di Massimo Bernardi 18 Ottobre 2010
Le Grand Fooding a Milano

Eccosì, superando l’uggia dei piovosi weekend autunnali siamo andati a Le Grand Fooding di Milano. Dove abbiamo messo il segno di spunta?  ✔ Sulla dark room di Massimo Bottura (Osteria Francescana di Modena) che assistito dal caschetto da minatore cucinava al buio la “Lingua del mondo” — lingua di vitello con mostarda di mele e rafano — citando i racconti di Borges. ✔ Sulla “Dieta medievale” imposta da René Redzepi del Noma di Copenaghen (chef n.1 al mondo per la classifica “50 Best”) che mantecava 6 cereali con erbe selvatiche e sugo di calamari in foglia di acetosa. ✔ Sulle “Polpette di riso arrosto con nori” di David Chang, snodo della galassia Momofuku di New York. ✔ Sulla pizza destrutturata (“Shake pizza Margherita”) di Davide Scabin del Combal.Zero di Rivoli. ✔ Sulla “Noce di vitello con crema di fegato di baccalà ed erbe” del fascinoso Iñaki Aizpitarte, chef del bistrot parigino Le Chateaubriand. ✔ Sulla “Tartare di rognone alle ostriche di Carlo Cracco”. ✔ E per non farci mancare niente, sulla “Bombetta di maiale, vitello e frattaglie con pomodoro marinato…” basta così sennò finisce il post, di Aimo Moroni (Aimo e Nadia di Milano).

Eccerto, ✔ ci siamo adagiati sul prato indoor per armonizzare con i suoni di Nicola Guiducci del Plastic e i remix dei Crookers. ✔ Sebbene allergici, sporcarsi con i timbri-tattoo di Nicolai Lilin è stato un doveroso contributo alla causa.

Detto ciò: conclusioni? 25 euro spesi bene, contaminazioni, ironia, dj set, anticonformismo, bollicine, arti grafiche, cocktail e soprattuto, finger food buoni e numerosi. Qualsiasi cosa significhi “movimento culinario francese”, quello fondato nel 2000 da Alexandre Cammas, Le Fooding appunto, realizza eventi che vanno oltre il già sentito o il già mangiato.

Uuuhhh abbiamo scritto eventi. Questa è la settimana del Salone del Gusto 2010 di Slow Food, archetipo dell’evento gastronomico, specie di mondiale del cibo con dentro tutto, la bancarella e il megachef, il convegno impegnato e il ragazzotto sbronzo. Ci sono poi i congressi di cucina à la Identità Golose, ormai un tour itinerante per nuove rockstar (gli chef). Oltre a una costellazione di cene, incontri, adunate una la fotocopia dell’altra, difficilmente in grado di andare oltre i cliché mondani.

Chi è stanco delle regole cerca percorsi nuovi e suggestivi (ma senza rinunciare agli chef stellati e moltissimo mediatici) inventandosi cose nuove tipo Cook it Raw, Taste, pessima nell’edizione milanese, o appunto: Le Fooding.

Domandina per i lettori arrivati fin qui. Quale evento gastronomico preferite? Cose strutturate, saloni da decine di migliaia di visitatori o rendez-vous più leggeri e innovativi? Anzi, la vera domanda è: siete voi a dover creare l’evento per cui ormoneranno i gastrofanatici del futuro, cosa dev’esserci? E cosa va lasciato tassativamente fuori?

[Fonti: Salone del gusto, Identità Golose, Cook it Raw, Taste, Le Fooding, video: Monica Assari, immagini: Repubblica Milano]