di Massimo Bernardi 5 Marzo 2012

All’inizio, quando l’espressione “ristoranti griffati” non esisteva, gli chef si lamentavano indignati: “questi ci rubano il lavoro”. Si riferivano a sarti, stilisti o celebrità ad altro titolo fatalmente attratti dall’investimento in un ristorante. Avessero continuato sarebbero stati sconfitti dalla storia. Invece si sono interrogati sul concetto di visibilità (dallo cheffese all’italiano: consulenze ben retribuite) e finito di strepitare hanno imparato la lezione.

Non che il binomio celebrità-chef rampante sia necessariamente una strada sicura, basti pensare al flop del Gold di Dolce & Gabbana a Milano, o all’estero, del Fashion Café delle ex top Claudia Schiffer, Naomi Campbell e Elle Macpherson, del Planet Hollywood di Sylvester Stallone, Arnold Schwarzenegger e Bruce Willis e pochi giorni fa del Madidi, il ristorante succhiasoldi che l’attore Morgan Freeman è stato costretto a chiudere. Ma ci sono casi più fortunati, come il patinato Trussardi alla Scala di Milano, che ha felicemente fagocitato il talento del predestinato, il 42enne chef Andrea Berton.

Caso più fortunato almeno in apparenza.

Settimana scorsa, in un paio di siti gastronomici circolavano rumor sulla possibile rottura tra l’iconografica griffe e il cuoco di San Vito al Tagliamento, forzato a un riposo di 15 giorni per “valutare il da farsi”. E mentre tra gli attovagliati di ogni ordine e grado furoreggiavano sms interrogativi, ieri in serata è arrivata la conferma.

Berton fatti più in là, Trussardi ti sostituisce con i fratelli Enrico e Bobo Cerea, proprietari di Da Vittorio, ristorante tre stelle Michelin a Brusaporto (Bergamo).

Naturalmente il problema non è un rimpiazzo forzato. Ciò nonostante la sostituzione apre qualche interrogativo.

Trussardi e Andrea Berton: chi ha detto basta a chi?

Chef e ristoranti griffati ansiosi di successo: a chi conviene e a chi no?

Come fanno i fratelli Cerea a dividersi tra un ristorante tre stelle Michelin e un altro che aspira allo stesso traguardo? Chi cucina dove?

Enrico Cerea, al pari di Andrea Berton, fa parte del gruppo poco felicemente chiamato “I Cavalieri della Cucina Italiana”, che, tra l’altro, “si prefigge la tutela del mestiere di cuoco”. E’ sicuro di aver rispettato i principi sottoscritti?

A voi la parola.

[Crediti | Link: Kataweb, Scatti di Gusto, Gazzetta Gastronomica, Marchi di Gola, L’Espresso Food&Wine. Immagine di Andrea Berton: Monica Assari]