di Massimo Bernardi 9 Dicembre 2011

L’impresentabile verità è questa: nel deserto di modelli comportamentali i giudici cattivi da talent show, meglio se tenebrosi e impenetrabili, sono i nuovi maestri. Da Carlo Cracco a Simon Cowell, il giudice paranoico e gradasso di “X Factor” inglese, la severità fa sangue e la disciplina seduce più dell’indulgenza. Specie il pubblico femminile. Genitori e insegnanti scansatevi, ora a saziare il nostro bisogno di essere guidati provvede lo chef burbero e un po’ aguzzino. Lo dice perfino Aldo Grasso.

L’ispirazione sembra venire dai media, specie il cinema con i vari Gordon Gekko, il finanziere di “Wall Street” e Miranda Priestley, caricatura di Anna Wintour, potente direttrice di Vogue America, nel film “Il diavolo veste Prada”.

E in parallelo con l’attrazione per i severi cresce la voglia di stage nelle cucine dei grandi ristoranti, requisito essenziale nella costruzione di uno chef dal futuro sperabilmente radioso. Lo farà anche Spyros Theodoridis, 37 anni, fresco vincitore del primo Masterchef italiano, atteso dal ristorante Combal.Zero dell’aristochef Davide Scabin.

Siccome però uno stage non è esattamente una passeggiata, qualcuno dica a Spyros di leggersi Francesca Barreca dei Fooders, che per Dissapore aveva rievocato un’esperienza formativa ma comunque dura.

“Allora che ti succede quando fai uno stage? Succede che parti da casa tua, te ne vai in un’altra città, con pochi soldi ma con tanti ideali e poi arrivi in un mondo in cui conti in base al tuo potere produttivo. Non sai che ti stanno facendo un favore ad averti fra i piedi in cucina, perchè effettivamente sei nuovo e sei un po’ come un cretino. Quindi sei supponente, prendi delle iniziative e le giustifichi dicendo: ”No, ma io avevo pensato che” ma vieni interrotto bruscamente dallo chef che ti dice: ”Tu non devi pensare, ci sono io qua che penso per te”.

Allora cominci a riflettere, credi che ti stiano sfruttando, che dalle 8 di mattina alle 2 di notte sia troppo lavoro. In realtà sei tu che ci metti più del dovuto a lavorare: quelle 40 cose che hai nella linea dovresti farle più celermente, così da recuperare tempo. Così succede che per correre come un dannato ti bruci, ti tagli, ti fai un male cane.

Poi arriva il giorno in cui fai tutto in meno tempo, ma proprio allora clo chef decide di farti fare il pranzo per la brigata, ma sei talmente stanco che non ce la fai, ti viene da piangere, stai cuocendo 4 cose diverse sul fuoco, due nel forno, mentre fai appetizer e aiuti ai secondi. Piangi mentre cucini, e lo chef ti urla: ”Porca vacca secondo te uno che spende quanto spendono quelli là fuori vuole vedere una che piange!? Girati dall’altra parte e fai uscire quei cazzo di risotti!”

Ad un certo punto, diciamo dopo sei mesi, in cucina sei una scheggia ma lo chef mette la quinta, dà gas e tenta il sorpasso: “Guarda così non si può continuare, veramente, ancora non riesci a inserire la pasta fresca nella linea. Non so che fare con te, sei sempre più lenta”.

Ti senti preso per il culo, non capisci, ma effettivamente sei davanti a qualcuno che ti ha fatto superare ogni giorno il tuo limite, quindi ti affidi completamente a lui: “Hai ragione, scusa. Ma ce la posso fare” E dopo altri tre mesi sei lì quando arriva un nuovo stagista, e ti rivedi in lui mentre dice “IO PENSO”.

Ora, guardiamoci negli occhi io e voi: è questo che attende Spyros dopo i famosi 15 minuti warholiani?

[Crediti | Link: Il Secolo XI, Corriere.it, Dissapore]