di Lorenza Fumelli 3 Gennaio 2011

E’ possibile ingoiare un carciofo intero, crudo e con tanto di spine? Se siete medici cubani, evidentemente sì. E’ successo al dottor Arturo Carvajal in visita a Miami il quale, dopo una notte di terribili dolori addominali, ha fatto causa a un ristorante del posto, lo Houston’s Restaurant, sostenendo che a Cuba i carciofi non si sono mai visti e che una spiegazione del cameriere sarebbe stata necessaria. Domanda per noi che guardiamo con sospetto gli stravaganti frutti esotici, specie da quando ci viene detto che sono inquinanti oltre ché costosi. Ma se tra quella frutta e verdura si nascondesse qualcosa di così spendidamente  gustoso come il nostro carciofo? Qualcosa buono al punto da giustificare lo strappo ad ambiente e portafoglio? Ho gugolato un po’ ed ecco i risultati.

La Carambola. E’ un frutto di color giallo-arancio, la sua caratteristica principale è la forma: tagliandone una fettina si ottiene la bella stella a cinque punte che spesso troviamo come decorazione su cocktail o dolci. Viene coltivato in India, Sri Lanka e Isole Molucche, la tipologia esportata in Italia ha un gusto dolce, un misto di prugna, limone e ananas. Si può usare nelle insalate, per farne dei canditi e il succo viene usato nella miscelazione e per ottenere ottimi distillati. Nei Paesi d’origine viene utilizzata contro la nausea, la tosse, l’insonnia, l’ipertensione e il diabete.

Pitahaya. Frutto del Dragone è il suo secondo nome e guardando la foto è facile capire perché: buccia spessa di colore rosso e piccole foglie grasse e verdi che sembrano squame. Proviene dalla Colombia e ha origini vietnamite, la sua pianta è un cactus i cui fiori bianchi si aprono solo di notte e durano per un unico giorno. Prima di maturare è verde e coperto di spine piccole e affilate. La polpa interna è dolce e delicata, adatta ad essere mangiata direttamente con il cucchiaio come dessert o per preparare bevande, la più famosa si chiama “agua de pitaya”. Ricco di sali minerali ha un effetto leggermente lassativo.

Tamarillo. Originario del Sud America, viene coltivato soprattutto in Nuova Zelanda e in Europa ha fatto il suo ingresso già dall’Ottocento. Questa piccola bacca rossa ha una forma ovoidale e un particolare sapore agrodolce simile al pomodoro. Viene utilizzata principalmente in pasticceria.

Mangosteen. Nonostante il nome, questo frutto con il mango c’entra poco. E’ originario delle Isole della Sonda e Molucche e si presenta con una buccia dura e legnosa che nasconde una polpa bianca cremosa, ha anche dei grossi semi a forma di fiore. I pochi che hanno avuto l’occasione di assaggiare questo frutto, raccontando di un sapore straordinario, un trionfo di esotico che ricorda la banana e il lampone.

Jicama. La Jicama è la radice di una pianta rampicante che può raggiungere i 5 metri di altezza. L’esterno è di colore giallastro, mentre il suo interno è chiaro, simile a quello delle pere. Il sapore è dolce e ricorda la mela, viene consumato crudo e condito con sale e limone o insaporito con il peperoncino. Si usa anche per zuppe, macedonie o in alternativa alle patatine fritte. Viene coltivato i Sud America ed è molto usato nella cucina Messicana. L’unica parte commestibile è la radice stessa, il resto della pianta è fortemente tossico, anche usato come insetticida.

Gombo. E’ una pianta tropicale originaria dell’Africa, anche conosciuta come Okra. Cresce fino a raggiungere i 2 metri di altezza e i suoi frutti verdi hanno una forma conica piramidale. E’ famosa anche per la bellezza dei suoi fiori. I frutti vengono raccolti al massimo entro 8 giorni dalla fioritura altrimenti diventano fibrosi, utilizzati infatti come fibra tessile. Il sapore è simile a quello degli asparagi e vengono cucinati nei modi più disparati, ad esempio: fritti, stufati con il pomodoro, come parte di una zuppa o conservati in salamoia.

Kiwano. Questo frutto originario del Sud-Africa viene coltivato anche in Italia ma la principale produttrice è la Nuova Zelanda. Quando è maturo, il colore da verde diventa giallo-arancio e la superficie della buccia piena di protuberanze ne fa un frutto molto decorativo. La polpa è verde e gelatinosa, piena di piccoli semi commestibili. Il sapore è agrodolce, a metà tra limone e banana, si può mangiare al naturale, direttamente con un cucchiaino ed è perfetto come antipasti insieme ai frutti di mare. La polpa si utilizza anche per la miscelazione. Contiene molta vitamina C, calcio e potassio.

Quanti ne conoscete voi di bizzarri frutti esotici? Ce n’è uno che avete assaggiato e che vorreste portare sulle nostre tavole infrangendo le regole dell’etica ambientale?

[Crediti | Link: Guardian. Immagini: Google]