi sei) cosa che oggi non è da disdegnare.

  4. Il cape town è uno dei migliori bar in città in materia di cocktail e materia prima usata per farli. A mangiare si va al ristorante o in pizzeria. Vogliamo poi analizzare il significato di Happy Hour inteso come aperitivo?

    1. Avatar gianluca ha detto:

      quotone. io odio gli happy hour dove paghi da bere il triplo per ripagare quei piattini e vassoi di pessimo cibo riscaldato e avariato.
      per me l’aperitivo è “bere qualcosa” e possibilmente buono e a un prezzo ragionevole, per mangiare vado al ristorante oppure torno a casa mia.

    2. Avatar Mauro ha detto:

      vogliamo dire Cavallaro che è strano voler fare bella figura proponendo molti piatti diversi, affettati, paste, risotti, verdure, quasi tutto di qualità infima.
      non è meglio ridurre l’offerta a poche ma selezionate vivande?

      Io penso che bastino due grissini, tre fette di un buon Langhirano e due mozzarelline a fare un signor aperitivo, ma che siano di qualità

    3. Avatar Nicola Cavallaro ha detto:

      Quoto. Ed e quello che stiamo cercando di fare a un posto a Milano, non c’è un buffet ma una serie di assaggi come alici sott’olio,salame e parmigiano, polpette etc ma sono tutti a pagamento così se vuoi solo bere non devi pagare il buffet (cosa ridicola a mio parere) e se hai fame c’e da sbizzarrirsi.

    4. Avatar Gio ha detto:

      E bravo! Come i tapas bar a Madrid! Quoto in pieno la formula, anche se secondo me la città piú pronta per la rivoluzione, purtroppo non é Milano, ma Roma. ( il purtroppo viene dal cuore… )

  5. Avatar Giuseppe ha detto:

    Ho notato che anche in questo post, siete riusciti a nominare Bonci.

  6. Avatar alda ha detto:

    Scusate…. ma chi non abita a Milano e dintorni cosa dovrebbe commentare a un post così?? Non si potrebbe parlare di questioni riguardanti lo Stivale?

    1. Avatar Claudio ha detto:

      CapeTown è una città del Sudafrica.

      Scusate è quando ci frantumate su Bonci, Gatte appetenti e co cosa dobbiamo dire?

    2. Avatar Fabrizio pagliardi ha detto:

      Alda …. Ma dove vivi??? L’aperitivo milanese lo fanno in tutto lo stivale purtroppo per noi. A Roma é pieno di posti con aperitivo al buffet.
      Non capisco perché voi milanesi non avete esportato l’abitudine di fare i cocktails come Cristo comanda invece di questa cagata.

    3. Avatar Mauro ha detto:

      i cocktails di Milano mi mancano, difficile davvero trovare altrove così tanti locali che fanno cocktail buoni, qui uno dei più bravi a imparati a farli a Milano

    4. Avatar Mauro ha detto:

      prima che qualcuno mi assalga, ho dimenticato una acca e sbagliato il genere del participio

    5. Avatar quinzi ha detto:

      Dovremmo arrivare ad un grado di comunicazione che non richiede queste precisazioni grammaticali.Perchè a nessuno è venuto in mente che tu non sappia scrivere e scrivere bene.E vale per tutti.

  7. Avatar alcol duro ha detto:

    all’aperitivo mi interessa bere bene e scambiare due chiacchere con gli amici, e magari conoscere gente nuova.

    non voglio piatti di pasta, buona o cattiva che sia, al massimo mi bastano due tartine.

  8. Avatar quinzi ha detto:

    E‘ ancora capace Milano di creare ,innovare .Di interpretare i tempi ,i mutamenti, e proporre qualcosa che prima non c‘era? E mentre una moda tramonta,il nuovo lo ontravedo in un solo posto, Un Posto A Milano.
    Che è qualcosa di più del solito ristorante.Anche un posto per sorseggiare un buon bicchiere di vino.

    1. Avatar marcomriva ha detto:

      Bravo! Al di là di “Un posto a Milano” io (e non solo) ho sempre più voglia non tanto del posto dove ci si abbuffa ma di bermi un buon bicchiere di vino ed un piattino contenuto di spuntini BUONI.

      Vedo sempre più locali muoversi in questa direzione. Francamente se sparisce il mega buffet al bancone non sono così angosciato (certo da studente non dicevo la stassa cosa).

    2. Avatar Viola ha detto:

      è molto una questione di età; anch’io preferisco bere e smangiucchiare qualcosa (magari in posto seduto dove non devi urlare per parlare) e mi fanno schifo gli happy hour con cibo al bancone dove tutti toccano, però da ragazzi secondo me sostituisce proprio la cena

      ho anche dimenticato due posti, le “Cantine Isola” (dove si beve super bene, in piedi) e la drogheria “la coloniale” (super ruspante, ma ti danno da mangiare cosine tipo nervetti che non sono affatto male)

    3. Avatar Gio ha detto:

      Hai ragionissimo, é questione di età, una volta all’aperitivo si andava per:
      1) cenare con poco
      2) bere
      3) farsi vedere
      4) rimorchiare
      Non necessariamente in quest’ordine.
      Ora per quanto mi riguarda l’aperitivo é tornato a essere un’aperitivo, semplicemente, e di conseguenza l’happy hour milanese non ha piú alcuna attrattiva.

    4. Avatar marcomriva ha detto:

      La differenza direi è che ora si può scegliere perché alcuni locali l’hanno capito che non c’é solo l’happy hour casinaro.

      Per cui direi evviva per i locali che l’hanno capito. Poi per l’happy hour anni 80-90 con buffet abbondanti ma qualità poca… vedremo, a me comuqnue non sembra poi così completamente tramontato…

    5. Avatar silvia ha detto:

      Consiglio a tutti “la Strada Vino Letteraio” in zona Bligny non c’è sovrapprezzo sulla consumazione per cui paghi sempre 5 – 6 euro a seconda di cosa bevi e ti portano un tagliere di salumi e formaggi di qualità dalle 18:00 alle 21:00.

    6. Avatar Gio ha detto:

      Scusa se puntualizzo ma il concetto di happy hour 80-90 non esiste proprio, perché fino al 93 circa il concetto di happy hour non esisteva proprio, comunque sicuramente non nei rucolosi anni 80

  9. Avatar tiberina17 ha detto:

    Concordo con i sostenitori del Cape Town: non l’aperitivo (inteso come stuzzicamenti gastronomici), ma i cocktail sono il vero motivo del giusto affollamento ogni sera.

    Per l’aperitivo buono, con influenze indiane, il Bhangrabar è imbattibile (cocktail analcolici meravigliosi). Una volta costava 6 euro…