di Massimo Bernardi 14 Maggio 2012

Quando sabato scorso si è diffusa la notizia di un articolo scritto per D (La Repubblica) dalla temibile penna della scrittrice Guia Soncini, la gastrocrazia, o almeno la sua dépendance italiana, ha iniziato a tremare. A chi sarà toccata questa volta? Hey, nessuno può dirsi al riparo dalle vivisezioni della più saccheggiata (da Dissapore) giornalista italiana. Ecco il motivo per cui abbiamo pensato di elencare persone e cose citate nel suo ormai famoso articolo su “l’ultima e già inflazionata e stucchevole tendenza in rete (prima furono le single, poi vennero le cronache sulla maternità, e ora un food blog non si nega a nessuno)”.

P.S. Spoiler: chi si aspetta graffi e morsi a metà tra una gatta e un cobra resterà deluso.

Balthazar: Molti anni fa passai una mezz’ora del mio compleanno in piedi in un angolino del minuscolo ingresso di Balthazar: la persona che mi aveva invitato a pranzo non mi aveva svelato di aver usato il numero riservato; avendolo avuto di straforo da qualcuno abbastanza importante da stare nella lista, aveva dovuto prenotare a nome di questo qualcuno, e io mi ostinavo a dare il vero nome del mio commensale a un’assegna tavoli sprezzante.
Benvenuti a tavola: (La gastrocrazia è multimediale). Canale 5 manda in prima serata Benvenuti a tavola, fiction su due cuochi che sognano la stella Michelin.
Bolognese Al: in Italia i famosi mangiano nei posti sbagliati: le cronache mondane li danno al Bolognese o in altri luoghi in cui vai per sederti vicino a una valletta o a un sottosegretario, ma certo non fotografi i piatti. E’ un’esperienza a metà e non è la metà migliore.
Bottura Massimo, Osteria Francescana e Davide Oldani, D’O: Alla libreria Mondadori di piazza del Duomo a Milano, per trovare un volume di Massimo Bottura (chef dell’Osteria Francescana di Modena) o di Davide Oldani (del D’O) bisogna scansare le file di cuochi tv e celebrità con velleità culinarie.
Clerici Antonella, Gori Giorgio, Parodi Benedetta: Di recente Antonella Clerici ha raccontato di aver proposto a Giorgio Gori, nel 2000, un programma di cucina e di essersi sentita rispondere che la cucina in tv non avrebbe funzionato.
Dahl Sophie: (Alla libreria Mondadori in pizza del Duomo a Milano) Ben esposta c’è persino Sophie Dahl: chi meglio di un ex modella grassa, poi diventata modella magra, può spiegarci i piaceri del cibo?
Foodies: I sempre più numerosi venti-trentenni che investono una parte consistente del loro budget sperimentando ristoranti, in una New York che pullula di mete gastronomiche.
Gramercy Tavern
Harry ti presento Sally: nel 1989 l’inizio della gastrocrazia fu sancito, distrattamente, in un inciso della sceneggiatura di Harry ti presento Sally: erano seduti a tavola e Carrie Fisher stigmatizzava quella nuova tendenza culturale: ‘I ristoranti per gli anni Ottanta sono ciò che il teatro era per gli anni Sessanta’.
Gastrocrazia: E’ cominciata a New York. E’ cresciuta a dismisura in tv. E’ diventata un’estetica, una religione sociale, ma soprattutto ‘un’esperienza’.
Italia: Il luogo che si picca di aver inventato la gastronomia.
Jacobs Marc e Johansson Scarlet: I ristoranti di Manahattan possono contare sui turisti attratti dal tavolo con vista sul brunch di Marc Jacobs o sull’hamburger con cipolla caramellata di Scarlet Johansson.
Masterchef: La gastrocrazia è multimediale. Sui newsmagazine, che fanno inchieste dietro le quinte di Masterchef (talent show culinario) come una volta le facevano ai provini del Grande Fratello.
Masterchef 2: (Alla libreria Mondadori in pizza del Duomo a Milano) Ben esposti ci sono vincitori di Masterchef e conduttrici del pomeriggio, tutti col loro bravo libro di ricette.
Mondadori libreria: L’ultimo piano della libreria Mondadori in piazza del Duomo a Milano, è dedicato al cibo: da una parte cuochi che si esibiscono in corsi di cucina, dall’altra scaffali in cui sono esposti libri di cuochi televisivi.
McNally Keith e Meyer Danny: A New York, coloro che mangiano con una certa regolarità in ristoranti di un certo prestigio dicono ‘andiamo da Keith McNelly’ o ‘andiamo da Danny Meyer’.
McNally Keith 2: Il proprietario di Balthazar, di Pastis, della Minetta Tavern e di altri posti è l’inventore del numero riservato, che viene dato solo a clientela d’un certo prestigio cui si vuole assicurare un tavolo sempre.
Meyer Danny 2: Il mese scorso, il proprietario della Gramercy Tavern , del Modern, dello Union Square Cafè  ha esposto al Wall Strret Journal la sua regola in due brutali parole: sangue fresco. ‘I clienti abituali muoiono. Divorziano. Traslocano. Diventano clienti fissi di altri posti’. Serve ricambio.
New York: Un posto dove non esistono cuochi: esistono proprietari.
New York 2: il luogo che ha fatto della gastronomia una tendenza culturale.
Paltrow Gwyneth e Stipe Michael: i ristoranti di Manahattan possono contare su turisti attratti dall’idea di cenare accanto a Gwyneth Paltrow e Michael Stipe.
Romito Niko e Sultano Ciccio: In Italia, chiedere a qualunque buongustaio di indicare i primi 5 chef da cui vorrebbe mangiare significa non sentirsi dare indirizzi di Roma e Milano. I più citati sono nella sperduta provincia abruzzese (Niko Romito) o fuori Ragusa (Ciccio Sultano).
Venier Mara e Volo Fabio: Vi umiliereste per ottenere un tavolo un tavolo in un ristorante in cui abbia priorità sulle prenotazioni Mara Venier o Fabio Volo?
Vissani Gianfranco: Per avere uno straccio di cuoco televisivo abbiamo dovuto aspettare gli anni Novanta.

[Crediti: Link e immagine: D, La Repubblica]