di Prisca Sacchetti 8 Aprile 2010

Rinculando un istante, se la cosa può tranquillizzarvi volevo dire : “andando indietro nel tempo”, i più attenti di voi ricorderanno l’esplosione e poi la gestione della crisi da parte di Eataly, la catena di supermercati per gurmé indagata dal procuratore Guariniello dopo che un cliente ha trovato dei vermi (anisakis) tra le alici del reparto pescheria.

Riconoscendo a Eataly il titolo di “posto oltre il quale non c’è alcun meglio”, e valutandolo per l’attenzione ricevuta dai media, un modello di comunicazione, Dissapore ha seguito i due momenti praticamente in diretta.

La reazione è stata dignitosa, non dignitosadafarelastoriadelmarketing, dignitosa tipo: oh perbacco. Un’opinione condivisa dalla maggior parte dei lettori.

Ma oggi Eataly è tornata sull’argomento. Sempre in linea con i testi sacri del marketing però ‘stavolta anche con gli stereotipi, il “più grande mercato enogastronomico del mondo” è ricorso al testimonial famoso. Una soluzione non proprio originale.

Tra l’altro, curiosamente, la scelta è caduta su due chef penalizzati dalle guide, o che si dice, non attraversano il loro momento migliore: Moreno Cedroni e Carlo Cracco.

E’ una mossa pubblicitaria che vi convince? E gli chef-testiomonial vi sembrano credibili? Notate tra l’altro, che anche per Eataly, come per gran parte della stampa, la sola guida che merita la citazione è la Michelin (“2 stelle Michelin”).